Bob Dylan, la possibile scaletta del concerto di Milano
di Carmine SavianoSecondo svariate leggende proliferate nel corso degli ultimi 65 anni a Bob Dylan danno fastidio parecchie cose: predicatori e affini e in sostanza chi pensa di avere la verità in tasca; ogni sorta di venditori, soprattutto quelli porta a porta; chi prova a definirlo e le interviste; gli assoli e le improvvisazioni; e soprattutto - e qui si esce dalla leggenda - gli smartphone alzati al cielo durante i suoi concerti. "Amico mio, o suono o mi metto in posa, capito?" avrebbe detto qualche anno fa dal palco a un fan che cercava lo scatto giusto da postare in rete. Al concerto di Milano che questa sera apre la sezione italiana del suo tour (poi il 5 a Roma e il 7 a Bologna) le linee guida sono comandamenti: all'ingresso i telefoni saranno imbustati e sigillati e se proprio c'è un'emergenza si lascia il proprio posto e si telefona nel foyer.
E secondo una banale deduzione empirica, a Bob Dylan da fastidio anche dare tutto per scontato. Si va ai concerti per cantare melodie e parole che ci hanno emozionati? Un enorme chissenefrega: Dylan le cambia, le nasconde, segue solo l'istinto nelle miriadi di strade che può prendere e pace a chi vive di certezze e a chi canticchia ritornelli. E forse lo fa perché a Bob Dylan da fastidio anche Bob Dylan e figurarsi quanto gli potranno mai piacere i dylaniati di tutto il mondo che desiderosi ed estasiati vogliono solo vederlo e ascoltarlo. "Solo perché ti piace la mia roba non significa che io ti sia debitore", questa l'ha detta sul serio e per la seconda volta pace a chi pensa che il costo del biglietto dia diritto al tutto incluso: Dylan sarà anche una nave in rotta verso strani, nuovi, mondi ma tra viaggio e crociera di differenze ce ne sono un bel po’.
Ma qualcosa a in cui rifugiarsi dalla tempesta, lo dice lui, c'è sempre e allora si può dire che in un intervallo di tempo abbastanza ristretto, un mese o giù di lì, la scaletta non cambia poi tanto tra un concerto e l'altro e quanto piacerebbe essere smentiti, fare la figura dei polli in contumacia. Usare con Dylan l'intelligenza artificiale è un crimine, si rischiano incubi a vita, e allora si va su setlist (o sul suo sito ufficiale) per consultare l’elenco delle ultime esibizioni e per dirsi che in linea di massima ci si potrebbe trovare di-fronte-a e in ordine casuale:
Love Sick
Watching the River Flow
It Ain’t Me, Babe
Tryin’ to Get to Heaven
Crossing the Rubicon
I Can Tell
Black Rider
Tangled Up In Blue
When I Paint My Masterpiece
Not Dark Yet
I Can’t Seem to Say Goodbye
Early Roman Kings
Soon After Midnight
Under the Red Sky
I’ve Made Up My Mind to Give Myself to You
Goodbye Jimmy Reed
Every Grain of Sand
I Shall Be Released
Like a Rolling Stone? Non la suona dal 2019. Visions of Johanna? Assente dal 2018. Knockin on heaven's door? Figuriamoci, l'ultima volta nel 2003. Mr. Tambourine Man? L'ha fatta nel 2025 e quindi bho, speriamo, magari. Fattore ambientale e omaggi alla tradizione musicale italiana? Una probabilità su un miliardo ma una eventuale versione mariachi de ‘O sole mio non sarebbe poi per il nostro chissà quale stranezza. Insomma, disconnessi, immersi nel momento e succeda quel che succeda. Per ascoltare uno che - la definizione è raccolta da Martin Scorsese nel suo “No direction home: Bob Dylan” - "un bel giorno, agli inizi degli anni sessanta del ventesimo secolo, ha ricevuto un calcio in culo dallo Spirito Santo". Amen.