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Camilleri e il testamento di Tiresia. Roberto Andò: "Nelle sue parole un messaggio di speranza"

Andrea Camilleri con il regista Roberto Andò e il produttore Carlo Degli Esposti - foto di Lia Pasqualino 
Il regista ha diretto lo scrittore nel suo ultimo lavoro teatrale, presentato al Teatro Greco di Siracusa, al cinema e poi in tv. "Quella esperienza la ricordo come una sua sfida alla morte"
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"Lo conoscevo da più di 25 anni, avevamo condiviso serate, riflessioni, non solo il teatro e il nostro spettacolo, ma i grandi personaggi come lui quasi non puoi raccontarli, tanto sono complessi, ricchi, generosi". Torrenziale, malinconico, affettuoso, Roberto Andò parla di Andrea Camilleri e parla di un uomo simpatico, estroso, raffinato, che ne aveva passate tante e che proprio alla fine aveva scelto il teatro per un "addio spirituale". Andò, direttore dello Stabile di Napoli, è infatti il regista di Conversazione con Tiresia, una delle ultime apparizioni pubbliche di Camilleri, "lo spettacolo, a cura di Valentina Alferj, che nel giugno 2018 al Teatro Greco di Siracusa aveva scritto e interpretato, tornando in Sicilia, nella sua terra e nei panni di un cieco, come un po' lo era anche lui, che però vede lontano, proprio come lui", racconta Andò.



Un addio?
"Penso di sì. Quella esperienza la ric…
"Lo conoscevo da più di 25 anni, avevamo condiviso serate, riflessioni, non solo il teatro e il nostro spettacolo, ma i grandi personaggi come lui quasi non puoi raccontarli, tanto sono complessi, ricchi, generosi". Torrenziale, malinconico, affettuoso, Roberto Andò parla di Andrea Camilleri e parla di un uomo simpatico, estroso, raffinato, che ne aveva passate tante e che proprio alla fine aveva scelto il teatro per un "addio spirituale". Andò, direttore dello Stabile di Napoli, è infatti il regista di Conversazione con Tiresia, una delle ultime apparizioni pubbliche di Camilleri, "lo spettacolo, a cura di Valentina Alferj, che nel giugno 2018 al Teatro Greco di Siracusa aveva scritto e interpretato, tornando in Sicilia, nella sua terra e nei panni di un cieco, come un po' lo era anche lui, che però vede lontano, proprio come lui", racconta Andò.



Un addio?
"Penso di sì. Quella esperienza la ricordo come una sua sfida alla morte. L'ultimo suo viaggio, nella sua terra e con quelle parole. E' come se volesse voluto verificare su quelle pietre il senso dell'eternità. Ed era impressionante come si fosse sottoposto alla disciplina di un vero attore perché, a sentirlo, aveva questa straordinaria dote di parlare come se tutto nascesse lì, invece studiava  e provava con rigore".

Il teatro, d'altra parte, era stata una sua passione.
"Lo aveva salvato, perché la sua vita di scrittore non è stata facile, è arrivata tardi. Per 18 anni non scrisse nulla dopo una serie di rifiuti editoriali, ma continuò a interessarsi di teatro, come regista, autore e insegnante alla Silvio d'Amico. Nelle prove di Tiresia mi ha permesso di capire come si accostava alla scrittura".

Scriveva tutti i giorni?
"Scriveva tanto sì, la mattina. Dettava a Valentina Alferj, i cui occhi hanno dato continuità al lavoro di scrittore di Camilleri. Ho  materiali filmati bellissimi di questi dietro le quinte".

Chissà che emozione.
"Mi ricordo una sera, a Siracusa: lui aveva provato, ed eravamo rimasti colpiti e contagiati, coi lucciconi, tanto era struggente e teso il modo in cui raccontava, che ci siamo ritrovati tutti abbracciati a lui. Fu come se ci stesse salutando. Ma le aggiungo solo questo: la mattina dopo in albergo a colazione scendo e lui mi dice: "Mi devo fare un bicchierino", grappa. Ed erano le 10".

Un "bon vivant".
"Non si era mai risparmiato. I medici gli avevano vietato la birra e lui beveva la grappa... Era così anche come scrittore e attore: aveva molti acciacchi e non vedeva più bene, avrebbe potuto abbandonarsi alla malinconia, e invece stava lì a mettersi in scena. Era uno scrittore e un uomo pieno di speranza".

Per questo amava i giovani?
"Penso di sì. Il messaggio che ha lasciato con Conversazione con Tiresia è limpido nel rapporto con il futuro. Non che incoraggiasse l'ottimismo, e c'è infatti un Camilleri corsaro che ce lo dimostra, nelle sue invettive ai tempi di Berlusconi ma anche più di recente. No, il messaggio di speranza è quello di Tiresia: come l'indovino e profeta svela a Edipo il segreto della sua vita che non vorrebbe sentire, così lo scrittore dà forma alla verità".