Dalia Gaberscik racconta papà Giorgio Gaber: "Ricordarlo è un'emozione travolgente"
Ernesto Assante
Titolare della società di comunicazione Goigest, vicepresidente della fondazione che porta il nome di suo padre ma, soprattutto, figlia. In occasione della pubblicazione della raccolta rieditata da Fossati, che contiene l'inedito 'Le donne di ora', Dalia ricorda il 'Signor G'
3 minuti di lettura
Poter ascoltare una canzone 'nuova' di Giorgio Gaber è certamente emozionante, a quindici anni dalla sua scomparsa. Canzone,Le donne di ora, che è l'unico inedito di un album composto da 14 brani che hanno trovato nuova vita nelle mani di Ivano Fossati, che ne ha curato la produzione e che ha ritrovato questa canzone che avrebbe dovuto far parte dell'ultimo disco di Gaber, ma che non fu pubblicata.
L'inedito di Gaber è 'Le donne di ora'
"Le donne di ora era rimasta nel cassetto, ma fa impressione come sia attuale", dice Dalia Gaberscik, figlia di Giorgio Gaber e vicepresidente della fondazione che porta il nome del padre. È lei, però, a essere la vera anima della fondazione, è lei che negli anni, con amore e discrezione, ha tenuto accesa la fiamma, ha fatto in modo che l'arte di Giorgio Gaber non invecchiasse, non subisse le ingiurie del tempo anzi, come nel caso di questo brano inedito, fosse addirittura in perfetta sintonia con il tempo presente.
"È una canzone scritta nella primavera del 2002" dice, "quando l'abbiamo ascoltata con i miei figli mi ha fatto un effetto strano, perché sembra scritta l'altro ieri. Ma, devo dire la verità, mi capita anche con altri brani già editi, con alcuni monologhi, non mi sembra che soffrano del tempo passato. E riascoltarli mi convince sempre di più di quanto sia importante far arrivare il suo lavoro a chi, magari per ragioni semplicemente anagrafiche, non l'ha conosciuto, a teatro non l'ha potuto vedere".
La copertina del disco in uscita il 23 marzo Che idea hanno i ragazzi di oggi di Giorgio Gaber?
"Ivano Fossati, che ha un corso all'Università di Genova, mi dice che all'inizio si limitano a pensare che sia stato un'artista importante, ma solo quando lo ascoltano si rendono conto di quanto fosse divertente e ironico. E penso che accadrà lo stesso con Le donne di ora, una canzone che farà sorridere ma anche pensare, dividere, mi immagino che ci sarà qualcuno che ne dirà male. Ma a quindici anni dalla sua scomparsa se una sua canzone facesse discutere sarebbe davvero un bel risultato".
Merito del lavoro che ha fatto in questi anni con la fondazione.
"Ci provo, non c'è una ricetta, non si fa un corso per corrispondenza, non c'è un vademecum di come si lavora a una fondazione. L'obiettivo è ovviamente quello di far parlare del suo lavoro a generazioni che non lo hanno conosciuto, e da qui nasce il lavoro nelle scuole, bellissimo, che per un po' di anni ha fatto il bravissimo Andrea Pedrinelli e da qualche anno fa mio figlio, laureato da poco. Il fatto che vada nelle scuole a raccontare chi era suo nonno è una cosa di cui andiamo fierissimi".
Come gli ha raccontato del nonno?
"Mio figlio è nato nel 1995, lo ha vissuto quindi da piccolino, giocando con lui a biliardino, facendo le cose che fanno i nipotini con i nonni. Poi però, crescendo, ha visto il lavoro della fondazione, la nascita del Festival Gaber, la stima e l'affetto spontanei degli artisti, si è incuriosito da solo, e ora ne sa più di me. Ha studiato tanto, ogni tanto mi chiede qualcosa, e io racconto un retroscena, un aneddoto ma per il resto fa tutto da solo".
Per noi Gaber è un grande personaggio della cultura italiana, per lei è anche 'papà'. Come riesce a restare in equilibrio tra l'affetto e la professione?
"Non lo so, faccio quello che posso, mi rendo conto che il lavoro che faccio mi dà un punto di vista privilegiato sulle cose da fare e le iniziative da prendere, se avessi fatto la veterinaria certamente non avrei ottenuto gli stessi risultati, ma il coinvolgimento è sempre forte, è una faccenda impegnativa. L'altro giorno, alla presentazione al cantiere del Teatro Lirico che l'amministrazione comunale di Milano intitolerà a mio padre, ho fatto fatica. Sono tornata lì dentro e mi si è crepata la faccia, ci ho passato mesi con mio padre, con gli spettacoli esauriti e la gente in fila fuori. Mio figlio, invece, non sapeva neanche dove fosse il Teatro Lirico. Alle volte è un'emozione travolgente, ma io cerco di andare dritta".
Ci sono delle canzoni di suo padre che ama più delle altre?
"La prima direi è Goganga, mi ha sempre fatto ridere, con la sua pernacchietta. Una seconda è Qualcuno era comunista, quando l'ho ascoltata forse avevo l'età giusta per godere di un fatto teatrale che diventava cultura e storia. E poi Non insegnate ai bambini, perché penso sempre ai miei figli, ai suoi nipoti. E poi quest'ultima, Le donne di ora, che mi fa sorridere e mi ci vedo. Forse non ne usciamo benissimo, ma il fatto che questa generazione qui, la mia, a differenza di quelle di prima abbia fatto dei passi da gigante nella relazione con l'altro sesso è indiscutibile".
Mai avuto litigi con suo padre?
"No, davvero".
Nemmeno quando era adolescente?
"No, aveva un carattere d'oro. Ma quando c'erano dissapori si trasformavano in silenzi. Ho vissuto una famiglia molto atipica, avevo amici che arrivano da famiglie dove si litigava tanto, quasi lo consideravano uno sfogo, dieci minuti e poi era tutto finito. Invece da noi c'era la freddezza russa, terribile, forse molto peggio. E non mi ricordo una bella litigata nemmeno con mia madre. Però io oggi non sono capace di litigare, non ce l'ho d'abitudine".
Fossati ha rimesso le mani a una buona parte del repertorio di Gaber per questo nuovo disco.
"E lo ha fatto con grande sapienza. La cosa bella che lui dice è che non c'è un prima o un dopo nella sua storia musicale, dice che c'è solo e sempre Gaber".