“Sarà come andare a cena in un ristorante stellato, uno sfizio che ci si toglie una volta l’anno. Ma senza poter fotografare i piatti”. È la sfida di Marco Mengoni, che a Milano ha aperto il suo live club: l’appuntamento è dal 5 novembre al 19 dicembre al Teatro Principe, per sette settimane ribattezzato Allo sbagliato. Altro che stadi, si riparte da un “contenitore multidisciplinare” da appena 500 persone, con ospiti vari tra musica dal vivo, comicità, arte e design. E concerti dello stesso Mengoni, ovviamente, qui nella doppi veste di protagonista e direttore artistico. “Ogni sera”, assicura, “sarà unica, non replicabile”. E senza telefoni: smartphone “sequestrati” già all’ingresso, niente foto né video, solo “contatto umano”. I biglietti sono in vendita dalle 17 del 28 settembre sul sito di Live Nation, dov’è disponibile il calendario completo degli eventi.
Il 37enne cantautore originario di Ronciglione, ormai milane…
“Sarà come andare a cena in un ristorante stellato, uno sfizio che ci si toglie una volta l’anno. Ma senza poter fotografare i piatti”. È la sfida di Marco Mengoni, che a Milano ha aperto il suo live club: l’appuntamento è dal 5 novembre al 19 dicembre al Teatro Principe, per sette settimane ribattezzato Allo sbagliato. Altro che stadi, si riparte da un “contenitore multidisciplinare” da appena 500 persone, con ospiti vari tra musica dal vivo, comicità, arte e design. E concerti dello stesso Mengoni, ovviamente, qui nella doppi veste di protagonista e direttore artistico. “Ogni sera”, assicura, “sarà unica, non replicabile”. E senza telefoni: smartphone “sequestrati” già all’ingresso, niente foto né video, solo “contatto umano”. I biglietti sono in vendita dalle 17 del 28 settembre sul sito di Live Nation, dov’è disponibile il calendario completo degli eventi.
Il 37enne cantautore originario di Ronciglione, ormai milanese d’adozione (“Ho scelto questa città per la vicinanza da casa”, sorride), si esibirà per 26 sere, 15 a novembre (il 5, 7, 8, 10, 11, 13, 14, 17, 18, 20, 22, 25, 26, 28 e 29) e 11 a dicembre (l’1, 2, 4, 5, 8, 10, 11, 13, 16, 17 e 19). “Sarò con una soul band di 13 elementi, suoneremo per lo più cover di pezzi R&B che amo e brani meno noti del mio repertorio. Difficilmente L’essenziale e Due vite troveranno spazio, o almeno non sempre”, un qualcosa simile a Nevergreen di De Gregori. Per il resto, non esclude comparsate agli show degli altri, che tra i vari, per ora, comprendono Sayf, Faccianuvola, Rareş, Mace, Benjamin Clementine, Nuzzo e Di Biase, Luca Ravenna e Ghemon nelle vesti di stand up comedian. “Sono personalità di cui sono fan io per primo, li ho scelti di persona”.
L’idea, dice, lo stuzzicava dal 2020, ma non c’era stato ancora verso. “Il tour negli stadi del 2025 è andato benissimo, ma sentivo il bisogno di un contatto più intimo con il pubblico, di concerti più liberi”. In un’epoca di gigantismo e corse ai grandi impianti, questa è una provocazione, già dal nome. “Allo sbagliato perché questo modo di fare è fuori dal tempo e dagli schemi. Non c’importa. Suoneremo senza sequenze, dal vivo, come in un club degli anni Settanta. Con strumenti veri e la giusta libertà. I piccoli locali sono in crisi, eppure sempre necessari. Voglio poter fare il mio”.
Resta la questione dell’accesso. I posti sono solo 500 – 100 a sedere tra platea e palco, 400 in piedi tra platea e balconata – e ogni account potrà comprare al massimo due biglietti. Il prezzo, per i suoi concerti, va dai 100 ai 200 euro. Più che intimità, esclusività. “Io stesso posso dire che da questa esperienza non guadagnerò. La tecnologia abbatte molti costi ormai, noi non ne useremo. Ci sono maestranze specializzate in ballo, anche l’allestimento è impegnativo e coinvolge importanti designer”, spiega. Alle pareti, tra gli altri, saranno esposte le opere di Sabrina Rosenheim e Carla Giaccio Darias, due giovani artiste. “In ogni caso, non sarà un’esperienza come un’altra. Chissà, magari uscirà nuova musica nel frattempo e riusciremo a trasmettere qualcosa di ciò che succederà qui dentro, per chi non potrà. Ripeto, è uno sfizio, una cena stellata da concedersi una volta l’anno. Per tutti gli altri, ci vedremo presto, alle condizioni di sempre, in spazi ben più grandi”.