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La strana coppia: Rob Zombie e Groucho Marx

Il regista horror, impegnato sul set di "31", ha annunciato un film biografico sul celebre artista scomparso nel 1977, basandosi su una biografia dell'ex segretario Steve Stoliar, che ne racconta gli ultimi anni di vita

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La notte prima di Halloween i protagonisti del film vengono rapiti e costretti a partecipare a un gioco sadico e omicida: dal set dell'annunciato 31 Rob Zombie passa ai baffetti irreverenti di Groucho Marx. Una notizia che ha lasciato di stucco i suoi fan quella del nuovo progetto del regista horror, di solito alle prese con apparizioni demoniache, assassini e scene di terrore.

Il regista è sempre stato un grandissimo fan del terzo, e più celebre, dei cinque fratelli Marx, ma un libro lo ha letteralmente folgorato. È un adattamento di Raised Eyebrows: My Years Inside Groucho's House di Steve Stoliar, che fu per qualche tempo il suo segretario e archivista, e racconta gli ultimi anni di vita del comico. A firmare la sceneggiatura sarà Oren Moverman, ex giornalista israeliano ora sceneggiatore e regista. L'idea è una sorta di Groucho Marx Sunset Boulevard. Zombie, infatti, non nasconde di ispirarsi a Bill Wilder e al suo Viale del tramonto, come ha dichiarato a Deadline. "Si tratta di una storia triste e molto oscura su una delle più grandi stelle di Hollywood". Questa volta non sarà la risata, dunque, a farla da padrona.
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L'American Film Institute ha inserito i fratelli Marx al ventesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema. Tra i tre è stato Groucho il fratello leader: quello svagato, con il sigaro perennemente tra le labbra, capace di trascinare qualsiasi situazione in uno stato di grazia e bizzarra anarchia. Julius Herny Marx fece una lunga gavetta nel varietà e conquistò Broadway prima di approdare al cinema e divenire un'icona della comicità. Ricevette un Oscar alla carriera nel 1974.

Non solo un humour graffiante, ma anche una capacità di reinventarsi: è questo che ha permesso a Groucho di intraprendere un'altra carriera quando è iniziato il declino del trio Marx, con Harpo e Chico, all'inizio degli anni Quaranta. Prima della distribuzione del Bazar delle follie (nel 1941) Groucho aveva espresso l'intenzione di lasciare il cinema e non di non volersi più mettere dietro "quei baffi fasulli". Prigioniero del suo personaggio, continuò a comparire sporadicamente insieme ai due fratelli in alcuni film, per lo più - si pensa - per aiutare Chico, in ristrettezze finanziare a causa del vizio del gioco d'azzardo e al tempo stesso prese parte a numerosi show radiofonici.

Nel 1970 Groucho ha oramai 80 anni. Dopo il divorzio dalla terza moglie Eden Hartford, viene sottoposto a un intervento chirurgico per le adenoidi. Nel 1971 è colpito da un leggero ictus che ne compromette lievemente le articolazioni vocali e l'attività cerebrale. Non gode di ottima salute, dunque, quando conosce la ventinovenne Erin Fleming, un'aspirante attrice di origine canadese, che diventa la sua segretaria e manager, spronandolo a riprendere l'attività artistica. Una figura controversa quella di Erin, accusata in seguito da uno dei figli di Marx di averlo influenzato e plagiato.

Ci sarà anche lei nel film di Rob Zombie, che si concentra sulla seconda metà degli anni Settanta. Stoliar fu per tre anni testimone - e protagonista - della vita dell'attore, di cui divenne un collaboratore fidato arrivando ad abitare insieme a lui, nella sua casa. Tutto è finito nel libro, pubblicato per la prima volta nel 1996, che tanto ha colpito il regista horror. Groucho in quel periodo fece frequenti apparizioni, spesso a fianco della Fleming, nel talk show televisivo condotto dal presentatore Dick Cavett e nella situation comedy The Bill Cosby Show, nonostante fosse un po' malconcio. Stoliar, tra aneddoti e retroscena, tratteggia la lenta parabola della vecchiaia: quando si perdono gradualmente dignità e autonomia, sul viale del tramonto. Il tramonto di Groucho Marx, sul quale spetta ora a Rob Zombie far luce.