Bong ha scandagliato, con lo sguardo del cinefilo, il cuore selvaggio e il lato ferino insiti nella natura profonda della società coreana spaziando dal kaiju eiga al whodunit, dalla tragedia alla commedia. Lo storico approdo all’Oscar come Miglior Film, da parte di Parasite, è la dimostrazione della capacità del regista di intercettare un pubblico fin lì precluso al cinema coreano.
Ora si può ripercorrere in streaming la grande filmografia del regista con quattro capisaldi del suo cinema disponibili online con MYmovies ONE.
CANE CHE ABBAIA NON MORDE
Il primo lungometraggio di Bong è una sorta di versione contemporanea e paradossale dell’analisi dickensiana del disagio sociale, susseguente alla rivoluzione industriale. Non è un caso che sia un racconto per bambini di epoca vittoriana, “Il cane delle Fiandre” di Ouida, a ispirare la dissacrante rielaborazione di Cane che abbaia non morde. Se approdo e linguaggio sono dissimili, il milieu di divario sociale, tipico lascito dello sforzo economico di una potenza in ascesa, è il medesimo.
Bong costruisce un ponte invisibile tra l’Inghilterra vittoriana e lo hallyu coreano, concentrandosi sui colletti blu, i dimenticati della società, corrispettivi degli eroi di Ken Loach o Mike Leigh, in cui l’abbrutimento da disagio e la rivalsa da guerra tra poveri ha sostituito ogni consapevolezza di essere sfruttati.
MEMORIE DI UN ASSASSINO
La traduzione più corretta sarebbe “Memorie di un assassinio” – la “i” è fondamentale - per il titolo che proietta definitivamente Bong tra gli autori di maggiore interesse del cinema coreano.
Indagine su un serial killer nella Corea anni ’80 con dinamica alla Twin Peaks tra autorità locale e ispettore presuntuoso, che, anziché svelare l’assassino come in un giallo, rivela il cuore nero della dittatura.
Così come per il Pablo Larrain di Tony Manero e Post mortem, che sembra rispondere a Bong dagli antipodi del mondo, il fascismo non si comprende inquadrando le adunate o i simboli del suo potere. Lo si comprende osservando la sua capacità virale di penetrare nei gangli della società, di attecchire come una malattia dove le difese culturali sono più fragili e la frustrazione degli oppressi è più forte.
MADRE
La tragedia greca secondo Bong Joon-ho: una madre e un figlio, un delitto, dei legami indissolubili che paiono catene. La sua visione della complessità di un rapporto filiale e della coesistenza di questo con il ritardo mentale è priva del portato di compassione che deriva del cristianesimo, non è mai giudicante.
Non lascia prevalere né la pietà né la crudeltà, come nel cinema dei connazionali Kim Ki-duk e Park Chan-wook. Quella di Bong è un’altra angolazione, un punto di osservazione sulla natura delle cose che mescola i valori di una tradizione difficile da comprendere per gli studi occidentali e ne trae conseguenze inaspettate, irriducibilmente originali.
PARASITE
In Corea li chiamano “cucchiai d’oro” e “cucchiai sporchi”: ricchi e poveri, o meglio ricchissimi e poverissimi, di un Paese in cui il divario sociale è incolmabile e iniquo.
Attorno a un palazzo progettato da una archistar e a una scala che separa idealmente le classi sociali, Bong costruisce la perfetta ronde di inganni e conseguenze degli stessi, in un’ideale ripresa del capolavoro The Housemaid di Kim Ki-young – film-simbolo della Golden Age coreana - con aggiunta di un vetriolo dissacrante alla Marco Ferreri.
L’uso dei generi è sapiente, la sceneggiatura impeccabile. I premi piovuti sul film (su tutti quattro Oscar) sono la dimostrazione di quel che accade quando si trova il bilanciamento perfetto tra cinema popolare e cinema d’autore.
SCOPRI MYMOVIES ONE
Dopo la prova € 1 al mese per 3 mesi poi € 3,90