L’anno scorso Kumail Nanjiani incollava davanti allo schermo il pubblico e riceveva critiche positive per il suo The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l’amore no. La commedia romantica che Nanjiani ha scritto insieme con la moglie, la scrittrice Emily V. Gordon, e nel quale ha recitato è autobiografico: racconta la sua storia di giovane pakistano trasferitosi negli Stati Uniti. Qui si innamora, ricambiato, di una studentessa americana ma la loro relazione, a causa delle differenze culturali, non può essere svelata ad amici e parenti. Questa è la situazione fino al momento in cui Emily si ammala gravemente e Kumail decide di raccontare la verità alle due famiglie. Ne succederà di ogni.
Al Sundance, dove il film è stato presentato nel 2017, Nanjiani parlava della malattia della moglie come di “un’esperienza devastante, una cosa che gli ha spezzato il cuore”. Oggi a distanza di mesi, il ritrovamento di un oggetto legato a quel periodo della sua vita ha riportato a galla pensieri e sensazioni che l’attore di stand-up comedy ha voluto condividere con una serie di toccanti tweet.
Quando Emily si è sentita male per la prima volta, lei e Kumail si frequentavano da qualche mese. Ricoverata in ospedale, i medici hanno dovuto indurla in uno stato di coma per arrivare a una diagnosi, per cercare di capire quale fosse la sua malattia. La madre di Emily ha ritrovato il badge che utilizzava per poter entrare in ospedale e fare visita alla figlia: era stato Kumail a darglielo, scrivendo dietro a quel tesserino il suo numero di telefono. “Le ho dato il mio numero la prima volta che è venuta in ospedale – scrive Nanjiani – in caso avesse avuto bisogno di contattarmi. Lei lo conserva ancora. Certi oggetti hanno il potere di riportarti indietro nel tempo. Wow”.
Sono passati circa dieci anni da quel momento. “Guardando il badge sono stato catapultato indietro nel tempo. Il sentimento più forte che ricordo di aver provato era paura. Emily in quel momento era molto malata ma non si sapeva niente di preciso”. La cosa più strana per lui era proprio la sensazione di incertezza: “Sembrava di vivere in una bolla, galleggiavi in una bolla e vedevi tutto da dentro una bolla. Mi arrabbiavo solo se vedevo qualcuno comprare delle caramelle. Perché tu puoi vivere una vita normale?” scrive Nanjiani. “E spendi tutte le energie a non pensare al peggiore degli scenari, formulando ogni giorno nuove ipotesi”.
C’è un suono poi, in particolare, che Kumail associa a quei momenti passati seduto in ospedale ad aspettare e che per anni non è più riuscito ad ascoltare: quello che si sente in Super Mario ogni volta che si colleziona una moneta. Con quel gioco, infatti, Kumail cercava di passare il tempo. “Pensavo a quanto ingiusto fosse. Emily è sempre stata piena di vita, riempiva le stanze di energia, vederla ridotta così era terribile”.
Emily ora sta molto meglio, la sua malattia è ancora qualcosa con cui deve fare i conti, ma adesso ha un nome ed è più facile affrontarla: “sono orgoglioso di lei – scrive Kumail in un altro tweet – e del fatto che abbia voluto condividere la sua storia con altre persone. A volte ci si imbarazza a dire di essere malati, ma non si dovrebbe. Non è colpa nostra. Emily ce l’ha fatta anche perché si è aperta con altre persone”.
Ciò che hanno diagnosticato a Emily è la malattia di Still dell’adulto, rara patologia reumatica che può portare febbre alta, dolori cronici e infiammazioni. Le cause sono tuttora sconosciute, ma esistono delle cure. Nanjiani ha concluso il suo sfogo su Twitter sottolineando quanto sia orgoglioso di sua moglie: “Il suo stato di salute è solo una parte di lei, non è lei, non la definisce. È qualcosa con cui dovremo avere a che fare per il resto della vita. E va bene così”.
Al Sundance, dove il film è stato presentato nel 2017, Nanjiani parlava della malattia della moglie come di “un’esperienza devastante, una cosa che gli ha spezzato il cuore”. Oggi a distanza di mesi, il ritrovamento di un oggetto legato a quel periodo della sua vita ha riportato a galla pensieri e sensazioni che l’attore di stand-up comedy ha voluto condividere con una serie di toccanti tweet.
Quando Emily si è sentita male per la prima volta, lei e Kumail si frequentavano da qualche mese. Ricoverata in ospedale, i medici hanno dovuto indurla in uno stato di coma per arrivare a una diagnosi, per cercare di capire quale fosse la sua malattia. La madre di Emily ha ritrovato il badge che utilizzava per poter entrare in ospedale e fare visita alla figlia: era stato Kumail a darglielo, scrivendo dietro a quel tesserino il suo numero di telefono. “Le ho dato il mio numero la prima volta che è venuta in ospedale – scrive Nanjiani – in caso avesse avuto bisogno di contattarmi. Lei lo conserva ancora. Certi oggetti hanno il potere di riportarti indietro nel tempo. Wow”.
Sono passati circa dieci anni da quel momento. “Guardando il badge sono stato catapultato indietro nel tempo. Il sentimento più forte che ricordo di aver provato era paura. Emily in quel momento era molto malata ma non si sapeva niente di preciso”. La cosa più strana per lui era proprio la sensazione di incertezza: “Sembrava di vivere in una bolla, galleggiavi in una bolla e vedevi tutto da dentro una bolla. Mi arrabbiavo solo se vedevo qualcuno comprare delle caramelle. Perché tu puoi vivere una vita normale?” scrive Nanjiani. “E spendi tutte le energie a non pensare al peggiore degli scenari, formulando ogni giorno nuove ipotesi”.
C’è un suono poi, in particolare, che Kumail associa a quei momenti passati seduto in ospedale ad aspettare e che per anni non è più riuscito ad ascoltare: quello che si sente in Super Mario ogni volta che si colleziona una moneta. Con quel gioco, infatti, Kumail cercava di passare il tempo. “Pensavo a quanto ingiusto fosse. Emily è sempre stata piena di vita, riempiva le stanze di energia, vederla ridotta così era terribile”.
Emily ora sta molto meglio, la sua malattia è ancora qualcosa con cui deve fare i conti, ma adesso ha un nome ed è più facile affrontarla: “sono orgoglioso di lei – scrive Kumail in un altro tweet – e del fatto che abbia voluto condividere la sua storia con altre persone. A volte ci si imbarazza a dire di essere malati, ma non si dovrebbe. Non è colpa nostra. Emily ce l’ha fatta anche perché si è aperta con altre persone”.
Ciò che hanno diagnosticato a Emily è la malattia di Still dell’adulto, rara patologia reumatica che può portare febbre alta, dolori cronici e infiammazioni. Le cause sono tuttora sconosciute, ma esistono delle cure. Nanjiani ha concluso il suo sfogo su Twitter sottolineando quanto sia orgoglioso di sua moglie: “Il suo stato di salute è solo una parte di lei, non è lei, non la definisce. È qualcosa con cui dovremo avere a che fare per il resto della vita. E va bene così”.