Ridono, ridono spesso. «Siamo i Totò e Peppino del rap». Ma dietro le battute, nell’hip hop italiano Clementino (43) e Rocco Hunt (31) sono istituzioni, con tanto da dire. «Abbiamo vissuto la strada, vogliamo essere un esempio». Intanto la loro Napoli – operaia: il primo viene da Nola, la provincia, il secondo da Salerno – s’è fatta milionaria: amici da una vita, complici, compagni a The Voice (su Rai 2, condividono la poltrona di coach) con «gli autori che ci bacchettano per farci tornare seri», il 6 novembre esce The Album, il loro primo disco insieme, live il 10 marzo a Napoli. «Spensierato», giocoso, ma pronto – come loro – a farsi serio quando serve. Tipo qui: «La città è rinata, ma ci son ancora zone grigie in periferia, ragazzi che rischiano di perdersi».
Del resto, è la loro vita. «Ho scoperto Rocco in un contest underground dov’ero giurato», ricorda Clementino, il più istrionico dei due. «Era adolescente, già introspettivo. Nonostante la differenza d’età, ci siamo trovati». I…
Ridono, ridono spesso. «Siamo i Totò e Peppino del rap». Ma dietro le battute, nell’hip hop italiano Clementino (43) e Rocco Hunt (31) sono istituzioni, con tanto da dire. «Abbiamo vissuto la strada, vogliamo essere un esempio». Intanto la loro Napoli – operaia: il primo viene da Nola, la provincia, il secondo da Salerno – s’è fatta milionaria: amici da una vita, complici, compagni a The Voice (su Rai 2, condividono la poltrona di coach) con «gli autori che ci bacchettano per farci tornare seri», il 6 novembre esce The Album, il loro primo disco insieme, live il 10 marzo a Napoli. «Spensierato», giocoso, ma pronto – come loro – a farsi serio quando serve. Tipo qui: «La città è rinata, ma ci son ancora zone grigie in periferia, ragazzi che rischiano di perdersi».
Del resto, è la loro vita. «Ho scoperto Rocco in un contest underground dov’ero giurato», ricorda Clementino, il più istrionico dei due. «Era adolescente, già introspettivo. Nonostante la differenza d’età, ci siamo trovati». Il rap della gavetta non c’è più, «ma i bravi ce la fanno, sempre». «Dopo tutto questo tempo, mi restano la famiglia e Clementino, che ne è membro aggiunto», dice l’altro. «Ha visto mia madre incinta di mio fratello e nascere i miei figli, il secondo poche settimane fa». A The Voice cercano «storie» (il baby prodigio per i Kids, il signore in cerca di riscatto per i Senior) ma le loro sono le più emblematiche. «Io dimostro che c’è speranza», spiega Clementino, tra il 2017 e il 2018 in comunità per disintossicarsi. «Avevo toccato il fondo, Rocco mi ha guardato le spalle anche lì. Lui è il ragazzo di quartiere, partito dal niente, che lavorava con il padre in pescheria».
Vicende, insomma, indicative: del rap come riscatto, della strada che promette e non mantiene, del buon esempio da dare, «ovvero d’investire sul proprio talento», delle difficoltà del Sud. Ma senza diventare chierichetti. «Sono dalla parte dei lavoratori in questi giorni di scioperi», dice Rocco Hunt. «So cosa significa, ho imparato la cultura dei sacrifici dai miei. Bisogna distinguere le ragioni di chi manifesta – che va ascoltato – dai comportamenti di chi saccheggia».
«Mio nonno», aggiunge Clementino, «era camionista, siamo figli di quest’ambiente. Sul ruolo del rap nelle violenze e l’inneggiare al lusso, invece, sono cauto: condanno i saccheggi, ma lo Stato non dà prospettive ai ragazzi e ridurre l’hip hop a lusso e assalti è sbagliato, io per primo parlo di umiltà e voglia di farcela». Ancora Rocco Hunt: «Abbiamo un ruolo, non va sottovalutato. Ma se appaltiamo l’educazione dei nostri figli alle canzoni, be’, abbiamo fallito».
Chissà che il palco giusto non possa essere Sanremo. «Non ci abbiamo ancora pensato», nicchiano i due, entrambi di casa all’Ariston, più di dieci anni fa da pionieri del rap in dialetto e nel 2025 nei duetti in Yes, I know my way di Pino Daniele. «Pino ci chiamava “mascalzoni”, in noi ha rivisto il groove che amava», dicono, ricordando quand’erano stati ospiti del suo ultimo concerto, nel 2014 a Napoli. Ridono ancora, ma come in una commedia all’italiana («Cleme’, quando finiamo non voglio vederti per un bel po’», scherza Rocco Hunt), lasciano l’amaro per l’ultima curva. «Tanti pregiudizi sui napoletani sono caduti, ma restiamo un Paese razzista, basti pensare a Gaza. C’è tanta strada da fare».