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Gianna Nannini, ragazza d’oro: “Il passato non m’interessa”

(agf)

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Con la raccolta “Giannagold” la cantante celebra 50 anni di carriera: “Dovremmo tutti ambire a essere splendenti, sicuri e consapevoli”
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Si intitola Giannagold, perché questa raccolta (esce venerdì) celebra le sue nozze d’oro con la musica, ma anche perché Gianna Nannini, a cinquant’anni dal debutto, come l’oro non ha perso valore, anzi, è rimasta un bene rifugio in tempi di crisi. «Da ragazza mi sono ribellata alla mia famiglia, sono scappata di casa», ricorda la 72enne rocker senese, figlia dell’industriale Dario Nannini, che la voleva nell’azienda dolciaria di famiglia. Poi sappiamo com’è finita.

Esperimento sociale prima ancora che cantautrice, scandalo nell’Italia democristiana in cui cantava dell’aborto, locomotiva negli anni Ottanta, santona ai tempi di Sei nell’anima (2006). E oggi? «Oggi è più complesso, il mondo va veloce e farsi accettare — anche come artisti — per ciò che si è …

Si intitola Giannagold, perché questa raccolta (esce venerdì) celebra le sue nozze d’oro con la musica, ma anche perché Gianna Nannini, a cinquant’anni dal debutto, come l’oro non ha perso valore, anzi, è rimasta un bene rifugio in tempi di crisi. «Da ragazza mi sono ribellata alla mia famiglia, sono scappata di casa», ricorda la 72enne rocker senese, figlia dell’industriale Dario Nannini, che la voleva nell’azienda dolciaria di famiglia. Poi sappiamo com’è finita.

Esperimento sociale prima ancora che cantautrice, scandalo nell’Italia democristiana in cui cantava dell’aborto, locomotiva negli anni Ottanta, santona ai tempi di Sei nell’anima (2006). E oggi? «Oggi è più complesso, il mondo va veloce e farsi accettare — anche come artisti — per ciò che si è davvero è difficile», dice. «Quando ho cominciato, il femminismo era agli albori e il patriarcato era forte. Ho sfidato molti pregiudizi sulle donne, ma non per dare scandalo: semplicemente, a me veniva così. Non voglio vittimismo, amo le ragazze forti: non abbiamo finito». A sua figlia Penelope, 15 anni, cresciuta a Londra con la compagna, che dice? «Cerco di sintonizzarla su buone frequenze, è già sicura di sé. Non ha un padre, ma questo non significa necessariamente che avrebbe subito un modello patriarcale: l’errore è dividere il mondo in uomini e donne. Non è una guerra, bisogna solo sconfiggere i preconcetti sul femminile».

Eretica e tutt’altro che tradizionale, Nannini torna in scena senza retorica, «odio gli slogan e non m’interessa il passato». Anche per questo, per festeggiare, ha preso la strada contromano: una raccolta di classici, dieci dei quali — da I maschi a Latin lover, fino a Sei nell’anima — riarrangiati con l’Orchestra Sinfonica di Londra, diretta da Gavin Greenaway. Un lusso («Il modello è Lux di Rosalía»), a cui s’aggiungono degli inediti scritti con autori di generazioni successive, da Brunori Sas e Dimartino per Meraviglioso errore, a Gazzelle, coautore del brano Ricominciassimo. «Per me», sorride, «è un nuovo punto di partenza. Essere “gold” è una condizione a cui dovremmo ambire tutti: splendenti, sicuri e consapevoli. L’attivismo fa parte di me, è importante far sapere come la si pensa. Non riesco a parlare sul palco, mi interrompe l’emozione, ma nelle interviste e canzoni non mi tiro indietro».

A proposito di palco: ci tornerà a marzo con un tour nei palasport, prima di una tranche europea con un occhio alla Germania, dove è una star e non grazie agli italiani all’estero, tanto che lo scorso settembre si è esibita davanti a 20mila tedeschi alla Waldbühne, monumentale arena berlinese, con la Bohemian Symphony Orchestra Prague. Ma Nannini non vuole diventare un monumento. «In alcuni live italiani dovrebbe essere ospite Marracash, con cui quest’estate ho riletto America in America Inc., perché ormai gli Stati Uniti non sono più un sogno, ma un’azienda. Mi rimetto in gioco così. Sanremo? L’ho già vinto, nel 2008, come autrice di Colpo di fulmine. Di andare per la prima volta in gara, però, non me la sento ancora: ne riparliamo nel 2076, per il centenario del mio debutto». C’è tempo.

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