Spettacoli

Gigi Proietti, l'ultimo saluto in tv senza poterlo abbracciare

In diretta su Rai 1 il viaggio del feretro, coperto da un cuscino di rosse rosse, dal Campidoglio al Globe Theatre, dove lo ricordano amici e colleghi, e nella Chiesa degli artisti in piazza del Popolo per la cerimonia funebre

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"Un intellettuale del popolo" lo definisce Alberto Angela, ospite nello studio della Rai per commentare i funerali di Gigi Proietti. Il Covid ci ha tolto la possibilità dell'ultimo abbraccio, la tv ci restituisce l'ultimo viaggio dell'attore scomparso il 2 novembre. La telecronaca - con le immagini di repertorio degli spettacoli, e ti sembra impossibile che invece si celebrerà un funerale - al posto della folla in strada, il pubblico che lo ha tanto amato e che lui rispettava. Il cielo di Roma è grigio. Tre tappe per riassumere una vita: Campidoglio, il Globe Theatre, Piazza del Popolo, la Chiesa degli artisti. Il feretro, coperto da un cuscino di rose rosse, è scortato dai carabinieri e dagli agenti della Polizia municipale in moto, la moglie Sagitta con le figlie Carlotta e Susanna lo seguono in auto. Fa sosta in Campidoglio. La piazza è deserta, ci sono solo le forze dell'ordine e i rappresentanti della giunta.  Il carro funebre fa il giro intorno alla statua di Marco Aurelio, verrà salutato dagli applausi per tutto il percorso. C'è chi si fa il segno della croce, chi scatta foto. Atmosfera irreale, da Piazza Venezia a Via del Corso, i passanti si fermano, c'è chi si toglie il cappello in senso di rispetto. Poi Via del Tritone, fino a Porta Pinciana. "È un lutto di tutti" ha detto la figlia Carlotta, ed è vero.

La compagna Sagitta tra le figlie Carlotta e Susanna (ansa)

Chissà che avrebbe detto lui, nemico della retorica, di un funerale come questo, mediatico eppure affettuoso. Lui che si fermava a parlare con tutti, che quando andava a cena nel suo ristorante preferito, al quartiere Prati, raccontando aneddoti e barzellette, strappava sorrisi. Cene che duravano ore, un saluto, due battute con chiunque si avvicinasse. Ha ragione Stefania Sandrelli quando dice che avrebbe meritato i funerali di Alberto Sordi, il bagno di folla, ma è bello vedere che tanta gente lo ha aspettato a Villa Borghese al suo Globe Theatre. La seconda tappa. Nei viali del parco file ordinate di romani applaudono. Ci sono tanti carabinieri, per tutti è rimasto il maresciallo Rocca, il carabiniere dal volto umanissimo. Nella Chiesa degli Artisti lo aspetta un picchetto d'onore e la corona di fiori dell'Arma.

Al Globe invece ci sono le maestranze, i suoi allievi (tra i tanti Flavio Insinna, Massimo Wertmuller e Enrico Brignano), gli amici di una vita. Non smettono di applaudire. Entrano Sagitta con le figlie Carlotta e Susanna. Amava il suo teatro, quello in cui aveva fatto rinascere Shakespeare. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, era andato a applaudirlo, nell'estate di tre anni fa, alla prima di Edmund Kean. Un'ovazione, alla fine dello spettacolo, con Proietti che lanciava baci e poi, felice, aveva salutato il Capo dello Stato: "Devo ringraziare uno spettatore particolare: grazie presidente".

Funerali Proietti, il ricordo di Cortellesi, Brignano e Insinna: "Sarà sempre il nostro maestro"


Ora il palco di legno, in quello che è sempre stato un luogo di festa, della celebrazione dell'arte e della vita, accoglie la bara di legno chiaro. Gli applausi non finiscono più (sette minuti), segno dell'amore e di una commozione profonda. Mascherine e occhi pieni di lacrime. C'è la sindaca di Roma Virginia Raggi in collegamento (lo definisce "un grande artista e una grande persona. Quando la pandemia finirà organizzeremo qualcosa di grande"). "Sarai qui col tuo sorriso sornione a guardarci da qualche parte" dice Marisa Laurito, tra le lacrime, la prima degli amici a parlare. Pino Quartullo, ex allievo, ricorda la lezione del maestro, che "l'alto e il basso devono convivere sempre".  E legge un testo di Proietti, Il futuro futuribile, un capolavoro di ironia. Valentina Marziali allieva del Globe, la prima Giulietta, lo ricorda "senza padroni né padrini, libero di fare il suo teatro. Lo dicevi sempre: 'Fo fa il suo, io fo il mio'".

Toccante Edoardo Leo che lo ringrazia. Ripete "grazie", la parola più usata dalle decine di persone che hanno lasciato biglietti e fiori in clinica. "Fare il teatro popolare è l'aspirazione più nobile. Quando dicevi 'A me gli occhi', ti consegnavamo anche il cuore". Poi Paola Cortellesi, cresciuta con gli spettacoli di Proietti, Enrico Brignano che ricorda il primo incontro "quando ho cominciato ad amarti senza remore", e ora dice che non ce la fa a dire la parola 'più', "che non ci vedremo più".

Lo speciale - Gigi Proietti 1940-2020

Walter Veltroni chiude la cerimonia degli addii al Globe: "L'Italia con gli occhi smarriti di questo anno livoroso ha pensato che la morte di Gigi Proietti fosse troppo - ha spiegato - È come se qualcuno, chissà dove, con eccesso di perfidia ci sfilasse le persone che ci regalano i momenti più belli della vita. Gigi ha lavorato tutti i giorni, per tutti. Se pure ti stessi piegando per le risate, dietro ai suoi personaggi, quei gesti e le sue smorfie, ti sentivi più intelligente ridendo. La risata ha un valore iconoclasta, non si stancava di ripetere le barzellette: quella sulla lucertola che beve troppo o della pallina da golf. Ma Gigi era anche Kean, perché nella vita bisogna essere 'anche' e non 'solo'. Era un intellettuale popolare". L'ultima uscita di scena dal suo teatro è accompagnata ancora dagli applausi.  

Piazza del Popolo è l'ultima tappa. Blindata, come l'entrata della Chiesa: Fiorello ha gli occhi lucidi, arrivano Enrico Vanzina, Corrado Guzzanti, Rodolfo Laganà, Paolo Bonolis, Nicola Zingaretti e l'ex calciatore della Roma Bruno Conti. Le regole anti-Covid sono rigide ma chi arriva con un fiore viene accompagnato a deporlo. Solo settanta persone ammesse in chiesa, la stessa che aveva ospitato l'ultimo saluto a Fabrizio Frizzi e Mariangela Melato. Ugo Pagliai legge la preghiera degli artisti. Fuori ancora applausi, difficile lasciarlo andare.