John Cale è a pochi metri di distanza, chiuso in un auditorium a provare il suo concerto del 3 aprile alla Philharmonie. All'anteprima per la stampa della mostra dedicata ai Velvet Underground e alla New York degli anni 50-60 non si affaccerà nemmeno. “Non siamo neanche sicuri che verrà martedì alla vernice”, dice Carole Mirabello, curatrice assieme Christian Fevret - cofondatore del settimanale “Les Inrockuptibles” - di “The Velvet Underground – New York Extravaganza” (dal 30 marzo al 31 agosto). La viola dei Velvet si è forse stancata del mito? In fondo, alla breve parabola della band madre del rock d'avanguardia, nonna del punk e ispiratrice di Bowie, Cale ha partecipato solo un paio d'anni sui cinque totali. Nell'expo della Philharmonie sarà comunque all'onore. Il primo disco del Velvet, la celebre banana, compie mezzo secolo e, assieme a Moe Tucker oramai lontana dalle scene, Cale è oggi l'unico che possa raccontarlo.
Il visitatore è accolto dalla voce di Allen Ginsberg che legge la sua celebre “America”. Niente di meglio per introdurre i Velvet Underground e la città nella quale è nata una band plasmata da Andy Warhol, con la disperazione di Lou Reed, le sperimentazioni elettriche di Cale, il suono primitivo della batteria di Moe Tucker (una donna alla batteria!), la chitarra elegante di Sterling Morrison e la voce, una voce come mai più ne esisteranno nel rock, della modella tedesca Nico. Ognuno di loro ha diritto a una silhouette nera come un bersaglio da tiro, con il racconto di una vita, tra opere e immagini. Tra le silhouette ci sono gli inquilini della Factory: Andy Warhol, ma anche Edie Sedgwick, Barbara Rubin, Gerard Malanga, Paul Morrissey. Poi Allen Ginsberg, LaMonte Young, il pre Velvet Angus MacLise e molti altri.
Su uno schermo scorrono i film underground di Barbara Rubin; c'è una edicola con la free press psichedelica della controcultura e una sezione dedicata al primo disco, alla leggendaria banana di Warhol (“La prima copertina creata, non una fotografia” dice Carole Mirabello) nella sua oltraggiosa versione rosa e in quella gialla, definitiva. La lunga serie di meravigliose fotografie in bianco e nero di Fred McDarrah mostrano la New York dei Velvet: Kerouac che recita all'Artist Studio, Ginsberg e Orlowsky, il Cafè La MaMa, il Living Theatre chiuso per censura, Bob Dylan, Diane Arbus, Woody Allen ventisettenne che declama al Gaslight Café. C'è una sezione dedicata al Café Bizarre, 6th avenue, prima residenza dei Velvet, bar al quale Warhol li sottrasse per portarli alla Factory. E ci sono le foto del primo concerto dell'era Warhol. 13 gennaio 1966, Hotel Delmonico. I Velvet con Nico e Edie Sedgwick suonano (e non solo) a una convention di allibiti psichiatri. “Per una volta qualcuno ha fatto un elettrochoc a loro!” commentò il giorno dopo un giornalista sul New York Times.