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Ghali: “Tutti dovrebbero vedere Naza. Stupito da chi resta in silenzio”

Ghali, 33 anni 

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La visione di “Naza”, l’esperienza dopo le parole pronunciate dal palco di Sanremo, l’opportunità, per un artista, di parlare con il pubblico: il rapper e l’intervista al magazine “Love”. “Ho preso posizione e vivo una vita normale. Per me, nessuna delle conseguenze è più grave di ciò che sta accadendo nel mondo”
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“Lo devono guardare tutti”. C’è anche (soprattutto) la voce di Ghali, al secolo Ghali Amdouni, il rapper milanese di genitori tunisini diventato volto della nuova Italia, nel coro che in queste ore sta contribuendo al fenomeno Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor che sta raccontando al mondo l’orrore del genocidio in corso a Gaza. In Italia doveva essere un film-evento, appena tre giorni in sala, ma il successo di pubblico ne ha cambiato i programmi: oltre 150 sale hanno già deciso di continuare a programmarlo, il numero potrebbe crescere. E prende corpo la chiamata che lo stesso Ghali aveva già lanciato da Venezia, dove aveva partecipato da semplice spettatore alla prima del docufilm: “L'arte è ancora capace di superare qualsiasi silenzio e qualsiasi censura, è importante che tutti guardino questo documentario, che maestri e professori trovino spazio per approfondire nelle scuole quello che sta succedendo in Palestina”.

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“Lo devono guardare tutti”. C’è anche (soprattutto) la voce di Ghali, al secolo Ghali Amdouni, il rapper milanese di genitori tunisini diventato volto della nuova Italia, nel coro che in queste ore sta contribuendo al fenomeno Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor che sta raccontando al mondo l’orrore del genocidio in corso a Gaza. In Italia doveva essere un film-evento, appena tre giorni in sala, ma il successo di pubblico ne ha cambiato i programmi: oltre 150 sale hanno già deciso di continuare a programmarlo, il numero potrebbe crescere. E prende corpo la chiamata che lo stesso Ghali aveva già lanciato da Venezia, dove aveva partecipato da semplice spettatore alla prima del docufilm: “L'arte è ancora capace di superare qualsiasi silenzio e qualsiasi censura, è importante che tutti guardino questo documentario, che maestri e professori trovino spazio per approfondire nelle scuole quello che sta succedendo in Palestina”.

Ghali a Venezia, tra il pubblico di Naza: "Tutti dovrebbero vederlo"

In uscita con un nuovo album a fine anno, esattamente come il successo di Naza l’eco delle parole di Ghali negli ultimi mesi dice molto anche di quanto sia cambiato il modo di interessarsi, informarsi e discutere della questione palestinese, e in particolare delle violenze israeliane che continuano a Gaza e in Cisgiordania. Nelle stesse ore in cui si comunica il tutto esaurito per il “Free Palestine Tour” di Macklemore, del resto, il rapper statunitense che le scorse settimane è stato travolto dalla solidarietà della comunità artistica dopo essere stato escluso dal cast di artisti spalla di Ed Sheeran proprio per aver detto “Free Palestine” dal palco del concerto della popstar britannica, non si può non tornare al Festival di Sanremo del 2024. Quando quello “Stop al genocidio” pronunciato da Ghali dal palco dell’Ariston lo infilò in un tunnel di polemiche tante, strumentalizzazioni tantissime e solidarietà pochissima.

Sanremo, il grido di Ghali (e del suo alieno): "Stop al genocidio"

Del rapporto con la politica e le cose del mondo, Ghali ne ha appena parlato anche nell’ultima intervista, alla rivista internazionale Love, come primo artista italiano mai intervistato sul magazine. “La musica non può essere separata dalle questioni che plasmano il mondo: non credo che arte e politica possano essere divise. Soprattutto oggi, quando gli artisti hanno un rapporto diretto con il proprio pubblico”. E ancora: “È strano vedere alcuni dei nomi più importanti del rap rimanere in silenzio di fronte a questioni che contano davvero. Non si tratta nemmeno di schierarsi, ma di dimostrare che non stai facendo finta che non stia succedendo nulla”.

Ghali in copertina del numero di LOVE AW26 (Fotografia Casper Kofi, moda Julian Ganio, direttore creativo Juan Costa Paz) 

Di Naza, Ghali dice che “serve a raccontare il brutale utilizzo dell'intelligenza artificiale nello sterminio di massa del popolo palestinese: dopo mezza vita passata nelle scuole, ritengo sia necessario che si studi quello che succede da decenni in Palestina e nel Medio oriente”. “Non esitate a chiedere cose ai vostri insegnanti, soprattutto quelli di storia”, è la chiamata ai ragazzi delle scuole.

"Naza" al cinema il doc sullo sterminio dei civili palestinesi premiato a Venezia

“Ogni volta che parlo pubblicamente di qualcosa, creo una conversazione, e penso che sia una cosa sana. Non siamo per strada ad ammazzarci a vicenda: stiamo discutendo di qualcosa. Gli artisti possono farlo meglio di quasi chiunque altro. Possono avviare conversazioni che le persone dotate di vero potere spesso scelgono di evitare”, è la riflessione del rapper milanese anche sul caso Sanremo, dopo due anni e mezzo che la sua Casa mia è diventata un’altra canzone tra le tante a accompagnare le piazze ritrovate dello scorso autunno, quelle per la causa palestinese e non solo quelle.

“A volte mi chiedo se le persone debbano davvero sapere”, riflette su Love Ghali. “Voglio continuare a dimostrare che sto vivendo una vita normale, anche dopo aver preso posizione, anche dopo aver espresso certe opinioni. Qualunque siano state le conseguenze per me, nessuna di queste è più grave di ciò che sta accadendo nel mondo”.

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