Spettacoli

PEOPLE

Abusi, Woody Allen risponde alla figlia: "Manipolata da Mia Farrow"

La famiglia è spaccata: da un lato l'attrice con la figlia Dylan e Ronan, dall'altra il regista e il figlio Moses che su Twitter scrive: "Un giorno spero che Dylan si allontani da mia madre, capisca la verità e inizi il suo percorso di guarigione"

2 minuti di lettura
Dylan Farrow rilascia la sua prima intervista televisiva con la quale conferma e rilancia le accuse di molestia sessuale contro il padre adottivo e Woody Allen pubblica l'ennesimo messaggio con il quale ribadisce la sua innocenza. Se le ultime dichiarazioni di attrici e attori (tra cui Greta Gerwig, Rebecca Hall e Colin Firth), che si dicono convinti a non voler lavorare più con lui e disposti a donare i guadagni ricevuti girando i suoi film, non avevano suscitato le reazioni del regista, la decisione di Dylan Farrow di raccontare la sua vicenda al programma This Morning del canale Cbs invece sì. Ed è quindi con una nota scritta e poi diffusa sulla sua pagina Facebook ufficiale che Allen chiarisce la sua posizione.
"Quando questa accusa venne fatta per la prima volta più di 25 anni fa, fu investigata a fondo sia dalla Clinica per gli abusi sessuali sui minori del New Haven Hospital di Yale, che dall'Assistenza all’infanzia dello Stato di New York. Entrambi indagarono per mesi e conclusero in modo indipendente che non c'era stata nessuna forma di abuso". Woody Allen parte dai risultati degli esami medici per difendersi. Poi indica, ancora una volta, chi ha la responsabilità di questa situazione: l’ex moglie Mia Farrow. Le strutture sanitarie, continua la nota, "ritennero plausibile che una bambina vulnerabile fosse stata indirizzata a raccontare questa storia da sua madre, infuriata per una separazione difficile".
Il fratello di Dylan e Ronan Farrow, Moses Allen, è l’unico che ha da sempre difeso il padre adottivo: “Il fratello maggiore di Dylan, Moses, ha detto che in quei mesi vide la loro madre fare esattamente quello: istruire Dylan accanitamente, cercando di inculcare in lei il pensiero che suo padre fosse un pericoloso predatore sessuale. Sembra che abbia funzionato e oggi, con tristezza, sono sicuro che Dylan creda davvero in ciò che dice”. Il messaggio di Allen si conclude con un riferimento ai movimenti nati in difesa delle donne vittime di abusi, #MeToo e Time’s Up: “Anche se la famiglia Farrow sta usando cinicamente l’opportunità offerta dal movimento Time’s Up per continuare con queste accuse denigratorie, questo non rende quelle accuse meno false che in passato. Io non ho mai molestato mia figlia, come tutte le indagini hanno concluso un quarto di secolo fa”.
Nell’intervista rilasciata il 18 gennaio a Cbs, Dylan Farrow aveva detto: “Posso solo dire la mia verità e sperare che qualcuno mi creda”. Dylan, 32 anni, aveva accusato per la prima volta Allen nel 2014, con una lettera aperta al New York Times. Ronan Farrow, autore dell’inchiesta pubblicata sul New Yorker con la quale si è aperto lo scandalo Weinstein, è sempre stato dalla parte della sorella. Moses Allen, invece, ha sempre sostenuto il padre, lo ha fatto nel suo libro pubblicato a ottobre dell’anno scorso, Woody Allen dall'inizio alla fine, e continua a farlo attraverso i social network. Subito dopo la messa in onda dell’intervista a Dylan Farrow, Moses ha scritto su Twitter: “Tante volte ho visto mia madre tentare di convincerla di essere stata abusata, e ha funzionato. Un giorno spero che Dylan si allontani da mia madre, capisca la verità e inizi il suo percorso di guarigione”.