«Tra un applauso e una risata, preferisco sempre la risata. Il primo è un piacere egoistico, l’altro un attimo condiviso». Quello di Ghemon, al secolo Giovanni Luca (per tutti Gianluca) Picariello, 44 anni, è un salto mortale ad altissimo tasso di difficoltà. Breve riassunto: esordi da rapper, poi un successo da cantautore culminato a Sanremo 2019 con Rose viola, gioiello di canzone contemporanea, poi un altro Sanremo molto deludente, una crisi artistica e la decisione di cambiare strada per dedicarsi alla carriera di stand up comedian. «Ai tempi di Rose viola la mia situazione era ottima: stavo uscendo da una lunga depressione, ma avevo anche smesso di prendere farmaci ed ero ormai fuori dal buio. Proprio nel periodo più difficile mi sono reso conto che l’unica cosa che mi dava sollievo era guardare gli spettacoli di stand up comedy».
Nel 2021 Ghemon è to…
«Tra un applauso e una risata, preferisco sempre la risata. Il primo è un piacere egoistico, l’altro un attimo condiviso». Quello di Ghemon, al secolo Giovanni Luca (per tutti Gianluca) Picariello, 44 anni, è un salto mortale ad altissimo tasso di difficoltà. Breve riassunto: esordi da rapper, poi un successo da cantautore culminato a Sanremo 2019 con Rose viola, gioiello di canzone contemporanea, poi un altro Sanremo molto deludente, una crisi artistica e la decisione di cambiare strada per dedicarsi alla carriera di stand up comedian. «Ai tempi di Rose viola la mia situazione era ottima: stavo uscendo da una lunga depressione, ma avevo anche smesso di prendere farmaci ed ero ormai fuori dal buio. Proprio nel periodo più difficile mi sono reso conto che l’unica cosa che mi dava sollievo era guardare gli spettacoli di stand up comedy».
Nel 2021 Ghemon è tornato all’Ariston con Momento perfetto, ma le cose non sono andate come nella precedente esperienza: «Quando fai tre Sanremo (uno da ospite di Diodato e Roy Paci, ndr) e due dischi con la pandemia in mezzo ti senti svuotato. I contratti erano scaduti ed ero molto stanco del rapporto con la discografia: volevano cambiarmi, mentre io ho difeso strenuamente il mio modo di essere artista. Mi consigliarono di farmi affiancare da un autore, perché dopo tanti dischi non sei più una novità. Il mio amore per la scena comica era già scoppiato nel 2012, quando avevo assistito a uno show negli Stati Uniti. E poi per me il cazzeggio è sempre stato un elemento fondamentale, nella vita e nel rapporto con i miei compagni di lavoro». Quindi comicità sia, scelta nemmeno troppo spiazzante per un artista caparbiamente fuori schema: «Credo sia un’esigenza. Ci sono strade più semplici e altre meno, la vera bravura sta nel tenere tutto in equilibrio».
I primi passi della nuova carriera in Italia («Ho avuto paura di restare ostaggio del mio ruolo di cantante, la domanda più frequente era: “quando fai un altro disco?”»), poi lo sbarco in America con esibizioni in inglese: difficoltà tripla. «Ho fatto un atto di fede, mi sono tappato il naso e mi sono buttato. Era un mio sogno da sempre, è stata la mia compagna a convincermi. Il livello negli Usa è molto più alto, è una scena nata lì, negli ultimi sei mesi mi sono esibito cento volte. Qui non devi vergognarti di niente, non ti giudicano per il tuo passato, ho ricominciato da capo, localini vuoti, scuole di improvvisazione, per fare questo ho dato via oggetti personali, il mio studio di registrazione, ho investito tutto. Le sere in cui non rideva nessuno tornavo a casa e piangevo. Ma il lavoro duro paga».
Ghemon, oltre Sanremo: "Non mi piace il rap misogino, adoro far ridere con la stand up comedy"
Come sempre l’aiuto degli amici si rivela fondamentale: «A New York ho incontrato Francesco De Carlo, mi ha spiegato tanti meccanismi della scena americana. Ci siamo fatti compagnia, mi ha fatto sentire molto meno solo». E nel momento in cui stava pensando di tornare in Italia, con tanti post sui social in cui manifestava le sue inquietudini, è arrivata la proposta del comico finlandese Ismo, una vera star negli Usa, che gli ha proposto di aprire i suoi spettacoli: «Mi ero esibito nei “peggiori bar”, ma ho capito che ho più timore quando canto, mi sento più nudo, mentre con le parole mi sento davvero me stesso». A fine novembre torna in Italia con lo spettacolo La prima volta, l’ultima volta, l’unica volta: «Nessuna canzone, mi sento uno stand up al 100%. Però ai fan posso dire, citando Boris, che dalla musica si esce solo da morti».