Sono passati oltre dieci anni dal terremoto del Tohoku che nel 2011 sconvolse il Giappone, e che con il conseguente maremoto rimane il disastro naturale più grave nella storia del paese. Un intervallo di tempo che, con eventi traumatici del genere, spesso inizia a produrre rielaborazioni artistiche più profonde di quelle che affondano semplicemente nella cronaca. E infatti nel 2020, in piena pandemia, il regista Ryota Nakano gira un film che parla del terremoto ma non solo, e che anzi ne fa lo spartiacque in una storia sull’amore familiare, la crescita personale e il valore trasformativo del ritratto fotografico.
Foto di famiglia ora giunge in streaming sulla piattaforma di MYmovies ONE, pronto a farsi ammirare dagli spettatori nella sua duplice veste di commedia - anche candida e ingenua - che poi all’improvviso si tinge di dramma, non soltanto per quanto avvenuto nel 2011 ma per come ci racconta delle sottili dinamiche amare di tutte le famiglie, quelle amplificate dal tempo che passa e dalla ripetizione. Gli spettatori faranno bene, quindi, a preparare i fazzoletti. Si tratta di una storia vera che ricalca le orme di un fotografo di una certa fama in Giappone, ma quando lo incontriamo non è altro che Masashi, ultimo figlio del clan degli Asada. Con le sue foto, il ragazzo riesce a mettere in contatto i suoi parenti con le vite che non hanno mai vissuto, organizzando divertenti scenette per ritrarre il papà come un pompiere, il fratello nei panni di un pilota di Formula 1, e la mamma addirittura come moglie di un pericoloso gangster yakuza.
Masashi trova quindi il suo personale linguaggio affettivo, di connessione non solo con la famiglia ma con tanti estranei, che alla lunga lo porterà anche a produrre un libro e alla realizzazione personale. Gli scatti sono insieme un ricordo, un’invenzione, un’identità. Ma a questa idea delle foto come spazio di comunione emotiva il regista associa un contrappeso che dà sostanza al film: fotografare le persone che amiamo è un atto che immortala il do ut des del rapporto che ci lega a loro.
Già, perché Foto di famiglia nel suo linguaggio ampio e popolare è anche la cronaca di una maturazione, con un protagonista di buon cuore ma un po’ scapestrato, più pronto a scusarsi per il suo comportamento di quanto non lo sia a cambiarlo. È anche merito dell’attore Kazunari Ninomiya se il pubblico non perde mai di vista l’essenziale bontà del personaggio, grazie a un’interpretazione di grande trasparenza emotiva che poi lo rende il conduttore ideale del pathos altrui. Ci vorrà il costante - e forse eccessivo - supporto della famiglia e della fidanzata Wakana nel corso degli anni, oltre che l’imprevedibilità tragica degli eventi, per vederlo sbocciare in una piena consapevolezza di sé che può finalmente mettersi al servizio della collettività.
Quando si tratterà di salvare e preservare gli album di foto delle vittime del terremoto, questi piccoli oggetti diventeranno vera misura identificatrice dell’umano. E Masashi - più di chiunque altro - sarà al posto giusto nel momento giusto per apprezzarla, perché anche nei suoi scatti si nascondevano, tra i costumi buffi e le pose in primo piano, delle storie dentro le storie, delle amarezze dietro ai sorrisi. Forse è questo il segreto delle nostre foto preferite di una persona cara, che ci fanno tornare ad ammirarle ancora e ancora nel corso degli anni.