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Mina, la sua voce irriverente e alata per un bouquet di gioielli in musica

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“Dilettevoli inedite eccedenze” è il nuovo album che celebra l’arte della canzone raccogliendo diamanti dimenticati, da Henri Salvador a Beniamino Gigli
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I percorsi attraverso i quali Mina sceglie le canzoni da cantare sono misteriosi e imponderabili, a parte alcuni indizi da raccogliere qua e là, spesso svelati dal figlio Massimiliano Pani Mazzini, ma di sicuro le rimane addosso un vezzo che ha maturato fin dagli anni 60, ovvero quello di riscoprire, esaltare canzoni rimaste nell’ombra.

Prendete Dans mon île, raffinatissima canzone ricantata a suo tempo anche da Caetano Veloso. È di Henri Salvador, un comico francese con la faccia di gomma che sapeva muovere a piacimento, e diventò nel 1961 popolare in Italia perché ospite fisso di Giardino d’inverno, che fu l’immediato precursore dello Studio Uno di cui Mina fu insuperabile protagonista. Si dà il caso che S…

I percorsi attraverso i quali Mina sceglie le canzoni da cantare sono misteriosi e imponderabili, a parte alcuni indizi da raccogliere qua e là, spesso svelati dal figlio Massimiliano Pani Mazzini, ma di sicuro le rimane addosso un vezzo che ha maturato fin dagli anni 60, ovvero quello di riscoprire, esaltare canzoni rimaste nell’ombra.

Prendete Dans mon île, raffinatissima canzone ricantata a suo tempo anche da Caetano Veloso. È di Henri Salvador, un comico francese con la faccia di gomma che sapeva muovere a piacimento, e diventò nel 1961 popolare in Italia perché ospite fisso di Giardino d’inverno, che fu l’immediato precursore dello Studio Uno di cui Mina fu insuperabile protagonista. Si dà il caso che Salvador, questa la sua singolarità, fosse anche un raffinato autore e cantante, e nel 1958 pubblicò questo gioiello che ora Mina ci ripropone dall’alto della sua bravura, rispettando la delicatezza soave dell’originale che canta le lodi di un’isola paradiso che poi era l’arcipelago di Guadalupa.

Cosa dire di Carrettieri, in dialetto siciliano, incisa all’alba dei tempi da Beniamino Gigli, oppure di A costo di morire incisa da Fausto Leali nel 1980, che Mina ha ricantato con voce alata e magistrale in una versione che fu ascoltata durante la prima sfilata dopo la scomparsa di Armani il primo marzo scorso? O ancora La mia serenata, che sì, ha vinto Il disco per l’estate nel 1967, ma oggi è piuttosto dimenticata, ed è invece una splendida canzone come Mina ci ricorda, e la canta con disinvolta e scanzonata maestria. Bella, anzi grazie di averla riportata alla luce. Alla fine quello che Mina fa oggi, avendo ancora voglia di cantare e inseguire perle nascoste da lucidare e far risplendere di nuova luce, non può essere altro se non una celebrazione dell’arte della canzone al suo massimo livello, raccogliendo diamanti dimenticati come Vierno, napoletana, scritta nel lontano 1945.

Alla fine di queste Dilettevoli inedite eccedenze, un album che pare un bouquet di preziosa gioielleria musicale, può anche permettersi di giocare col fuoco, ovvero con il Pino Daniele più ritmico e scatenato, quello di Yes I know my way, con qualche leggerezza di troppo nella pronuncia, ma tant’è, qui si gioca.

A differenza di Vento di passione, arrocchita e struggente, che era uscita giorni fa come annuncio del disco, e poi dulcis in fundo una quasi imperdonabile Eleanor Rigby su ritmo di rumba gitana e canto jazzato, che sembra fatta apposta per far arrabbiare gli innumerevoli, tra cui il sottoscritto, innamorati della dolente eleganza d’archi con cui McCartney aveva descritto una vecchina che per vivere andava a raccogliere il riso che rimaneva per terra davanti alla chiesa, dopo i matrimoni. Ma questa, dopo 1427 canzoni incise, è la Mina ancora oggi dispettosa, irriverente, che spunta fuori a chiudere un disco che fino a quel momento era sembrato un’elegia dedicata alla bellezza dell’arte che stiamo perdendo.

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