Molestie, il cinema francese e la polemica. "Nella lettera a Le Monde parole inaccettabili"
Arianna Finos
Dopo la presa di posizione di attrici come Deneuve e poi Bardot, il tema tiene banco ai Rendez-Vous, gli incontri di promozione del cinema d'oltralpe. Marion Cotillard: "Non mi riconosco in quel testo, questo è un momento epocale"
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PARIGI - Il tema delle molestie, dopo la lettera pubblicata da Le Monde in cui molte attrici francesi prendevano posizione contro il clima da caccia alle streghe (e le dichiarazioni di icone come Catherine Deneuve e Brigitte Bardot) ha catalizzato l'attenzione ai Rendez-Vous parigini, i giorni di promozione del cinema francese che vedono convergere nella capitale i giornalisti di tutto il mondo. La posizione più forte è quella di Marion Cotillard, oggi forse l'attrice francese più famosa nel mondo, di sicuro quella più conosciuta a Hollywood, anche per il premio Oscar conquistato con La vie en rose.
Marion Cotillard sostiene con forza la “necessaria rivoluzione” che sta avvenendo e risponde sdegnata al fronte critico che ha come elementi di spicco Deneuve e ora anche Bardot: “Non mi riconosco nel modo più assoluto nel testo pubblicato su Le Monde. Questo è un momento epocale, una svolta che cambierà il mondo. Forse è vero che ci vuole più discussione sul punto, cerco di vedere il lato positivo delle cose, ma alcuni di quelli che hanno firmato questo testo hanno detto cose che sono fottutamente inaccettabili. Viviamo in un mondo eccessivo, estremo. La gente ha bisogno di esistere e perciò alcuni mentono, altri accusano. E le accuse possono anche essere false. Ma è solo una piccola parte del fenomeno. La maggior parte delle volte si tratta di fatti veri. Ed è successo anche a me di essere molestata”. Marion Cotillard al Festival di Cannes 2017. Nella foto in alto, Juliette Binoche
Con la Cotillard si parla anche di Woody Allen. Dopo Greta Gerwig e Rebecca Hall anche Colin Firth ha detto che non girerà più con il regista. Marion girò con lui Midnight in Paris. “Non credo mi chiamerà ancora, l'esperienza è stata negativa, non siamo mai entrati in connessione. La prima volta che mi ha offerto un lavoro non ci ho pensato, ora lo farei due volte. E forse vedere la cosa sotto una luce diversa”.
Più sfumata la posizione di Juliette Binoche che ribatte però alle considerazioni fatte da Deneuve e altre colleghe: “Chiariamo una cosa, qui non siamo parlando della seduzione che avviene in modo naturale tra un uomo e una donna, stiamo parlando di mancanza di rispetto e l'impunità come forma mentis o educazione di un certo tipo di uomini. Ma questi comportamenti possono averli sia gli uomini che le donne che hanno potere e lo usano per avere relazioni sessuali o con altri tipi di molestie". L'attrice rimanda sostanzialmente all'intervista di Le Monde ai tempi del caso Weinstein, quando aveva rivelato “sapevo della bestia che è in lui, che se non sono mai stata vittima. L'unica volta in cui ho sentito una insinuazione sessuale da parte sua non l'ho presa sul serio e ho risposto subito”. Aveva anche rivelato di essere stata vittima a inizio carriera di diverse aggressioni da parte di produttori e registi. Di non essere presa per un ruolo per aver rifiutato certe richieste "o non aver chiamato il numero che mi era stato chiesto di richiamare".
Prova a interpretare in senso generazionale la spaccatura tra le attrici francesi sulle molestie Francois Ozon, regista da sempre affascinato dall'universo femminile: “E' interessante. Penso che sia un bene che ci sia il dibattito e che stia accadendo in Francia, perché in America hai la sensazione che sia tutto bianco o nero. Sono importanti anche le reazioni, specialmente quella di Catherine Deneuve, perché Brigitte Bardot è un po' fuori dal sistema, diciamo. Catherine conosce il sistema ed è una donna molto intelligente".
"E' interessante - continua Ozon - perché è un modo di realizzare che ci sono due tipi di femminismo. La vecchia generazione: Deneuve è una femminista vera, si è battuta per l'aborto negli anni Sessanta, una donna potente di un'altra generazione che pensa che tu puoi combattere e magari non conosce la situazione delle donne di oggi. E così c'è una incomprensione tra queste due generazioni che hanno gli stessi scopi, ma che pensano all'agire in modo diverso. Penso che il dibattito sia importante per capire: anche gli uomini - conclude il regista - stanno iniziando a capire che una cosa del genere può distruggere psicologicamente una donna. E' bene che accada, non dobbiamo fermare gli artisti dall'esprimersi in modo libero: è il comportamento delle persone che deve cambiare”.