Kirk Douglas, i cent'anni dell'ultimo Leone di Hollywood
Filippo Brunamonti
Il 9 dicembre varca la soglia del secolo il figlio di immigrati russi che un tempo si chiamava Issur Danielovitch Demsky. Settantacinque film, l'Oscar alla carriera vent'anni fa. "Ho costruito un'intera carriera interpretando figli di puttana"
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È IL 1958 e su una terrazza di Parigi Kirk Douglas, 42 anni, incontra l'attrice France Roche per parlare - in un francese impeccabile - del suo prossimo film, Il discepolo del diavolo, tratto da Bernard Shaw. "Produrrò I vichinghi" dichiara in tv. "Credo di non essere l'unico attore a Hollywood a voler diventare produttore. Ci sono Gregory Peck, Burt Lancaster, Laurence Olivier e Marlon Brando. Cinque anni fa i produttori televisivi in America avevano paura di fare il salto nel cinema perché pensavano che con la televisione non si potesse fare altro. A mio avviso, c'è un posto per la televisione e un posto per il cinema. Io aspiro a essere molto più di un attore".
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Considerato all'unanimità da critica e pubblico tra le star più grandi della storia del cinema Kirk Douglas, attore e produttore, arrivato a 103 anni con una filmografia spaventosa che va dal 1946 al 2004. Più adatto ai drammi che alla commedia, dopo essere stato l'insensibile pugile Midge ne Il grande campione, conquista definitivamente la fama nei panni di Chuck Tatum, lo spietato e cinico giornalista che ne L'asso nella manica di Billy Wilder mette in pericolo la vita di un minatore. Dopo aver lavorato con William Wyler e Vincente Minnelli, fonda una propria società con la quale autoproduce i suoi maggiori successi. Ha lavorato in Orizzonti di Gloria con un giovanissimo Stanley Kubrick e per lo stesso regista è diventato lo schiavo Spartacus nell'omonimo film. Durante la sua carriera è stato diretto da registi come Henry Hathaway, King Vidor, John Sturges, John Huston, Elia Kazan e Joseph L. Mankiewickz. Tre volte nominato all'Oscar senza mai riscuoterne uno, se non quello alla carriera nel 1996, è attualmente l'attore più anziano a detenerne uno. Curiosità: nel suo ultimo film Illusion interpreta un produttore alla fine della vita che rimpiange di non aver costruito un rapporto col figlio. Nella vita reale invece l'attore ha avuto quattro figli con cui va molto d'accordo, tutti impegnati a titolo diverso nel mondo dello spettacolo.
Attualissimo nello stile, nel modo di porsi, nelle idee, pericolosamente vicino all'area naïf dell'industria, Kirk Douglas è stato uno dei primi divi - insieme a Rock Hudson, Henry Fonda, Paul Newman, Clint Eastwood, Robert Redford - a usare la spina dorsale dell'eroe e della mascolinità per fondare un nuovo pensiero. Dentro il sistema ma da outsider. "Non importa che la gente per strada a New York mi fermi e mi scambi per Douglas Fairbanks. Io sto dalla parte della virtù. La virtù non è fotogenica. Che cosa significa essere un bel ragazzo? Nulla, ecco cosa. Un grande, grosso zero con un sorriso per tutti. E lo posso affermare perché ho costruito un'intera carriera interpretando figli di puttana". Cent'anni di Kirk Douglas - le lancette del compleanno sono puntate al 9 dicembre - si portano in pari con il sarcasmo e la geografia mutante del suo corpo. Per l'occasione, il 2 maggio 2017, arriverà in libreria il dodicesimo libro di Douglas, scritto con la moglie, Anne Buydens Douglas, 62 anni, e intitolato Kirk and Anne: Letters of Love, Laughter, and a Lifetime in Hollywood. Pugile ne Il grande campione, il film di Mark Robson che gli è valso la prima nomination all'Oscar, trombettista in Chimere accanto a Lauren Bacall e Doris Day, giornalista in L'asso nella manica di Billy Wilder, una seconda nomination per Il bruto e la bella di Vincente Minnelli, e la terza per il ritratto di Vincent van Gogh in Brama di vivere. A questi si aggiungono Orizzonti di gloria e Spartacus di Stanley Kubrick (aiutò lo sceneggiatore Dalton Trumbo a scongelare la blacklist di Hollywood e gli assegnò un credit nel film), Il giorno della vendetta di John Sturges, Solo sotto le stelle di David Miller e Sette giorni a maggio di John Frankenheimer.
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La Golden Age di Hollywood, dicono, comincia e finisce con Kirk: "Negli anni Cinquanta mi battevo contro il maccartismo, oggi faccio lo stesso con i razzisti". Lo scorso ottobre ha ricevuto una torta di compleanno in anticipo, durante il 95mo anniversario per il Motion Picture & Television Fund al MPTF Wasserman Campus di Woodland Hills. Introdotto da George Clooney, il figlio di Kirk, Michael, ha orchestrato l'Happy Birthday al papà guidando tutta la platea e menzionato i 75 film a cui ha preso parte (mai un sequel). “Non c'è stato mai uno Spartacus 2, nessun 8 giorni a maggio, niente Un'altra sfida all'O.K. Corral".
Kirk Douglas, quando Spielberg gli consegnò l'Oscar alla carriera
Premio Oscar alla carriera il 25 marzo 1996, l'UCLA (University of California di Los Angeles) gli ha appena dedicato la retrospettiva Kirk: A Centennial Celebration, al Billy Wilder Theater dell'Hammer Museum. Un omaggio dei giovani studenti che Kirk Douglas considera "il sale della Terra". È nato nel 1916 da genitori russi immigrati. Dopo aver servito la US Navy nella Seconda guerra mondiale ha cambiato il suo nome da Issur Danielovitch Demsky a Kirk Douglas e si è aggiudicato il primo ruolo ne Lo strano amore di Marta Ivers (1946), un noir con Barbara Stanwyck. È sposato con Anne Buydens dal '54. Entrambi attivi in campo filantropico, attraverso la Douglas Foundation hanno scelto di destinare 50 milioni di dollari a cinque organizzazioni non profit, tra cui la Motion Picture & Television Fund, il Center Theater Group a Culver City e l'Anne Douglas Center for Women che offre riparo, cibo e lavoro ai bisognosi di Mission, Los Angeles. Nel libro di memorie e fotografie, My Stroke of Luck, Douglas rivela che l'ictus che lo ha colpito vent'anni fa è stato "una benedizione" poiché "ho imparato a non dare nulla per scontato. Ora che la capacità di comunicare è rallentata posso pensare in maniera più accorta a quello che dirà la mia lingua. Sono fortunato a non essere rimasto completamente paralizzato e a non esser morto. Nonostante la depressione, finalmente apprezzo il dono della vita. A salvarmi sono stati lo humor e mia moglie Anne che tutti i giorni mi dice: Muovi il culo e scendi dal letto".
Kirk Douglas, l'ultimo leone di Hollywood. "La mia vita in queste poesie"
Kirk ha ricevuto la Medaglia della Libertà e gli onori del presidente Bill Clinton al Kennedy Center Honorees nella East Room della Casa Bianca nel 1994. Insieme a lui, Aretha Franklin, Morton Gould, Harold Prince e Pete Seeger. Dopo aver visto i film di Douglas con Hillary, ex first lady, Clinton dirà: "Mi domando se, quando l'amministrazione volgerà a termine, ci ritroveremo in film come Spartacus o Sfida all'O.K. Corral". A cent'anni da se stesso, e dal suo mito, Kirk continua a ideare e a scrivere lettere aperte a persone che aspirano a diventare presidenti degli Stati Uniti. "Il presidente Obama, eletto due volte dagli americani, ha abitato in una casa che era stata costruita dagli schiavi. Non possiamo azzerare gli errori della Storia ma ogni forma di discriminazione e razzismo va bandita dal paese e nel mondo. Sono un ebreo che ammira Papa Francesco, penso sia un uomo buono per tutte le religioni. Un umile in mezzo ai poveri. Lui sì che vive nella carità".