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Thom Yorke vs. Ken Loach: "Ecco perché suoneremo a Tel Aviv"

Il leader dei Radiohead risponde su Twitter all'attacco del regista contro la decisione della band di Oxford di esibirsi in Israele: "Non appoggiamo Netanyahu ma neanche Trump"
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"Suonare in un Paese non equivale a sostenere il suo governo". Thom Yorke su Twitter replica a Ken Loach che lo accusa di voler suonare in Israele il prossimo 19 luglio. Quella del regista britannico è l'ennesima voce che si alza contro i Radiohead, che non vogliono cancellare il concerto a Tel Aviv malgrado una petizione firmata da oltre mille artisti, tra cui Roger Waters, in segno di critica verso il governo israeliano per la sua politica di prevaricazione nei confronti del popolo palestinese.
 
"La scelta è semplice - sintetizza Loach con un tweet indirizzato a Thom Yorke - i Radiohead devono decidere se sono dalla parte degli oppressi o degli oppressori".
 Thom Yorke era già intervenuto sulla petizione in un'intervista a Rolling Stone, definendo “offensiva” la richiesta dei colleghi: “È decisamente irrispettoso presumere che non siamo informati su quanto accade o che siamo ritardati al punto di no…
"Suonare in un Paese non equivale a sostenere il suo governo". Thom Yorke su Twitter replica a Ken Loach che lo accusa di voler suonare in Israele il prossimo 19 luglio. Quella del regista britannico è l'ennesima voce che si alza contro i Radiohead, che non vogliono cancellare il concerto a Tel Aviv malgrado una petizione firmata da oltre mille artisti, tra cui Roger Waters, in segno di critica verso il governo israeliano per la sua politica di prevaricazione nei confronti del popolo palestinese.
 
"La scelta è semplice - sintetizza Loach con un tweet indirizzato a Thom Yorke - i Radiohead devono decidere se sono dalla parte degli oppressi o degli oppressori".
 Thom Yorke era già intervenuto sulla petizione in un'intervista a Rolling Stone, definendo “offensiva” la richiesta dei colleghi: “È decisamente irrispettoso presumere che non siamo informati su quanto accade o che siamo ritardati al punto di non riuscire a prendere delle decisioni da soli". Ora ribadisce il concetto anche sui social, replicando al messaggio di Loach su Twitter: "Abbiamo suonato in Israele per oltre vent'anni con diversi governi, alcuni più liberali di altri. Così come in America. Non appoggiamo Netanyahu e tantomeno Trump, ma suoniamo comunque negli Stati Uniti. La musica, l'arte e la cultura attraversano i confini e non li costruiscono, aprono le menti, condividono umanità, dialogo e libertà d'espressione. Credo che questo sia chiaro, Ken".