Una voce attraversa "La vie en rose": cento anni di Edith Piaf
Una voca unica, graffiata dal dolore e dalla forza che hanno segnato tutta la sua vita e la sua opera. Edith Piaf, nata il 19 dicembre del 1915 con il nome di Edith Giovanna Gassion, era soprannominata 'passerotto'. Figlia di due artisti di strada iniziò a cantare quando era solo una bambina. Poi, ancora 17enne, ebbe la sua prima figlia, morta a due anni di età. Un'esistenza difficile che non le impedirà di diventare un mito e ad incontrare artisti e intellettuali della scena parigina, come Albert Camus, Charles Aznavour e George Moustaki, che scrisse per lei ''Milord''. Nel 1945 incise la celeberrima ''La vie en rose'', che di lì a poco diventerà l'emblema della nuova vita di una Francia schiacciata dalla guerra. Poi ci furono gli amori tormentati. Come quello con il campione di pugliato Marcel Cerdan, morto in un incidente aereo a un anno dalle nozze con Edith. O quello con l'attore greco Theo Lamboukas. La salute della cantante inizia però a vacillare: dapprima viene colpita dall'artite reumatoide, poi un grave incidente stradale la porterà a far uso di antidolorifici e morfina fino alla sua morte nel 1963. Stretta nella solitudine e nella malinconia la sua voce ha continuato ad echeggiare sui palchi di tutto il mondo con il suo inno alla vita e alla gioia: ''Non, je regrette de rien''. Foto dall'archivio Getty Images