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Scontri Milano, sfogo di Madame: “Noi giovani siamo persi”. Vasco: “La politica non è solo palazzi”

La cantautrice interviene dopo i disordini del weekend: “Se invece di schifarsi davanti a certe reazioni si provasse a domandarsi il perché”. Ringrazia Mattarella per essersi esposto: "Le voglio proprio bene”. Il rocker: “La ribellione non è soltanto dire no, è rifiutare le identità imposte”
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ROMA – La lista degli artisti che intervengono sugli scontri e i danneggiamenti avvenuti a Milano nel weekend si allunga. Dopo Marracash, Fedez, Frankie hi-nrg mc e altri arriva ora anche il commento di Madame. Seguito a stretto giro da quello di Vasco Rossi che parla di politica, di ribellione e riflette sul ruolo delle canzoni.

In una serie di storie pubblicate su Instagram, la cantautrice veneta invita a interrogarsi sulle cause del disagio giovanile, sostenendo che oltre alla condanna degli episodi violenti sia necessario comprenderne le origini.

Tre post nei quali Madame riflette: "Se invece di condannare e fermare la violenza e basta, si provasse a capirla, si provasse ad essere vicini a noi ragazzi che siamo cresciuti con la merda nel cervello. Se invece di schifarsi davanti a certe reazioni, perché di questo si parla, di reazioni, si provasse a domandarsi il perché. È violento il mondo in cui siamo nati, è violento il modo in cui concepiamo l'esistenza, ma non se ne rende conto nessuno. È violento il modo in cui vediamo il sesso, le relazioni, i soldi, il potere, è violenta la nostra voglia di ribellione", scrive la cantautrice.

E poi prosegue: "È violenta la nostra musica. Noi siamo persi. Non sappiamo da che parte girarci. Non sappiamo cosa sia la destra e la sinistra, cosa sia la vita politica, non sappiamo come organizzarci come popolo. Lo sanno quei pochi che studiano, che hanno famigliari che li educano alla politica. Tutti gli altri sono PERSI. lo, Francesca sono tra i persi", rimarca utilizzando il suo vero nome.

Un lungo sfogo social in cui l’artista cita anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ringraziandolo per essersi esposto "nell'unico modo in cui andava fatto". "La stimo tanto, anzi, le voglio proprio bene Presidente", scrive, concludendo con un ringraziamento al capo dello Stato "e a tutti quelli che si stanno sforzando di capirci senza girare la testa dall'altra parte, grazie a quelli che ci hanno a cuore".

Anche Vasco Rossi sceglie Instagram per entrare nella discussione e lo fa con una riflessione sul ruolo delle canzoni. "La politica non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni e dei programmi – scrive il rocker - è anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini. La ribellione non è soltanto dire di no. È rifiutare le parole già confezionate, le identità imposte, le risposte facili. È cercare un modo personale per stare nella realtà e, quando serve, provare a cambiarla".

Una canzone, afferma Vasco, “non è soltanto una canzone. È un messaggio che viaggia senza ufficio stampa. Entra nelle case, nelle automobili, nelle cuffie, nelle piazze. Arriva a chi magari non leggerebbe un editoriale né seguirebbe un dibattito politico, ma riconosce una frase perché, quella frase, parla proprio di lui. La musica fa ciò che la comunicazione ufficiale spesso dimentica: non si limita a informare. Muove emozioni, ricordi e domande. Questo non significa trasformare una canzone in un comizio. Non ho mai pensato di avere la verità in tasca, anche perché le tasche dei miei jeans sono già piene di cose inutili. Una canzone non dà istruzioni per vivere e non sostituisce la politica. Però può dare voce a un disagio prima ancora che quel disagio trovi le parole per diventare una richiesta collettiva".

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