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La Barbie ingegnere che non sa programmare

Un libro, "I Can Be a Computer Engineer", lascia credere alle bambine di poter scegliere il mestiere dei loro sogni. Sfogliando le pagine, però, alla fine Barbie risulta incapace senza l'aiuto di due uomini, Steven e Brian. E sulla casa di produzione di giocattoli Mattel cala la scure del sessismo
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Da piccoli c’è chi sogna di fare l’astronauta, chi la ballerina, chi l’attore e chi l’ingegnere. O forse no. Barbie, ad esempio, sa già che non potrà mai essere un ingegnere. Perlomeno così ha deciso il suo creatore, la statunitense Mattel Inc., una delle più grandi case produttrici di giocattoli del mondo, che nella serie di libri intitolati I Can Be ("Io posso essere") attribuisce alla bambola diversi ruoli: il politico, la star sportiva e l’ingegnere informatico per poi precisare, però, che in quest’ultimo caso l’aiuto di un uomo è fondamentale. Così, quello che dovrebbe essere un libro scritto come fonte d’ispirazione per tante bambine si trasforma in un caso su cui si posa l’ombra pesantissima del sessismo.

In poco tempo la Mattel si è trovata al centro di una tempesta di fuoco. Tutto è cominciato con un post scritto da Pamela Ribon, grafica dei Wa…
Da piccoli c’è chi sogna di fare l’astronauta, chi la ballerina, chi l’attore e chi l’ingegnere. O forse no. Barbie, ad esempio, sa già che non potrà mai essere un ingegnere. Perlomeno così ha deciso il suo creatore, la statunitense Mattel Inc., una delle più grandi case produttrici di giocattoli del mondo, che nella serie di libri intitolati I Can Be ("Io posso essere") attribuisce alla bambola diversi ruoli: il politico, la star sportiva e l’ingegnere informatico per poi precisare, però, che in quest’ultimo caso l’aiuto di un uomo è fondamentale. Così, quello che dovrebbe essere un libro scritto come fonte d’ispirazione per tante bambine si trasforma in un caso su cui si posa l’ombra pesantissima del sessismo.

In poco tempo la Mattel si è trovata al centro di una tempesta di fuoco. Tutto è cominciato con un post scritto da Pamela Ribon, grafica dei Walt Disney Studios, sul suo blog. La disegnatrice, mamma di una bambina di due anni, ha iniziato a sfogliare il libro colma di aspettative fino alla “pagina della vergogna”. È mattina presto e Barbie è già a lavoro sul suo portatile. “Cosa fai?”, le chiede Skipper. “Sto disegnando un gioco che spieghi ai bambini come funzionano i computer – risponde Barbie – Il protagonista è un robot-cagnolino che conosce simpatici trucchetti”. Fin qui nulla da eccepire. “Che cagnolino dolce -  esclama Skipper - posso giocarci?”. Ed ecco la risposta che Barbie dà con tutta la leggerezza che la contraddistingue e che ha scandalizzato la signora Ribon e, dopo di lei, il Web: “Ho solo disegnato l’idea! Per realizzarla avrò bisogno dell’aiuto di Steven e Brian”.

La speranza di colmare il divario di genere che domina l’industria tecnologica muore nel titolo del libro: ai lettori basta infatti arrivare alla seconda pagina per capire che Barbie è assolutamente incapace e incompetente. Andando avanti nella lettura le cose addirittura peggiorano: Barbie prima manda in blocco il pc, poi “contagia” quello di Skipper con un virus perché non segue i consigli della sua insegnate di informatica su come riparare un computer (chissà, forse proprio perché non c’è da fidarsi delle donne per queste cose...) e solo con l’arrivo dei suoi amici riesce a uscire dalla spiacevole situazione in cui si è cacciata. Ma, da vero stereotipo femminile, se c’è una cosa che Barbie non perde mai è lo stile e infatti, per tutto il racconto, Barbie-programmatore indossa una vistosa e luccicante collana che ha per ciondolo una chiavetta Usb a forma di cuore.

La Mattel ha provato a giustificare la gaffe così: “Il ritratto di Barbie in questa specifica storia non riflette l’idea che il brand ha di Barbie. Crediamo che le bambine debbano crescere con la consapevolezza di poter fare tutto quello che desiderano, in un mondo senza limiti”. Devono essersi davvero sentiti sotto accusa perché il messaggio della casa produttrice di giochi continua: “Chiediamo scusa se questo libro non riflette quei principi. D’ora in avanti tutti i libri su Barbie saranno scritti per stimolare l’immaginazione delle bambine”. Ma la Rete non perdona tanto facilmente. Sono bastate una manciata di ore per vedere online, perfetto e funzionante, non solo un sito ma anche un hashtag su Twitter: "FeministHackerBarbie". La pagina Internet permette agli utenti di riscrivere il  libro. In altre parole, i disegni sono gli stessi ma le conversazioni sono personalizzabili. Il nuovo fumetto, con tanto di hashtag, si può poi condividere sul social network. Se la Mattel dovesse avere bisogno di fonti d'ispirazione, in Rete c'è chi sa creare una vera Barbie ingegnere. E, sorpresa, è una donna.