Nato nel 1943 a Solingen, in Germania, Frank Uwe Laysiepen, noto con il nome d'arte Ulay, era figlio di un gerarca nazista. Rimasto orfano molto presto, vive in maniera conflittuale le proprie origini, tanto da arrivare alla rinuncia del nome e della nazionalità tedesca. Alla fine degli anni Sessanta si trasferisce ad Amsterdam, attratto dal movimento olandese Provo, di ispirazione anarchica. Abbandona gli studi universitari per avvicinarsi alla fotografia analogica e all'uso artistico delle istantanee, e diventa consulente di Polaroid a partire dal 1970. Intraprende una ricerca sulle nozioni di identità e corpo, documenta la cultura di travestiti e transessuali attraverso foto, aforismi e live performance come nella serie Fototot e in There is a criminal touch to art.
Quando l'artista ci mette la faccia: 500 autoritratti nella storia
"Lo specchio, sopra ogni cosa... lo specchio è il nostro maestro". Lo affermava Leonardo Da Vinci, di cui conosciamo le sembianze grazie a uno storico autoritratto del 1515 circa, conservato nella Biblioteca Reale di Torino. Il disegno del genio fiorentino del Rinascimento è riprodotto anche tra le pagine di 500 Autoritratti, storico volume Phaidon che torna in libreria in una versione aggiornata. Dalla tempera su tavola al codice binario di un file digitale, le immagini contenute in questo libro insegnano come - scrive la curatrice Liz Rideal - "un autoritratto sia la fusione tra la presenza documentata dell'artefice e l'essenza dell'io creativo che si esprime nella scelta del medium: una sintesi del suo stile unico". 500 Autoritratti è stato pubblicato per la prima volta da Phaidon Press, che all'epoca aveva sede a Vienna, nel 1936 in tedesco e l'anno successivo in inglese. Una versione rinnovata è uscita nel 2000, ma è forse questa edizione del 2018, grazie alla sua copertina argento riflettente, quella che più interpreta lo spirito delle parole di Leonardo e il desiderio di riprodurre la propria immagine che ha contraddistinto ogni epoca. Gli occhi del lettore si specchiano nella cover prima di fissare quelli degli artisti che hanno fatto la storia dell'arte, in un cortocircuito temporale che annichilisce la natura effimera del selfie.
In questa gallery, alcuni degli autoritratti presenti sul libro Phaidon (in vendita su Ibs.it al prezzo di circa 24 euro)
È durante una sua performance nel '76 che conosce Marina Abramovic: è il 30 novembre, giorno del compleanno per entrambi, e tra i due nasce subito un'intesa artistica che si trasfroma in una intensa e agitata relazione sentimentale. "Quando lo vidi aveva la metà della testa e del viso rasati, l'altra metà con i capelli e la barba lunghi" ha raccontato Abramovic a Repubblica. "Mi attrasse fin dal principio. Fino a quel giorno avevo strappato dalle agende la pagina del mio compleanno, perché era sempre stato infelice. E lui pure". Per tre anni vivono e lavorano insieme viaggiando su un furgoncino e iniziano la serie Relation Works una forma estrema di body art, che li porta ad esplorare i limiti della resistenza fisica e psichica. Nascono opere che hanno segnato la storia della Performance Art come Imponderabilia (realizzata nel 1977 a Bologna presso la Galleria Comunale d'Arte Moderna) e Relation in Space (alla Biennale di Venezia 1976). Dopo 12 anni decidono di lasciarsi e di sancire la fine del loro rapporto con un'ultima performance, The Lovers: The Wall Walk in China: in novanta giorni percorrono a piedi la grande muraglia cinese partendo dai capi opposti per incontrarsi al centro e dirsi addio.
E' morto l'artista tedesco Ulay: l'emozionante incontro con Marina Abramovic al MoMa nel 2010
Ma i due si ritrovano nel 2010 in un altro memorabile momento che commuove gli appassionati di arte contemporanea e non solo. A sorpresa, Ulay si presenta al MoMa dove è in corso lo spettacolo The Artist is Present, in cui i visitatori vengono invitati a sedersi di fronte all'artista serba. Arriva il suo momento, Ulay si siede di fronte a Marina e guarda negli occhi la donna amata per oltre un decennio. Un confronto silenzioso e intenso, i due si scrutano, sorridono senza abbassare lo sguardo e al termine di un lunghissimo minuto si stringono le mani, scatenando l'applauso dei presenti.
Nel 2009 si trasferisce a Lubiana e qualche tempo dopo gli viene diagnosticato un cancro. Dopo una serie di trattamenti che migliorano il suo stato di salute, decide di partire con una troupe per visitare i luoghi più importanti della sua vita e incontrare compagni e amici per un ultimo saluto. Dalla fine del 2011 una videocamera lo segue per un anno intero, dall'istituto di oncologia di Lubiana fino a Berlino, a New York e Amsterdam. Ulay tratta la malattia come il più grande e più importante progetto della sua vita, un'occasione per interrogarsi sulla natura della vita, dell'amore, della storia e dell'arte, e per raccontare la propria carriera attraverso interviste, video di archivio, fotografie e riproduzioni dei suoi principali lavori. Il tutto diventa un documentario intitolato Project Cancer diretto da Damjan Kozole, uscito nel 2013.
Lo Stedelijk Museum di Amsterdam ha annunciato di recente una mostra che ripercorrerà il lavoro di Ulay prima e dopo la sua collaborazione con Marina e che sarà inaugurata a novembre 2020.