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Verdi la bocciò, ma Parma riscopre l’Alzira. La recensione

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Il compositore la liquidò senza appello, ma al Regio l’opera del 1845 ritrova fuoco e ritmo. Con le voci di Antonio Poli, Daniel Luis de Vicente e Marta Torbidoni e la direzione di James Conlon
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L’opera più brutta composta da Giuseppe Verdi. Parola sua. Dopo tale giudizio d’autore, più nessuno ha potuto far nulla per risollevare la fama di Alzira, scritta per Napoli nel 1845, a inizio carriera. Perfino i musicologi l’hanno lasciata perdere. È ambientata tra gli incas vessati dai conquistatori ispanici, ma potrebbe svolgersi in qualsiasi altro contesto: ciò che conta è il solito amore contrastato fra soprano e tenore, peruviani, perché il baritono, spagnolo, pretende di avere la donna per sé. Caso strano, alla fine l’amore ha la meglio. Se Alzira non rappresenta davvero un vertice verdiano, comunque è una palla di fuoco teatrale, spiccia, rapida, che può farsi apprezzare quando ugole e direttore ci credono.

Perciò funziona al Regio di Parma, scelta come titolo inaugurale del Festival Verdi (regia Manuel Renga). I due rivali cannoneggiano testosterone: Antonio Poli, il tenore, canta come un guerrigliero d’acciaio…

L’opera più brutta composta da Giuseppe Verdi. Parola sua. Dopo tale giudizio d’autore, più nessuno ha potuto far nulla per risollevare la fama di Alzira, scritta per Napoli nel 1845, a inizio carriera. Perfino i musicologi l’hanno lasciata perdere. È ambientata tra gli incas vessati dai conquistatori ispanici, ma potrebbe svolgersi in qualsiasi altro contesto: ciò che conta è il solito amore contrastato fra soprano e tenore, peruviani, perché il baritono, spagnolo, pretende di avere la donna per sé. Caso strano, alla fine l’amore ha la meglio. Se Alzira non rappresenta davvero un vertice verdiano, comunque è una palla di fuoco teatrale, spiccia, rapida, che può farsi apprezzare quando ugole e direttore ci credono.

Perciò funziona al Regio di Parma, scelta come titolo inaugurale del Festival Verdi (regia Manuel Renga). I due rivali cannoneggiano testosterone: Antonio Poli, il tenore, canta come un guerrigliero d’acciaio inossidabile, l’antagonista Daniel Luis de Vicente trabocca d’orgoglio. Tirata dall’una e dall’altra parte, Marta Torbidoni si fa valere grazie a una voce non meno ingente e spavalda di quelle degli uomini (malgrado alla prima sia influenzata). In più c’è James Conlon sul podio della Filarmonica Toscanini che pompa veemenza sanguigna a getto continuo. Basterebbe una goccia in più di tutto quanto, in buca e sul palcoscenico, per scivolare verso la baracconata.

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