Claudio Baglioni, sette concerti a Roma e il Grand Tour. “Ma ho avuto paura di non poter tornare”
di Patrizio RuviglioniROMA – La malattia, una polmonite interstiziale acuta che in primavera l’ha costretto a posticipare gli impegni della bella stagione, gli ha fatto pensare «di non farcela, di non poter più tornare sul palco». Ora che è guarito, a 75 anni riscopre la voglia di stare in giro, come un ragazzino. Così Claudio Baglioni rilancia: sette concerti a Villa Borghese, sotto casa sua a Roma, dal 24 ottobre all’1 novembre, dal titolo Che notte è questa!, più un grande show «di dimensioni globali» ai Fori Imperiali il 23 ottobre 2027. Apertura e chiusura, là dove è cominciato tutto. In mezzo, un “grand tour” ispirato ai nobili dell’Ottocento che in estate lo porterà in giro per tutta Italia per i quarant’anni di La vita è adesso, l’album dei record.
Claudio Baglioni: "Oggi l'Italia sogna un po' meno. Il panorama, per me che osservo, sembra confuso"
È il suo lungo addio alla musica, “mi…
ROMA – La malattia, una polmonite interstiziale acuta che in primavera l’ha costretto a posticipare gli impegni della bella stagione, gli ha fatto pensare «di non farcela, di non poter più tornare sul palco». Ora che è guarito, a 75 anni riscopre la voglia di stare in giro, come un ragazzino. Così Claudio Baglioni rilancia: sette concerti a Villa Borghese, sotto casa sua a Roma, dal 24 ottobre all’1 novembre, dal titolo Che notte è questa!, più un grande show «di dimensioni globali» ai Fori Imperiali il 23 ottobre 2027. Apertura e chiusura, là dove è cominciato tutto. In mezzo, un “grand tour” ispirato ai nobili dell’Ottocento che in estate lo porterà in giro per tutta Italia per i quarant’anni di La vita è adesso, l’album dei record.
Claudio Baglioni: "Oggi l'Italia sogna un po' meno. Il panorama, per me che osservo, sembra confuso"
È il suo lungo addio alla musica, “mille giorni” di saluti annunciati nel 2024, che avrebbero dovuto concludersi nel 2026 ma ai quali, visto l’infortunio, si concede la deroga di un anno. «O anche più. Quello dei Fori Imperiali non sarà il mio ultimo in assoluto. Mi piacerebbe chiudere a Centocelle, dove tutto è cominciato e già da ragazzino, quando giravo per concorsi e non sapevo se sarebbe diventato un lavoro, pensavo di finire». C’è tempo. Intanto è il momento di tornare in scena, con una settimana di live a Piazza di Siena, dove il 24 ottobre 1982 — 44 anni esatti prima di questo nuovo debutto — aveva raccolto oltre 180 mila spettatori, immortalati nell’album dal vivo Alé-oó. Effetto nostalgia, pezzi di storia. «Fu tutto gratuito, a conclusione di un tour in cui, tra gli altri, suonammo sui canali di Venezia ben prima dei Pink Floyd. Insieme a Dalla e De Gregori, con il loro Banana Republic, siamo stati pionieri dei concerti nei grandi spazi, dando al settore una dignità che non aveva. Il mio manager, per esempio, non li chiamava neanche “concerti”, ma “servizi”».
Oggi gli eventi gratuiti sono scomparsi, bisogna pagare biglietti salatissimi per accedere agli stadi, spesso con mesi d’anticipo. Ci si è persi qualcosa? «La crisi della discografia ha fatto in modo che si puntasse tutto sui live, un’industria che è cresciuta tantissimo. Ormai sono tutti “grandi eventi”, quindi non lo è più nessuno». Lui stesso, sempre più lontano dall’attività in studio, ci ha puntato molto. «E poi ci sono eccezioni, certo. Come Ultimo, che peraltro ho lanciato io quand’ero direttore artistico di Sanremo, tra il 2018 e il 2019».
A proposito, ci tornerebbe? «No, preferisco fare il sindaco per un giorno di Roma», sorride. Gualtieri, sindaco vero, che già ha ceduto la fascia a Carlo Verdone, di fianco a lui annuisce: «Vediamo, Roma è casa sua». Del resto, riflette ancora Baglioni, «qui ho suonato ovunque, dagli stadi alle carceri», anche se questo ritorno a Piazza di Siena, per cui promette grandi cose, a partire dal corpo di ballo, non sarà un live come gli altri. «A fare la differenza è l’emozione che si lascia al pubblico, la sensazione di aver assistito a uno show in cui succede davvero qualcosa. La sfida, rispetto all’82, è più complessa. Per questo l’ho chiamato Che notte è questa!: vorrei che accadesse ogni volta qualcosa di nuovo. Ci proverò».