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Antonacci, la magia di Pompei e il nuovo disco. “Sono un cantautore baciato dal pop”

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L’album “Mustang” esce il 25 settembre mentre l’artista conquista il Teatro Grande dell’area archeologica tra musica, candele e un grande successo di pubblico. Gli omaggi a Gino Paoli e a Pino Daniele, la collaborazione con Sayf. “Sanremo? Ci andrò quando avrò una grande canzone per piangere o per ballare”
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POMPEI – "A Sanremo per ora non vado, ci andrò quando avrò una grande canzone per piangere o per ballare. E dovrà far piangere molto o ballare molto, e in questo momento non c'è, dovrà essere una canzone capace di affrontare il giudizio, perché anche se non tutti lo dicono, a chiunque importa il giudizio". Biagio Antonacci non c'è per ora nell’elenco del nuovo Festival targato Stefano De Martino. Il cantautore milanese, 62 anni, lo annuncia dal Teatro Grande di Pompei dove è in tour e, introdotto dal direttore del Parco del Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, racconta il suo nuovo album Mustang, in uscita il 25 settembre per la sua etichetta Iris (distribuito da Epic Records/Sony Music Italy). Antonacci si esibisce per ben dieci date a Pompei, fino al 4 ottobre. Da qui venerdì 25 settembre sera farà un minuto di silenzio per Andrea Moretti, l'operaio di 22 anni morto mentre lavorava al Colosseo. L'artista sta facendo ballare e cantare i suoi fan al Teatro Grande, volteggia, …

POMPEI – "A Sanremo per ora non vado, ci andrò quando avrò una grande canzone per piangere o per ballare. E dovrà far piangere molto o ballare molto, e in questo momento non c'è, dovrà essere una canzone capace di affrontare il giudizio, perché anche se non tutti lo dicono, a chiunque importa il giudizio". Biagio Antonacci non c'è per ora nell’elenco del nuovo Festival targato Stefano De Martino. Il cantautore milanese, 62 anni, lo annuncia dal Teatro Grande di Pompei dove è in tour e, introdotto dal direttore del Parco del Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, racconta il suo nuovo album Mustang, in uscita il 25 settembre per la sua etichetta Iris (distribuito da Epic Records/Sony Music Italy). Antonacci si esibisce per ben dieci date a Pompei, fino al 4 ottobre. Da qui venerdì 25 settembre sera farà un minuto di silenzio per Andrea Moretti, l'operaio di 22 anni morto mentre lavorava al Colosseo. L'artista sta facendo ballare e cantare i suoi fan al Teatro Grande, volteggia, si muove come un fachiro sul palco illuminato da candele, con un show che diventa un coro collettivo, per un pubblico quasi all'ottanta per cento femminile, in scaletta dagli ultimi pezzi a Se è vero che ci sei, Convivendo, Non è mai stato subito, Coccinella piano e voce, Pazzo di lei, Sognami e Liberatemi. A Pompei, e durante tutto il tour estivo, 42 date e 90 mila spettatori, arriva l'omaggio a Gino Paoli con l'aggiunta di un altro tributo, quello a Pino Daniele con Anima: "Non l'ho neanche provata molto - dice con il cappellino alla rovescia - ho improvvisato, sono cresciuto con questa canzone da ragazzo, l'ho voluta fare per Pino, qui nella sua terra".

Antonacci, partiamo dal nuovo album, Mustang, un cavallo ribelle: come mai questo titolo?

"Quando ero adolescente mi chiamavano tutti Mustang nel mio paese, Rozzano. Un cavallo pazzo, giocavo male a pallone anche se ci giocavo ugualmente, suonavo bene la batteria, andavo in moto, facevo le impennate, spaccavo le biciclette. Eh sì, ero diseducativo: se i miei figli facessero quello che facevo io potrei morire, ma loro sanno che non si fa perché hanno un padre che le ha fatte, non vorrebbero mai rovinare l'equilibrio che, grazie a Dio, finora hanno. A Rozzano mi dicevano "tu hai la testa troppo libera", così per il mio 17esimo album mi sono messo in testa la testa di cavallo (e la indossa materialmente nel video, ndr). In effetti le cose più belle le ho fatte quando non avevo la testa di Biagio ma avevo la testa altrove. E' bello che quest'anima non venga addomesticata, nonostante le responsabilità e gli impegni".

La copertina del nuovo disco di Antonacci, "Mustang" 

Nel disco il suo cantautorato, i ritmi latini che ama da sempre e la collaborazione con un giovanissimo, Sayf, nel brano "Spirituale": come nasce il duetto e quel verso sul gol di Diego Maradona?

"A casa mia ho uno studio cantina dove compongo e registro, mio figlio Giovanni che fa l'editore e lavora con suo fratello Paolo, autore, lui un giorno mi porta questo ragazzo che voleva conoscermi, Sayf, che doveva ancora fare Sanremo. Il brano era pronto, avevo lasciato un po' di spazio per qualche strofa proprio perché volevo cantarlo con un giovane. Allora ho detto a Sayf: scrivi la canzone con calma, poi torni la settimana prossima, e lui "no, no, io la scrivo adesso". Ha preso il telefonino, ha scritto il pezzo, tutta la strofa l'ha scritta lui. Quando ho sentito dire un gol di Diego sono impazzito, un po' per l'amore di Napoli, un po' per Diego che ho conosciuto e mi sono detto "lo voglio con me in questa avventura". Sayf è un ragazzo molto bravo, tenero, semplice, quando l'ho conosciuto ho rivisto il Biagio da giovane che doveva ancora andare a Sanremo».

A proposito del Festival, ha raccontato al pubblico di Pompei che quando è andato la prima volta nel 1988 da geometra a Sanremo Giovani poi è tornato da solo in treno e neanche la riconoscevano, oggi invece con i social non sarebbe successo...

«Oggi invece è tutto veloce, appena si va a Sanremo poi tutti ti conoscono. Noi quando eravamo giovani pensavamo a domani. Oggi loro pensano solo a quello che sono oggi, al risultato di oggi. La canzone nasce oggi, tra quattro giorni esce. Un tempo la canzone nasceva oggi ma usciva dopo due mesi perché dovevi riascoltarla, dovevi essere sicuro, non c'era quell'istinto che loro hanno».

Biagio Antonacci canta "Anima" di Pino Daniele. L'omaggio dal live di Pompei

Ed è cambiato anche il modo di essere cantautori.

«Come cantava Edoardo Bennato, un mio mito vero, che vidi a San Siro nell'80. Essere cantautore significa prendere una chitarra e cantare quello che hai scritto, e se va via la corrente io canto ugualmente, è successo a me a Tindari, dove ho cantato lo stesso, ho preso un megafono e mi sono messo a cantare. Il cantautore canta quello che scrive e sente, oggi ci sono produttori come Juli che è giovane ma è all'antica. Olly e Juli sono dei cantautori, così come lo è Ultimo, è un grande cantautore, ha fatto anche il rapper, ha fatto tutti i generi, ma poi si siede al piano e canta le sue canzoni. Io sono rimasto così, eppure una cosa strana c'è...".

Cosa?

"Non mi vedo mai citato tra i grandi cantautori della musica italiana, sono cantautore, sono autore, ho scritto successi internazionali anche per altri, dicono sì sì, è un cantautore, scrive canzoni d'amore, non ho mai capito. Forse perché ho avuto tanto successo nel pubblico, è stato anche un po' per questo, perché sono diventato pop".

Un po' di snobismo verso il pop?

«Può darsi... ma invece il cantautore compone, suona, andrebbe anche sostenuto, difeso».

Antonacci, è un tour che ha fatto nei luoghi storici e raccolti dal Teatro Greco di Tindari a Messina al Teatro Grande di Pompei. In questo mondo di social e intelligenza artificiale, ha cercato il contatto sempre diretto col pubblico, anziché gli stadi?

"Amo conoscere i territori, le persone che li abitano, all'Anfiteatro Romano di Lucera in Puglia ho ritrovato i profumi della terra di mio padre e poi amo quel contatto col pubblico, dargli le strofe e loro che cantano con me e poi succede la magia come qui a Pompei, quando l'altra sera due ragazzi venuti dall'Ungheria, proprio in quell'angolo lì del Teatro Grande si sono scambiati la fede, lui le ha chiesto di sposarla durante il concerto. Pompei è un luogo pazzesco che ho conosciuto con la musica, ancora prima che con la scuola, ho scoperto l'Anfiteatro dove ho suonato tre anni fa quando a 9 anni ho ascoltato i Pink Floyd".

Ancora Sanremo. Quest'anno lo condurrà un brillante entertainer under 40, Stefano De Martino: cosa ne pensa?

"De Martino mi colpì già tanti anni fa, durante una conduzione in piazza a Roma, lui prenderà Sanremo con la passione e con il cuore, e questo mi piace. Cercherà di rinnovare il festival, e lo sta facendo anche con la serata dedicata all'Eurovision Song Contest. C'è attesa anche da parte mia per capire come sarà".

Come in tutto il tour, ha omaggiato Gino Paoli a Pompei cantando "Una lunga storia d'amore". Avevate qualche progetto in cantiere?

«Gino era una una persona affascinante, qualche anno fa volevo cantare con lui Eternità che è nel mio album Convivendo, ho immaginato la sua voce su quelle parole, lo dicevamo anche con sua moglie Paola, una persona deliziosa, ma poi passa il tempo e le cose non si fanno. Le cose vanno fatte quando le pensi, come dico nei miei concerti, non quando speri di poterle fare, gli anni passano. C'è stato l'ultimo saluto con Gino a pranzo a casa sua l'anno scorso, ed è accaduta una cosa meravigliosa: mio figlio piccolo adora la sua canzone La gatta, Gino gliel'ha sussurrata, io emozionato non ho pensato a filmarli, non si deve filmare tutto. Tengo quel ricordo per sempre dentro di me. A 62 anni ho imparato che non si deve stare bene domani o ieri, si deve stare bene oggi".

Nel nuovo disco canzoni che rappresentano Antonacci al cento per cento, da “Vivere con un'idea” a “Facile”. Lei come vive il tempo che passa?

"Il tempo devi averlo dalla tua parte, non puoi far finta di fotterlo, il tempo non si fotte, come non si fottono le anime. Poi si possono raccontare certe bugie nell'arte, come mi diceva Lucio Dalla che sulle bugie ci ha fatto un album. Le belle bugie aprono scenari, che tu sia un regista, uno scrittore, un cantante".

A Pompei ha cantato "Anima", omaggio a Pino Daniele con il quale ha collaborato.

"E la canterò ancora, sono cresciuto con quella canzone, la devo preparare ancora meglio, la devo provare. Pino è eccezionale, è stato il più internazionale di tutti. La nostra One Day è nata una sera a cena da lui, quando Ferdinando Salzano ci ha fatto incontrare. Prendo la chitarra e canto: One day, one day, non sarà certo perfetto, e lui continua subito con dimmi cos'è successo. Quando ho sentito la sua voce in falsetto, volevo piangere".

Siamo a Pompei, a due passi da Napoli, una fabbrica di artisti: con chi canterebbe tra i nuovi napoletani?

"Sono innamorato di Geolier, è un ragazzo normale, non ha l'atteggiamento di quello che ha avuto tutto quel successo, mi piace che lui si stupisca ancora di tutto questo amore del pubblico, fa numeri incredibili, che non basta, ci vuole la costanza, la presenza, prima di lui c'è stato Nino D'Angelo e tutti i neomelodici, poi Pino che ha portato l'internazionalità nella scuola musicale partenopea e Gigi che è diventato un punto di riferimento per la musica. Napoli non ha mai fatto annoiare nessuno. E poi proprio Gigi D'Alessio mi dice che io so' più napoletano di lui e un motivo c'è: mia madre, dopo il viaggio di nozze a Bari, desiderava vedere Napoli. La leggenda narra che io sia stato concepito in una pensione a Castel dell'Ovo".

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