LONDRA – Se Ken Loach girasse un musical, e sapesse pure cantare, il risultato sarebbe probabilmente simile a The last ship (L’ultima nave), lo spettacolo ispirato, composto e interpretato da Sting, che ha avuto la sua inaugurazione mercoledì sera al Royal Drury Lane Theatre di Covent Garden. Lotte operaie in un cantiere navale del nord-est dell’Inghilterra minacciato di chiusura, privatizzazioni della Thatcher, slogan e cartelli che incitano al socialismo: il messaggio (stavolta non “in bottiglia”, per parafrasare il famoso brano di quando era la voce dei Police) non potrebbe essere più genuinamente di sinistra.
Non è una prima vera e propria, perché lo show era già circolato nel 2014, in una versione più lunga e leggermente diversa, ma la novità è che stavolta sul palcoscenico c’è l’autore delle musiche e dei testi, nel ruolo di Jackie, il capo-cantiere ribelle, affetto da una malattia che lo spegne nel momento in cui…
LONDRA – Se Ken Loach girasse un musical, e sapesse pure cantare, il risultato sarebbe probabilmente simile a The last ship (L’ultima nave), lo spettacolo ispirato, composto e interpretato da Sting, che ha avuto la sua inaugurazione mercoledì sera al Royal Drury Lane Theatre di Covent Garden. Lotte operaie in un cantiere navale del nord-est dell’Inghilterra minacciato di chiusura, privatizzazioni della Thatcher, slogan e cartelli che incitano al socialismo: il messaggio (stavolta non “in bottiglia”, per parafrasare il famoso brano di quando era la voce dei Police) non potrebbe essere più genuinamente di sinistra.
Non è una prima vera e propria, perché lo show era già circolato nel 2014, in una versione più lunga e leggermente diversa, ma la novità è che stavolta sul palcoscenico c’è l’autore delle musiche e dei testi, nel ruolo di Jackie, il capo-cantiere ribelle, affetto da una malattia che lo spegne nel momento in cui i suoi compagni hanno più bisogno di lui, quasi una metafora del declino di sindacati e industrializzazione nell’era spietata della “lady di ferro”. Nel musical, evocatore di atmosfere alla Billy Elliot e alla Fronte del porto, è ancora consentito sognare di vincere almeno una battaglia, se non la guerra, a differenza di come sono finite le cose nella realtà.
“Sono cresciuto all’ombra dei cantieri navali, esattamente nella regione in cui è ambientata questa storia”, dice il cantante, figlio di un lattaio e di una parrucchiera di Wallsend, cittadina portuale nei pressi di Newcastle. “Guardavo migliaia di uomini andare al lavoro ogni mattina, sognavo per me qualcosa di differente, volevo andarmene e feci tutto quanto era in mio potere per allontanarmi da quella vita. Ma più ero lontano, più mi rendevo conto della necessità di capire da dove venivo e di restituire qualcosa a quei luoghi. Questo musical è il mio tributo alle persone e ai posti che mi hanno reso ciò che sono”.
Sulla scena dall’inizio alla fine per quasi due ore, la voce del 74enne interprete di Roxanne, Can’t stand losing you, Walking on the moon, è sempre limpida, seducente, inconfondibile, qui dentro al guscio di un teatro così come nei concerti che sta portando in giro con il 3.0 World Tour. E le sue doti di attore, già sperimentate al cinema e a Broadway, sono confermate da una recitazione spontanea, a tinte fortemente emozionali, stavolta nella parte del protagonista. La versione dello show con Sting in campo era già andata in tournée a New York, Parigi, Amsterdam e Sidney; al suo fianco, per un paio delle serate londinesi in programma fino al 3 ottobre, in un cast di 50 artisti brilla fra gli altri il cantante reggae giamaicano Shaggy. Alla fine, applausi scroscianti. Tra il pubblico da tutto esaurito del Drury Lane Theatre c’è il produttore italiano Massimo Fregnani, specialista di intrattenimenti nel nostro Paese: “Per via dell’azienda vinicola che ha da tanti anni in Toscana, Sting ormai si sente quasi italiano, direi anzi che ha preso l’ispirazione per l’opera musicale dal Puccini di Torre del Lago”, racconta al party dopo lo spettacolo. “Sono venuto a Londra per parlare con lui della possibilità di portare The last ship in Italia, per una produzione kolossal come questa, che riempie 50 Tir, serve un grande teatro e forse l’abbiamo trovato nell’Arcimboldi di Milano, dove andò in scena Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante”.
Le scenografie, in effetti, sono stupefacenti: sembra di essere veramente dentro un cantiere navale, con un immenso bastimento che attende gli ultimi tocchi per prendere il mare. Conferma Sting: “Amo l’Italia e spero di venirci con il mio musical”. Intanto ha portato a Londra lo spirito di rivolta dei “forgotten people”, i dimenticati del nord-est operaio inglese: e lo ha portato al momento giusto, mentre un nuovo primo ministro laburista, Andy Burnham, fa sentire nella capitale le istanze dei dimenticati del nord-ovest, la sua Manchester, culla della rivoluzione industriale. Da Downing Street a Covent Garden, la “nave” va, sperando di vincere ancora delle battaglie, come nel musical cantato e firmato dall’intramontabile Gordon Summer, in arte Sting.