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(fotogramma)

Milva, la divina senza etichette che mise insieme arte e pop

Appassionata, indomabile, raffinatissima, ha giocato in panni diversi dimostrando che esiste il bello ovunque e che l’intrattenimento, se praticato con intelligenza e passione, può volare altissimo
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Che il confine tra arte e pop sia sottile e costantemente attraversabile, anzi che forse la separazione tra cultura “alta” e “bassa” sia solo formale e, nella sostanza, non esista, ce lo ha detto chiaramente Milva, scomparsa oggi a 81 anni, con la sua lunga e gloriosa avventura nel mondo dello spettacolo. Poche, pochissime artiste, hanno saputo con altrettanta sicurezza cantare alla Scala, alla Carnegie Hall, nei teatri di quartiere, sul palco di Sanremo o nello Studio Uno della Rai. Poche, pochissime artiste hanno mescolato senza alcun problema i canti delle mondine e Calvino, le balere e Strehler, i musical di Garinei e Giovannini e le storie musicali di Brecht e Weil, La filanda e Libertango.

Addio a Milva, l'esibizione a Berlino nel 1990: ''Alexanderplatz'' davanti alla Porta di Brandeburgo

Appassionata, indomabile, raffinatissima e popolare, Milva è stata, nella triade delle divine degli anni Sessant…

Che il confine tra arte e pop sia sottile e costantemente attraversabile, anzi che forse la separazione tra cultura “alta” e “bassa” sia solo formale e, nella sostanza, non esista, ce lo ha detto chiaramente Milva, scomparsa oggi a 81 anni, con la sua lunga e gloriosa avventura nel mondo dello spettacolo. Poche, pochissime artiste, hanno saputo con altrettanta sicurezza cantare alla Scala, alla Carnegie Hall, nei teatri di quartiere, sul palco di Sanremo o nello Studio Uno della Rai. Poche, pochissime artiste hanno mescolato senza alcun problema i canti delle mondine e Calvino, le balere e Strehler, i musical di Garinei e Giovannini e le storie musicali di Brecht e Weil, La filanda e Libertango.

Addio a Milva, l'esibizione a Berlino nel 1990: ''Alexanderplatz'' davanti alla Porta di Brandeburgo

Appassionata, indomabile, raffinatissima e popolare, Milva è stata, nella triade delle divine degli anni Sessanta con Mina e Ornella Vanoni, quella che ha giocato di più in panni diversi, non solo cantante ma anche attrice, non solo recital ma anche teatro, cercando di dimostrare, praticandolo, che se si vuole arte e pop sono una cosa sola, che la musica non merita etichette e categorie, che esiste il bello ovunque e che l’intrattenimento, se praticato con intelligenza e passione, può volare altissimo.

Dotata di una vocalità ben definita, potente, per molti versi ancorata alle regole del bel canto ma sufficientemente duttile per cantare Bella ciao e Offenbach, Milva ha incarnato perfettamente la cultura italiana degli anni Settanta, lo spirito di un Paese ricco di contraddizioni e di energie, di impegno e di volontà di cambiamento, di tensioni e di sogni, rappresentandolo anche fisicamente, con la sua chioma rossa che era diventato in qualche modo il suo marchio di fabbrica.

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Quando quella tensione è andata scemando, Milva si è concentrata sulla ricerca della bellezza, cantando in mezzo mondo, portando la sua idea di musica sui palcoscenici dei teatri e delle piazze, con meno successo popolare ma con un rigore e una caparbietà davvero unici. L’elenco delle sue collaborazioni è incredibile, mettendo solo in fila i nomi si ha il quadro pressoché completo della cultura e dello spettacolo italiani, da Battiato a Jannacci, da Paolo Grassi a Lizzani, dal fondamentale Strehler a Mario Piave, da Luciano Berio a Gino Bramieri, citando alla rinfusa. E ogni incontro, ogni collaborazione, era un tassello in più nel meraviglioso mosaico della sua arte, che Milva ha saputo sempre tradurre in melodia.