Spettacoli

Robert Duvall, l'eterno "consigliori" che ha rubato la scena alle star

L'attore compie 90 anni. La prima nomination all'Oscar grazie al ruolo ne 'Il Padrino', ma prima e dopo ci sono stati tantissimi altri film. Con grandi registi, accanto a grandi colleghi, ai quali ha dato sempre del filo da torcere
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La carriera di Robert Duvall, 90 anni il 5 gennaio, è stata eccezionale per due motivi. Il primo - il più evidente - è che l'attore americano ha partecipato per oltre mezzo secolo a film tra i più importanti e amati dal pubblico, vincendo una pletora di premi: un Oscar (su sette candidature alla statuetta), Golden Globe, Emmy Award, BAFTA, migliore interprete a Venezia e un'altra cinquantina di trofei. Il secondo è che Duvall, non bello né seducente quanto i divi alla moda, ha saputo costruirsi il successo su ruoli di spalla o di antagonista (spesso il "cattivo" del film), rubando non di rado la scena a superstar come Marlon Brando, Clint Eastwood, Robert DeNiro o Michael Douglas. Pur alternandoli equamente, una volta conquistata la popolarità, con parti da primo nome in cartellone (L'uomo che fuggì dal futuro, Il grande Santini, Tender Mercies per il quale nel 1984 vinse l'Oscar da protagonista).

L'attore balla con la quarta moglie, Luciana Pedraza, sposata nel 2004 

La storia di Bob Duvall inizia a San Diego, California, il 5 gennaio 1931; figlio di un ammiraglio e di una discendente del generale confederato Robert Lee. E chissà che dal padre non abbia ereditato la propensione ai ruoli di ufficiale, dai parenti materni l'orientamento conservatore (alle elezioni presidenziali ha sostenuto via via Rudolph Giuliani, Sarah Palin, Mitt Romney, Donald Trump). Negli anni Cinquanta Duvall si arruolò nell'esercito, partecipando alla guerra di Corea. Quindi si diede agli studi di arte drammatica presso la Playhouse School (dove ebbe per compagni Dustin Hoffman e Gene Hackman, con i quali avrebbe costituito la terna di attori più rappresentativa della New Hollywood anni '70), seguìti da un'intensa attività teatrale in alternanza con apparizioni televisive. Per la prima sono da ricordare, almeno, classici della scena americana come Un tram che si chiama desiderio o Uno sguardo dal ponte, mentre le seconde annovera serie celebri quali Alfred Hithcock presenta, Ai confini della realtà, Il fuggiasco. Anche una volta diventato una star del cinema, l'attore comparirà spesso sul piccolo schermo: in particolare il una miniserie e in un tv-movie nella parte del generale "Ike" Eisenhower.

Il suo ingresso sullo schermo non è folgorante. Dopo una comparsata (non accreditata) nel mélo Lassù qualcuno mi ama e un'apparizione ne Il buio oltre la siepe, comincia a farsi notare in character di malvagi e felloni (La caccia con Brando, Il Grinta accanto a John Wayne). Si tratta di personaggi alquanto schematici; solo in seguito l'attore darà vita a malvagi ricchi di sfumature: come Calvin Caspary, il gangster "suave" e minaccioso de La nave faro di Jerzy Skolimowsky, o Frank Harlan, il villain che dà filo da torcere a Eastwood nel western di John Sturges Joe Kidd. Non è certo un santo il personaggio che imprime una svolta alla sua carriera, offrendogli la prima candidatura all'Oscar: Tom Hagen, figlioccio e consigliori di don Vito Corleone.

Marlon Brando è don Vito Corleone ne 'Il Padrino', alle sue spalle il "consigliori" Robert Duvall 

Dai primi passi al 2018 Duvall totalizza una novantina di film appartenenti ai generi più vari (dramma, poliziesco, western, fantascienza), ricoprendo ruoli altrettanto eclettici. Spesso indossa l'uniforme in film celebri: come M*A*S*H* di Robert Altman e Apocalypse Now di Francis Ford Coppola; dove, nella parte del fanatico colonnello William Kilgore, pronuncia una delle frasi ("Mi piace l'odore del napalm al mattino") più citate di tutta la storia del cinema. Altrettanto spesso è un funzionario di polizia: coinvolto in un conflitto morale ne L'assoluzione di Ulu Grosbard, in cui interpreta il fratello di monsignor De Niro; maturo e comprensivo partner dell'agente Sean Penn in Colors - Colori di guerra di Dennis Hopper; sergente alla vigilia della pensione alle prese con un impazzito Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher. Scavati dagli anni, i suoi tratti si prestano a ruoli di veterani del West in Geronimo di Walter Hill e Terra di confine di Kevin Costner.

Duvall in 'Cavalli selvaggi' (2015) di cui è regista e protagonista 

A lato delle tipologie predilette, Duvall è stato un ineffabile dottor Watson in Sherlock Holmes: soluzione sette per cento di Herbert Ross. Da ricordare almeno, tra gli altri film importanti che lo annoverano nel cast, La conversazione di Coppola, Quinto potere di Sidney Lumet, I padroni della notte di James Gray, The Road di John Hillcoat; nonché, tra i cinque di cui è stato regista, il recente neo-western Cavalli selvaggi (2015). Quest'anno lo vedremo in due film di ambiente sportivo: 12 Mighty Orphans e una produzione Netflix dal titolo Hustle.

Duvall in uno dei suoi ruoli più recenti in 'Widows - Eredità criminale' diretto nel 2018 da Steve McQueen 

Resta da aggiungere un'ultima nota, che addolcisce i dichiarati spiriti conservatori del nostro. Assieme alla quarta moglie, l'attrice e regista di origine italiana Luciana Pedraza, Duvall ha fondato il "Robert Duvall Children's Found" per l'assistenza ai minori argentini e sostiene attivamente l'organizzazione "Pro Mujer", dedicata alle donne povere dell'America Latina.