Spettacoli

Addio a Massimo Catalano:
il "filosofo" di Quelli della notte

Aveva 77 anni, si è spento ad Amelia, in Umbria, dopo lunga malattia. Apprezzato jazzista, era diventato celebre per i suoi aforismi nel programma in "Quelli della notte". Renzo Arbore: "Un maestro di ironia"

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ROMA - E' morto la scorsa notte Massimo Catalano, 77 anni, musicista celebre per la sua partecipazione al programma di Renzo Arbore Quelli della notte. Catalano viveva ad Amelia, in Umbria. Si è spento dopo una lunga malattia. L'artista era diventato famoso per le sue "perle di saggezza" che dispensava nel salotto di Arbore&co., tipo "è meglio sposare una donna ricca, bella e intelligente che una donna brutta, povera e stupida".
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"È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati". Oppure: "È meglio lavorare poco e fare tante vacanze, piuttosto che lavorare molto e fare poche vacanze". Catalano infilava i suoi aforismi nelle digressioni di Riccardo Pazzaglia, nel corso dei lunghi e surreali dibattiti che animavano il programma che nel 1985 divenne un cult assoluto di RaiDue. Catalano, il "dandy" del gruppo, cachecol in seta, camicia sbottonata e atteggiamento da viveur, era in realtà un apprezzato jazzista che, proprio come nelle jam session, si divertiva a improvvisare con Arbore e con gli altri compagni dell'avventura che rivoluzionò l'intrattenimento della tv italiana.
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Negli anni Sessanta Catalano aveva fatto parte dei Flyppers, un gruppo musicale che all'epoca riscosse un grandissimo successo, lanciando in Italia il cha cha cha e vendendo 4 milioni di dischi. Oltre a Catalano alla tromba, la band era composta dal fratello Maurizio Catalano al contrabbasso, da Franco Bracardi al pianoforte, Romolo Forlai al vibrafono e alle percussioni, Fabrizio Zampa alla batteria e, per un anno, nel 1961, Lucio Dalla al clarinetto.
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"Siamo tutti mobilitati, noi appassionati vecchi musicisti del jazz. La perdita di Massimo è importante. Rimarrà nel nostro lessico, resta il re della banalità. Ormai è diventato un must dire 'è una catalanata":  così Renzo Arbore commenta la scomparsa dell'amico, "era malato da tempo aveva perso la moglie nell'agosto dello scorso anno. Era rimasto solo".  "Io lo avevo conosciuto a Napoli, quando venne a fare una serata, entrambi venivamo dal jazz tradizionale e quando sono venuto a Roma abbiamo suonato insieme, abbiamo passato delle nottate meravigliose a casa mia. A Quelli della notte era spiritoso. Mi disse 'non vorrei solo suonare la tromba' e così gli domandai 'sai dire delle banalità?'. Cominciammo a scherzare e vennero fuori le sue frasi".

Per Arbore "la passione, l'ironia e il sorriso sono sempre state le caratteristiche di Massimo, che volutamente si era ritirato. La sua eclissi non era dovuta a un calo di popolarità - conclude - preferiva vivere in campagna, con la moglie e gli amici". Catalano aveva espresso la volontà di essere cremato, senza esequie funebri.