Caterina Caselli, 75 anni in musica
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteAveva esattamente diciannove anni Caterina Caselli quando, nel gennaio del 1966, salì per la prima volta sul palco del Festival di Sanremo per cantare Nessuno mi può giudicare e entrare, di fatto, nell’Olimpo della musica italiana dal quale, fino ad oggi, non sarebbe più uscita. Oggi compie 75 anni ed è facile dire che la sua è stata una vita passata praticamente tutta dentro la musica. Si, perché il suo esordio nel mondo della musica è datato 1962, quando addirittura come bassista inizia ad esibirsi nelle balere e nelle sale da ballo emiliane, prima di passare al ruolo di cantante nel 1963 e poi trasformarsi in Casco d’oro per merito dell’acconciatura creata per lei dai Vergottini.
E nella musica è rimasta per tutta la vita, vestendo panni diversi, cambiando spesso ruolo, dando spazio a tutte le sue doti creative, di imprenditrice, di pensatrice e organizzatrice, discografica e produttrice, talent scout e visi…
Aveva esattamente diciannove anni Caterina Caselli quando, nel gennaio del 1966, salì per la prima volta sul palco del Festival di Sanremo per cantare Nessuno mi può giudicare e entrare, di fatto, nell’Olimpo della musica italiana dal quale, fino ad oggi, non sarebbe più uscita. Oggi compie 75 anni ed è facile dire che la sua è stata una vita passata praticamente tutta dentro la musica. Si, perché il suo esordio nel mondo della musica è datato 1962, quando addirittura come bassista inizia ad esibirsi nelle balere e nelle sale da ballo emiliane, prima di passare al ruolo di cantante nel 1963 e poi trasformarsi in Casco d’oro per merito dell’acconciatura creata per lei dai Vergottini.
E nella musica è rimasta per tutta la vita, vestendo panni diversi, cambiando spesso ruolo, dando spazio a tutte le sue doti creative, di imprenditrice, di pensatrice e organizzatrice, discografica e produttrice, talent scout e visionaria. La carriera di cantate, a ben guardare, è durata poco, meno di dieci anni in realtà, ma in quei nove anni di percorso musicale e discografico non solo ha collezionato una serie di successi che altre cantanti non sono riuscite ad accumulare in una vita intera, ma è anche passata per sperimentazioni, generi, stili diversi, con una curiosità impareggiabile. In realtà di cantare non ha mai veramente smesso, si è concessa di rado, però, scegliendo con cura, dal 1975 in poi, sia i compagni d’avventura che le canzoni.
Caterina Caselli ha cercato, sempre, costantemente, anche negli anni successivi con la CGD e poi con la Sugar, la casa discografica di famiglia, di portare all’attenzione del grande pubblico personaggi diversi, originali, particolari, non necessariamente mainstream (anche se il pop è sempre rimasto nel suo cuore e nella sua attività), e come è sempre accaduto nelle grandi case discografiche del passato, ha dato ai giovani la possibilità di crescere, di affinare il loro linguaggio, di migliorarsi, offrendo loro tempo e sostegno, non muovendosi mai alla ricerca del facile successo di classifica ma alla costruzione di carriere in grado di durare nel tempo, con i loro alti e bassi.
Lungimirante, dunque, tanto da mettere sotto contratto artisti diventati poi delle grandissime star, dai Negramaro a Andrea Bocelli, dagli Avion Travel a Elisa, ma l’elenco è decisamente molto più lungo ed arriva fino alle giovanissime e particolari star della musica italiana di oggi, come Madame, Leo Pari o Lucio Corsi. Attentissima a tutto quello che la scena italiana indipendente ha saputo produrre nel corso degli anni, Caterina Caselli rappresenta al meglio la tradizione e la capacità di innovazione della discografia indipendente italiana, non legata alle logiche delle multinazionali ma in grado, con le proprie forze, anche di conquistare i mercati internazionali, come ha ampiamente dimostrato con Andrea Bocelli.
RaiPlay, per festeggiare il compleanno di Caterina Caselli, ripropone le puntate di Diamoci del tu, show musicale andato in onda dal 27 marzo al 1° maggio 1967, condotto da lei e da Giorgio Gaber, con tantissimi ospiti, compresi Francesco Guccini e Franco Battiato, una rarità per il piccolo schermo dell’epoca, e addirittura i Byrds.