LOS ANGELES - Famosa solo per essere famosa, capace solo di una cosa, l'autopromozione, cos'altro avrebbe potuto fare Paris Hilton, se non intepretare se stessa? L'ereditiera compare in un cameo in The Bling Ring, il nuovo film di Sofia Coppola presentato all'ultimo Festival di Cannes, che racconta le vicende di un gruppo di adolescenti - un caso realmente accaduto - autori di furti seriali nelle ville dei ricchi e famosi di Hollywood. Fra le vittime - siamo nel 2009 - la Hilton, Lindsay Lohan, Megan Fox, Orlando Bloom. Una piccola banda di diciottenni, e un ragazzo coetaneo, della Los Angeles bene, che volevano "essere come le star" e quindi pensavano che ciò si realizzasse entrando nelle loro case, imbucandosi ai loro party, impossessandosi dei loro oggetti, preziosi e non. La combriccola fu poi sgominata dalla polizia di Los Angeles e parte del maltolto restituito ai legittimi proprietari. Sofia Coppola ha deciso di farne un film con - fra gli altri - Emma Watson e Taissa Farmiga. La regista torna a parlare di celebrità dopo Somewhere, e delle conseguenze negative che la celebrità può avere. Paris Hilton ha aperto a Sofia Coppola le porte della sua villa di Beverly Hills, la stessa in cui la banda riuscì a entrare qualche anno fa.
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Paris, ci racconta come è avvenuto il suo incontro con Sofia Coppola e il suo coinvolgimento personale nella produzione di The Bling Ring?
"Era il mio compleanno, lo scorso anno, e Sofia ne ha approfittato per venire a farmi gli auguri ma soprattutto per raccontarmi che stava preparando il film su The Bling Ring, che era il soprannome dato alla banda di ladri. Si guardò intorno, eravamo appunto a casa mia, e mi disse che sarebbe stato difficile ricreare gli interni così com'erano. 'Non sarebbe fantastico se potessimo girare davvero qui, sul luogo del crimine?'. Io le ho detto subito 'perché no? facciamolo!'. L'ho fatto perché è un'autrice che stimo moltissimo. Se me lo avesse chiesto qualcun altro, non avrei avuto la stessa reazione, in quella casa sono stata derubata tante di quelle volte che il pernsiero di ospitare una troupe di estranei mi terrorizza".
Ma di Sofia si è fidata.
"Certo, è una di quelle artiste a cui non puoi dire di no, una donna di un talento e una sensibilità uniche, la sua classe, la sua eleganza sono fuori dal comune. Sapevo che non avrebbe portato dentro casa mia persone non fidate".
C'è una sequenza in cui si vedono le federe dei cuscini con la sua immagine.
"È tutto vero, ho dato a Sofia il permesso di girarla perché volevo fare dell'autoironia, erano federe di tessuto speciale che una mia amica mi aveva regalato, e ci tenevo a custodirle, come ricordo di tante altre cose fatte col mio lavoro di stilista. La mia casa è piena di ricordi e di oggetti che dimostrano quanto io sia orgogliosa di quel che faccio".
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Quante volte è stata derubata dalla banda?
"Ben sei. Che scema, vero? Ma il più delle volte è accaduto quando ero fuori per lavoro, in viaggio. Quando tornavo a casa non c'era nulla fuori posto, neanche il mio staff si accorgeva di qualcosa. Quei ragazzi erano bravi a non lasciare traccia. Me ne sono resa conto solo dopo l'ultimo furto, quando mi hanno rubato gioielli per milioni di dollari. Ma prima di quel colpo, si erano portati via solo piccole cose, ci è voluto del tempo per accorgersene".
Suo fratello li incontrò in un locale e si accorse che indossavano abiti suoi.
"Sì, capì che c'era qualcosa di strano e li fece buttare fuori. E comunque, avevano messo su Facebook le foto con le cose rubate in casa mia. Volevano diventare famosi così. È come se dicessero: che gusto c'è a commettere un crimine di quel tipo se non lo fai sapere agli altri?".
Lei non si sente in parte responsabile di questa smania di visibilità?
"No, anzi, credo che su di me si dicano molte cose sbagliate. Prima di tutto per via del mio cognome, Hilton, e per la storia della mia famiglia. Sì, va bene, ho un background da privilegiata, ma non è vero che io sia solo una viziata, che mi sia ritrovata tutto e che non abbia lavorato un solo giorno in vita mia. Al contrario, ho messo in piedi la mia linea di moda da sola, con le mie mani e la mia creatività. Ho lavorato duro, sono una che ha i piedi per terra, l'opposto di come mi ritraggono i media. Non sono Kim Kardashian, sono una designer con diciassette linee di prodotti e uffici in tutto il mondo. Tante delle cose rubate a casa mia erano miei prodotti, borse, occhiali da sole, scarpe. Tutti gli accessori che la gente mi vede indossare sono in realtà prodotti che io creo e metto in commercio. Sono la prima modella e promoter dei miei prodotti. C'è qualcosa di male?".
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Paris, ci racconta come è avvenuto il suo incontro con Sofia Coppola e il suo coinvolgimento personale nella produzione di The Bling Ring?
"Era il mio compleanno, lo scorso anno, e Sofia ne ha approfittato per venire a farmi gli auguri ma soprattutto per raccontarmi che stava preparando il film su The Bling Ring, che era il soprannome dato alla banda di ladri. Si guardò intorno, eravamo appunto a casa mia, e mi disse che sarebbe stato difficile ricreare gli interni così com'erano. 'Non sarebbe fantastico se potessimo girare davvero qui, sul luogo del crimine?'. Io le ho detto subito 'perché no? facciamolo!'. L'ho fatto perché è un'autrice che stimo moltissimo. Se me lo avesse chiesto qualcun altro, non avrei avuto la stessa reazione, in quella casa sono stata derubata tante di quelle volte che il pernsiero di ospitare una troupe di estranei mi terrorizza".
Ma di Sofia si è fidata.
"Certo, è una di quelle artiste a cui non puoi dire di no, una donna di un talento e una sensibilità uniche, la sua classe, la sua eleganza sono fuori dal comune. Sapevo che non avrebbe portato dentro casa mia persone non fidate".
C'è una sequenza in cui si vedono le federe dei cuscini con la sua immagine.
"È tutto vero, ho dato a Sofia il permesso di girarla perché volevo fare dell'autoironia, erano federe di tessuto speciale che una mia amica mi aveva regalato, e ci tenevo a custodirle, come ricordo di tante altre cose fatte col mio lavoro di stilista. La mia casa è piena di ricordi e di oggetti che dimostrano quanto io sia orgogliosa di quel che faccio".
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Quante volte è stata derubata dalla banda?
"Ben sei. Che scema, vero? Ma il più delle volte è accaduto quando ero fuori per lavoro, in viaggio. Quando tornavo a casa non c'era nulla fuori posto, neanche il mio staff si accorgeva di qualcosa. Quei ragazzi erano bravi a non lasciare traccia. Me ne sono resa conto solo dopo l'ultimo furto, quando mi hanno rubato gioielli per milioni di dollari. Ma prima di quel colpo, si erano portati via solo piccole cose, ci è voluto del tempo per accorgersene".
Suo fratello li incontrò in un locale e si accorse che indossavano abiti suoi.
"Sì, capì che c'era qualcosa di strano e li fece buttare fuori. E comunque, avevano messo su Facebook le foto con le cose rubate in casa mia. Volevano diventare famosi così. È come se dicessero: che gusto c'è a commettere un crimine di quel tipo se non lo fai sapere agli altri?".
Lei non si sente in parte responsabile di questa smania di visibilità?
"No, anzi, credo che su di me si dicano molte cose sbagliate. Prima di tutto per via del mio cognome, Hilton, e per la storia della mia famiglia. Sì, va bene, ho un background da privilegiata, ma non è vero che io sia solo una viziata, che mi sia ritrovata tutto e che non abbia lavorato un solo giorno in vita mia. Al contrario, ho messo in piedi la mia linea di moda da sola, con le mie mani e la mia creatività. Ho lavorato duro, sono una che ha i piedi per terra, l'opposto di come mi ritraggono i media. Non sono Kim Kardashian, sono una designer con diciassette linee di prodotti e uffici in tutto il mondo. Tante delle cose rubate a casa mia erano miei prodotti, borse, occhiali da sole, scarpe. Tutti gli accessori che la gente mi vede indossare sono in realtà prodotti che io creo e metto in commercio. Sono la prima modella e promoter dei miei prodotti. C'è qualcosa di male?".