Brunori show, monologhi e canzoni. “La sinistra lontana dal paese, nero come un caffè di cicoria”
di Andrea SilenziMILANO – L’idea è nata dagli spettacoli di teatro-canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, omaggiati fin dall’inizio della serata. TuttoBrunori – Canzoni e monologhi - Teatri 2026, fino a sabato 10 ottobre agli Arcimboldi di Milano e poi in tour fino al 25 novembre, protagonista Brunori Sas, è uno show pensato come una via di mezzo tra un concerto e una performance di uno stand up comedian, ma è probabilmente la cosa più interessante e profonda attualmente in circolazione.
Nell’incontro con la stampa dopo lo show, Brunori ha parlato del modello Gaber: "Non so se ci sono riuscito però il tentativo era quello in scrittura, di innovare, ma non per rivoluzionarla, quanto per portarla più su una cosa che mi sta comoda. Il tentativo è stato quello di non fare monologhi e canzoni a compartimenti stagni, le canzoni sono delle estensioni del monologo che lo precede”.
MILANO – L’idea è nata dagli spettacoli di teatro-canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, omaggiati fin dall’inizio della serata. TuttoBrunori – Canzoni e monologhi - Teatri 2026, fino a sabato 10 ottobre agli Arcimboldi di Milano e poi in tour fino al 25 novembre, protagonista Brunori Sas, è uno show pensato come una via di mezzo tra un concerto e una performance di uno stand up comedian, ma è probabilmente la cosa più interessante e profonda attualmente in circolazione.
Nell’incontro con la stampa dopo lo show, Brunori ha parlato del modello Gaber: "Non so se ci sono riuscito però il tentativo era quello in scrittura, di innovare, ma non per rivoluzionarla, quanto per portarla più su una cosa che mi sta comoda. Il tentativo è stato quello di non fare monologhi e canzoni a compartimenti stagni, le canzoni sono delle estensioni del monologo che lo precede”.
Nei suoi brevi monologhi, uno ogni due canzoni, Brunori lancia ragionamenti su temi tanto delicati quanto ormai un po’ confusi: dalla famiglia alla sua Calabria, dal suo ruolo di cantautore di sinistra alla destra attualmente al governo, dal rapporto con suo padre alle stragi di Gaza, dalla nascita di sua figlia alle contraddizioni del successo.
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Si parte, dopo una breve introduzione, con La verità, una delle canzoni più rappresentative del suo repertorio. Una riflessione amara e consapevole sulla crisi di mezza età – ha 49 anni. Pensieri di un artista che ha raggiunto il successo tardi e che ha attraversato anche Sanremo dove, racconta scherzando, sembrava il più vecchio. In mezzo a canzoni conosciute e altre recuperate da un vecchio Ep intitolato Cheap, Brunori lancia esche di ragionamento: in mezzo a brani come La ghigliottina, La vita com’è, Capita così, Come stai, Figli della borghesia, Yoko Ono, Ode al cantautore, l’artista cosentino mette in scena brevi testi dove affronta, con ironia e verve comica, temi di quotidiana complessità.
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Anche quando parla di suo padre, immaginando di parlare sulla sua tomba, Brunori tocca argomenti forti: “Sono diventato cantautore, quindi di sinistra. Tu che hai sempre votato Almirante...”, scherza, ricordando di essere stato ospite in tutti i programmi tv che suo padre detestava, da Fabio Fazio a Rai 3. E a proposito di cantautori, ricorda di essersi sorpreso nel vedere Salvini cantare a memoria le sue canzoni: “Alla destra piacciono i cantautori: allora o non hanno capito loro o non abbiamo capito noi”.
Parlando con la stampa dopo lo show, Brunori ha spiegato il suo intento: “Cercare di raccontare il dubbio, la contraddizione, però il dubbio, appunto, non quello che ti blocca, quello che anzi ti fa cercare con onestà e con fatica una qualche forma di verità. Ma allo stesso tempo – aggiunge - anche se è possibile far sì che appunto questo dubbio non diventi poi, come spesso magari è capitato anche a me, da appartenente al ceto medio riflessivo, un alibi, come l'ironia. L'ironia è una grande arma, però poi può diventare anche un alibi per dire tutto e non dire niente, per lanciare il sasso e tirare via la mano. Invece penso che in questo spettacolo, in qualche modo, nel mio piccolo ho lanciato il sasso senza tirare indietro la mano”.
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Sul palco parla di Palestina e di Gaza, rovesciando la prospettiva: Brunori interpreta un manager che racconta la performance in termini di numeri e si chiede se 70.000 morti siano abbastanza o se, invece, non si possa fare di più. Un discorso che si allarga poi a un ragazzo che gli si avvicina con una bandiera della Palestina in mano e lui è incerto se prenderla o no e pensa già alle conseguenze polemiche. “Libertà è partecipazione di Gaber era la bandiera di chi non ha bandiere”. Alla fine decide di prenderla, perché “preferisco il ridicolo di prendere posizione al ridicolo di non prenderne affatto”.
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Parlando con i giornalisti risponde al dubbio di chi pensa che quel monologo possa essere una risposta alle parole di De Gregori sull’impegno pubblico degli artisti: “È una situazione spinosa e penso che il mio monologo chiarisca anche quella posizione, nel senso che magari poi uno lo può esprimere male o bene, perché poi in un'intervista la cosa ti può uscire anche male, non volevi puntare il dito contro chi lo fa, ma magari far capire che certe cose se fatte in un certo modo rischiano di essere semplicemente retoriche, di essere anche opportuniste, perché in qualche caso no, si sta comodi sotto una bandiera. E quindi, chiaramente, penso che quella sia la posizione. Poi magari può essere espressa male o bene, però penso che il concetto sia quello ma non posso proprio parlare per gli altri".
E mentre le canzoni scorrono accompagnate da una band che comprende archi, fiati e percussioni, tutto in diretta e senza sequenze, arrivano Italiano-Latino, L’uomo nero, Al di là dell’amore, Il giallo addosso, Canzone contro la paura, Secondo me. Occasioni per parlare anche della sinistra oggi, con una appartenenza rivendicata senza se e senza ma, con un focus – tuttavia - sul tema dell’allontanamento della stessa sinistra dal popolo: “Il popolo è diventato nazionalista, negazionista, razzista. Sono come un caffè di cicoria: nero, amaro e fa cacare”.
Lo show si chiude con L’albero delle noci, il pezzo arrivato terzo a Sanremo 2025: “Mi misuro con tutto e con tutti. Dovrei fare come l’albero, che pensa solo a crescere. E che (riferendosi alla sezione dei tronchi) mette gli anni uno dentro l’altro”. E a proposito di Sanremo rivela: “Ci penso sempre, mi sono divertito. Ma quest’anno no”.