Morto Sean Connery, il ricordo di Ursula Andress: "Eravamo amici, ridevamo insieme"
di Arianna Finos , di Arianna FinosSi erano conosciuti all'inizio degli anni 60 sul set del celebre 'Agente 007 - Licenza di uccidere'. "Per anni sono stata tormentata dalle donne che avrebbero voluto conoscerlo"
«È difficile trovare le parole perché è stata una persona a me molto molto cara” — racconta Ursula Andress, 84 anni, la voce spezzata dal dispiacere per la morte di Sean Connery, la Bond girl statuaria che lo affiancò in Agente 007 - Licenza di uccidere, diretto nel 1962 da Terence Young. «È stato un grande uomo, il mondo ha perso un personaggio importante, un grande attore. Per me è stato soprattutto un amico carissimo. La nostra amicizia è andata avanti attraverso tutti questi anni. Ha comprato una casa in Svizzera vicino a me, lo vedevo lì, ci eravamo visti anche alle Bahamas. Siamo sempre rimasti in contatto fino alla fine. Per me non andrà via mai, sarà sempre nei miei ricordio, nella vita, nelle cose fatte insieme. La nostra amicizia è stata parte della nostra esistenza».
L’immagine di lei che esce dall’acqua in bikini in “Licenza di uccidere” e fol…
L’immagine di lei che esce dall’acqua in bikini in “Licenza di uccidere” e fol…
«È difficile trovare le parole perché è stata una persona a me molto molto cara” — racconta Ursula Andress, 84 anni, la voce spezzata dal dispiacere per la morte di Sean Connery, la Bond girl statuaria che lo affiancò in Agente 007 - Licenza di uccidere, diretto nel 1962 da Terence Young. «È stato un grande uomo, il mondo ha perso un personaggio importante, un grande attore. Per me è stato soprattutto un amico carissimo. La nostra amicizia è andata avanti attraverso tutti questi anni. Ha comprato una casa in Svizzera vicino a me, lo vedevo lì, ci eravamo visti anche alle Bahamas. Siamo sempre rimasti in contatto fino alla fine. Per me non andrà via mai, sarà sempre nei miei ricordio, nella vita, nelle cose fatte insieme. La nostra amicizia è stata parte della nostra esistenza».
L’immagine di lei che esce dall’acqua in bikini in “Licenza di uccidere” e folgora Bond è la quintessenza della saga 007. Quando vi siete conosciuti?
«Ci conoscemmo in Giamaica per il film, da allora abbiamo subito legato perché eravamo complici, eravamo due caratteri molto sintonici. Avevamo lo stesso senso dell’umorismo, Sean mi faceva tanto ridere. Andavamo d’accordo su tantissime cose. Adoravo la sua prima moglie, ma sono rimasta anche amica della sua ultima. Sono sempre stata in contatto con lui e con la sua famiglia».
Vi aspettavate un tale successo per quel film?
«No, affatto. Lui mi scrisse una lettera carina in cui diceva che eravamo stati noi due insieme, con la nostra chimica, a decretare il boom di Licenza di uccidere. Non ho mai capito il clamore, ricordo che guardavo le due ore di film senza capire. In fondo, che cosa facevo? Indossavo un bikini e fischiettavo... Forse sì, era stata proprio la nostra chimica a piacere al pubblico, quel nostro essere spontanei, naturali, senza pensare alle pose come fanno tutti oggi, senza badare a come metterci in mostra al meglio».
Forse non ne avevate bisogno, belli come eravate tutti e due...
«Ma Connery non era per niente vanitoso nella vita. E rifuggiva le occasioni mondane, gli piacevano solo le cene con gli amici. Amava le donne moltissimo, quello sì. E ogni donna s’innamorava di lui. Mi tormentavano per conoscerlo, per chiedermi com’era… ”.
E com’era Connery da giovane?
«Era divertente, era un vero uomo, come oggi non ne esistono più. Ed era un grandissimo attore. Le cose che ha fatto dopo quel film sono state grandi. Il cinema per lui era importante, prendeva il mestiere molto seriamente, faceva tante ricerche, s’immergeva. Lo ricordo al tempo di Il nome della rosa a cui teneva moltissimo. E si è anche occupato di produzione, ha fatto tante cose. Ora però i ricordi mi sommergono, non riesco più a parlare. Ho perso un amico grande, che però resta con me, con tutte le foto e i ricordi vissuti insieme i natali, i compleanni, le vacanze in Svizzera... Guardo quelle immagini e continuo a parlare ancora con lui».
L’immagine di lei che esce dall’acqua in bikini in “Licenza di uccidere” e folgora Bond è la quintessenza della saga 007. Quando vi siete conosciuti?
«Ci conoscemmo in Giamaica per il film, da allora abbiamo subito legato perché eravamo complici, eravamo due caratteri molto sintonici. Avevamo lo stesso senso dell’umorismo, Sean mi faceva tanto ridere. Andavamo d’accordo su tantissime cose. Adoravo la sua prima moglie, ma sono rimasta anche amica della sua ultima. Sono sempre stata in contatto con lui e con la sua famiglia».
Vi aspettavate un tale successo per quel film?
«No, affatto. Lui mi scrisse una lettera carina in cui diceva che eravamo stati noi due insieme, con la nostra chimica, a decretare il boom di Licenza di uccidere. Non ho mai capito il clamore, ricordo che guardavo le due ore di film senza capire. In fondo, che cosa facevo? Indossavo un bikini e fischiettavo... Forse sì, era stata proprio la nostra chimica a piacere al pubblico, quel nostro essere spontanei, naturali, senza pensare alle pose come fanno tutti oggi, senza badare a come metterci in mostra al meglio».
Forse non ne avevate bisogno, belli come eravate tutti e due...
«Ma Connery non era per niente vanitoso nella vita. E rifuggiva le occasioni mondane, gli piacevano solo le cene con gli amici. Amava le donne moltissimo, quello sì. E ogni donna s’innamorava di lui. Mi tormentavano per conoscerlo, per chiedermi com’era… ”.
E com’era Connery da giovane?
«Era divertente, era un vero uomo, come oggi non ne esistono più. Ed era un grandissimo attore. Le cose che ha fatto dopo quel film sono state grandi. Il cinema per lui era importante, prendeva il mestiere molto seriamente, faceva tante ricerche, s’immergeva. Lo ricordo al tempo di Il nome della rosa a cui teneva moltissimo. E si è anche occupato di produzione, ha fatto tante cose. Ora però i ricordi mi sommergono, non riesco più a parlare. Ho perso un amico grande, che però resta con me, con tutte le foto e i ricordi vissuti insieme i natali, i compleanni, le vacanze in Svizzera... Guardo quelle immagini e continuo a parlare ancora con lui».