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Boosta, “Pianorama” del presente: “Non ci si ascolta più, ma la musica ci tiene ancora insieme”

(foto di Ivan Cazzola) 

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Nuovo album strumentale per il cofondatore dei Subsonica, registrato in presa diretta tra pianoforte ed elettronica. “Onesto e imperfetto, pieno di errori e con un’anima forte. I concerti saranno intimi e immersivi, terapeutici”
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È una chiamata silenziosa all’ascolto, il nuovo disco di Davide Dileo in arte Boosta. L’ascolto come atto politico, però, una forma di allenamento all’attenzione “a quello che ci circonda, alle persone vicine, a noi stessi, in un mondo in cui parliamo tutti troppo e sentiamo tutti troppo poco, ci siamo dimenticati come si fa”.

Il compositore, sound artist e tastierista dei Subsonica l’ha voluto puramente strumentale e chiamato Pianorama. Boosta ne fa una questione di ricerca musicale e insieme personale, di militanza e di riconquista di certi spazi. “Non è più l’era delle canzoni che fanno la rivoluzione, questa, - riflette con Repubblica l’artista torinese – ma è ancora la musica ad accompagnare piazze ritrovate dell’ultimo anno, è ancora la musica a portare il nuovo tra noi, è la musica che ci fa capire chi siamo davvero”.

In vinile e su tutte le piattaforme digitali per la sua etichetta personale Torino Recording Cl…

È una chiamata silenziosa all’ascolto, il nuovo disco di Davide Dileo in arte Boosta. L’ascolto come atto politico, però, una forma di allenamento all’attenzione “a quello che ci circonda, alle persone vicine, a noi stessi, in un mondo in cui parliamo tutti troppo e sentiamo tutti troppo poco, ci siamo dimenticati come si fa”.

Il compositore, sound artist e tastierista dei Subsonica l’ha voluto puramente strumentale e chiamato Pianorama. Boosta ne fa una questione di ricerca musicale e insieme personale, di militanza e di riconquista di certi spazi. “Non è più l’era delle canzoni che fanno la rivoluzione, questa, - riflette con Repubblica l’artista torinese – ma è ancora la musica ad accompagnare piazze ritrovate dell’ultimo anno, è ancora la musica a portare il nuovo tra noi, è la musica che ci fa capire chi siamo davvero”.

In vinile e su tutte le piattaforme digitali per la sua etichetta personale Torino Recording Club, Pianorama è “un disco onesto e imperfetto, pieno di errori e con un’anima forte”, ne dice il suo autore. Registrato in presa diretta tra pianoforte ed elettronica, “lo porteremo in giro con concerti per pianoforte solo, intimi e immersivi, quasi terapeutici, tra sperimentazione e evocazioni cinematografiche, ognuno libero di cercare la propria dimensione di ascolto e silenzio in sala”, spiega.

(foto di Ivan Cazzola) 

Un viaggio di “pura esplorazione” in una sola sessione di registrazione, è la definizione, possibile solo con il pianoforte: “uno strumento insieme molto semplice e riconoscibile e molto complesso”. Con cui Boosta gioca per le nove tracce dell’album con interferenze tutte sue, nastro isolante sulle corde, campionamenti, i rumori della meccanica del piano, i pedali, il legno, per fare “quello che ho sempre voluto fare”. “Non da pianista professionista, non sono un interprete”, è la precisazione, ma da “viaggiatore di paesaggi sonori”.

Pubblicato dopo altri progetti solisti (nel 2016 La Stanza Intelligente, nel 2020 Facile, poi Post Piano Session nel 2022 e l’anno scorso Soloist), il disco del resto più che una suggestione vale una tappa ulteriore di un percorso che Boosta spiega essere “nello spirito di ricerca del Novecento”. Figlio di Alvin Lucier e Brian Eno, Bartok a Ryoji Ikeda, ma anche di passione e “frustrazioni”.

“Io ho sempre voluto suonare e per me la musica è tutto, ma quando hai la fortuna di aver fatto della tua passione il tuo mestiere vuol dire che te la porterai sempre con te, con i successi ma anche i fallimenti, le fatiche, i dubbi”, riflette l’artista. “Quando ho iniziato con i Subsonica avevo 22 anni, ho vissuto una vita di presente, ti mangi il quotidiano, chi ha tempo per pensare al futuro? Ma non avrei mai pensato di arrivare con questa pace dentro a cercare ogni volta uno sbilanciamento per fare qualcosa di diverso, di bello”.

Un equilibrio precario per definizione, che coltiva la creatività ma mette terribilmente a rischio salute, pensieri, progetti. “Io non ho più l’esigenza di stupore nei confronti del prossimo o di un ipotetico pubblico. Lo dico senza presunzione: amo l’applauso, amo l’apprezzamento degli altri, ma ho sempre più bisogno di sentirmi sempre al mio posto mentre faccio musica – continua Boosta – e questo non può non passare attraverso un po' di sorprese, un po' di stupore, un po' di gioia”.

Impresa difficile, va detto, in un mondo dove “se non sei in tour, se non escono i tuoi dischi, ne risente anche il tuo benessere mentale”. “L’insicurezza fa parte del quotidiano di ogni musicista, serve trasformarla in energia. Si parla tanto della salute mentale degli sportivi, il cui gesto atletico è solamente la parte finale di una preparazione, esattamente come succede agli artisti. Ma curare la propria igiene mentale è difficilissimo, in questo mondo e in questo ambiente”.

La cura più efficace, secondo il cofondatore dei Subsonica, è però sempre nella musica. Sia che si tratti di resistere “alla catena alimentare del nostro mondo, l’aspetto industriale del nostro lavoro, che per forza ti porta ad accettare compromessi con le proprie idee, soprattutto quando sei in gruppo”. Sia che si tratti di cercare le proprie rotte. Boosta il suo viaggio in un modo nell’altro lo ricomincia sempre dalla sua Torino, la città con gli spazi sociali sotto attacco dove però “è ancora facile essere musicisti e cittadini, anche militanti e responsabili di quello che ci circonda”, e nella ricerca della musica che ama.

“La musica rimane uno strumento fondamentale per la vita di tutte le persone, ci sarà sempre bisogno di musica – conclude – Ecco perché penso il mondo abbia un futuro. Aumentano le persone che vogliono andare a sentire musica dal vivo, i dipartimenti di elettronica nei conservatori hanno avuto un'impennata di richieste clamorose, i ragazzi di vent'anni cercano cose nuove, vogliono imparare dalla musica e dal suono”. O ad ascoltare, insomma, che di questi tempi pare un atto politico per davvero.

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