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Paolo Jannacci pronto per Sanremo: “Ho mandato due canzoni ma nessuno mi ha mai risposto”

Paolo Jannacci, 54 anni 

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Il nuovo album “Scimmie ovunque” e poi il tour. Due brani proposti a De Martino per il prossimo Festival senza riscontro
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ROMA – Nonostante l’età, 54 anni, «mi imponga di stare attento con caffè, alcolici e insaccati, insomma una fregatura», lo sguardo è quello incontaminato del bambino che si meraviglia davanti alle malefatte dei grandi. È così che Paolo Jannacci – figlio di Enzo, da cui ha ereditato l’umorismo surreale ma non distratto – ci frega. Scimmie ovunque è il suo nuovo album (in tour da fine mese), esce venerdì, ma il titolo parla già: «L’umanità scende allo stato animale, e io per primo. Le scimmie sono le paure e i fantasmi di questa regressione: un mondo senza gusto per le relazioni interpersonali, egoista, competitivo. I telegiornali parlano di tragedie e ci si sforza di sembrare forti e immortali, sbagliando».

La copertina del nuovo album di Paolo Jannacci 

Tutti dentro, «ciascuno con le proprie fragilità, non si giudica»: ecco canzoni su violenza di genere, tossicodipendenza e attacchi di panic…

ROMA – Nonostante l’età, 54 anni, «mi imponga di stare attento con caffè, alcolici e insaccati, insomma una fregatura», lo sguardo è quello incontaminato del bambino che si meraviglia davanti alle malefatte dei grandi. È così che Paolo Jannacci – figlio di Enzo, da cui ha ereditato l’umorismo surreale ma non distratto – ci frega. Scimmie ovunque è il suo nuovo album (in tour da fine mese), esce venerdì, ma il titolo parla già: «L’umanità scende allo stato animale, e io per primo. Le scimmie sono le paure e i fantasmi di questa regressione: un mondo senza gusto per le relazioni interpersonali, egoista, competitivo. I telegiornali parlano di tragedie e ci si sforza di sembrare forti e immortali, sbagliando».

La copertina del nuovo album di Paolo Jannacci 

Tutti dentro, «ciascuno con le proprie fragilità, non si giudica»: ecco canzoni su violenza di genere, tossicodipendenza e attacchi di panico. «Sempre con ironia, che è il mio modo di provocare, di porre l’attenzione su un tema». Non lo fa più nessuno: salvo eccezioni, come TonyPitony, l’umorismo è sparito dalla musica, addio demenzialità, ci si prende tutti sul serio. «Per la mia generazione e quella di mio padre», ammette, «era diverso. Forse oggi i ragazzi sono schiacciati dalle nostre ansie e dalla voglia di successo a tutti i costi che abbiamo trasmesso loro. Nei Sessanta s’immaginava un futuro migliore, c’era voglia di ridere. E poi, sui social è in corso un nuovo puritanesimo». Lo denuncia in Politically topless, in duetto con Elio, altro reduce di quella stagione, entrambi convinti che «non si può più dire niente».

Ma Frank Matano ha rilanciato l’idea che con la destra al potere ci sia più libertà. «Questa provocazione era anche di mio padre, diceva che la destra non gli avesse mai rigato i dischi. Per me non è una questione politica. C’è paura di offendere, ci si autocensura, io per primo. Al tempo stesso, servono limiti: sono per una comicità critica, dove il comico è la prima vittima, rivolta ai potenti, che renda il mondo migliore. Satira sana, per quanto scorretta. L’insulto gratuito e l’offesa sono solo bullismo, attenzione».

Enzo Jannacci, con Paolo Jannacci al piano, a "Che tempo che fa" nel 2011 

Al padre – morto nel 2013, battitore libero se ce n’è uno, «a cui oggi verrebbe l’affanno a guardarsi intorno» – qui dedica Enzo, l’incrocio e tutto il resto e una cover di Due gelati, gioiello di famiglia nascosto. «Sta per essere riscoperto: in quanto chirurgo, oltre che cantautore, conosceva l’interiorità dell’uomo, nei suoi brani raccontava l’umanità in purezza, senza maschere. Ce n’è ancora bisogno».

Certo, è cambiato tutto, a cominciare dalla sua Milano, che oggi raccontano i rapper, «di cui ho rispetto, perché fanno vere fotografie». Sì, ma il resto? «La milanesità, intesa come operosità e senso di comunità, si è persa: siamo una città campione nel lasciare indietro chi non ce la fa, nella corsa al successo individuale, nel culto del denaro. Tutte cose che mio padre, per esempio, non ci ha mai insegnato». Altri tempi, però. «Ma odio la nostalgia. Faccio canzoni, mi permetta, per andare primo in classifica: vorrei che le sentissero in tanti. Due di queste le ho proposte a De Martino, per il prossimo Sanremo. Risultato? Nessuna risposta dalla Rai». Così va il mondo nel 2026, ma qui ci si può ancora meravigliare.

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