La lotta di Britney Spears in tribunale: "Basta tutela paterna, rivoglio la mia vita"
di Massimo Basile , di Massimo BasileNEW YORK - La ragazza che cantava “I run away, I run away”, in realtà non poteva scappare. L’ex studentessa che in Baby One More Time batteva impaziente lo stivaletto sulla gamba del banco di scuola, non poteva fare domande, ma solo rispondere. Oltre quel “bop-a shu-bop shu-bop” l’inferno, la prigione dorata, il divieto di usare i soldi guadagnati, di farsi togliere la spirale e avere un figlio. Vent’anni di vita da pop star, di Grammy Awards, Billboard, Hollywood Walk of Fame, sono evaporati quando Britney Spears, 39 anni, ha chiesto al suo avvocato di potersi rivolgere direttamente al giudice della Superior Court di Los Angeles.
In un discorso durato ventitré minuti, in collegamento video, la cantante ha raccontato il suo dramma personale…
NEW YORK - La ragazza che cantava “I run away, I run away”, in realtà non poteva scappare. L’ex studentessa che in Baby One More Time batteva impaziente lo stivaletto sulla gamba del banco di scuola, non poteva fare domande, ma solo rispondere. Oltre quel “bop-a shu-bop shu-bop” l’inferno, la prigione dorata, il divieto di usare i soldi guadagnati, di farsi togliere la spirale e avere un figlio. Vent’anni di vita da pop star, di Grammy Awards, Billboard, Hollywood Walk of Fame, sono evaporati quando Britney Spears, 39 anni, ha chiesto al suo avvocato di potersi rivolgere direttamente al giudice della Superior Court di Los Angeles.
In un discorso durato ventitré minuti, in collegamento video, la cantante ha raccontato il suo dramma personale: da tredici anni è sottoposta a tutela legale da parte del padre, Jamie Spears, 68 anni, che ha ottenuto il controllo totale sulla figlia, grazie alla formula della “conservatorship”, che in genere viene esercitata su chi ha disturbi mentali. “Non sono felice - ha detto la cantante - non riesco a dormire, piango tutti i giorni, rivoglio la mia vita indietro”. Per la prima volta il mondo ha scoperto l’altra faccia della medaglia di una pop star. L’artista americana ha fatto causa al padre per liberarsi dalla tutela, scattata nel 2008, anno in cui vennero interrotte le prove per uno spettacolo in programma a Las Vegas. Britney si era opposta a un passaggio della coreografia: “Non sono la schiava di nessuno - aveva protestato - posso dire di no a un ballo”.
Il crollo
Da quel momento, la cantante è finita ingoiata nel tunnel: è stata dipinta come svalvolata, esaurita mentale, incapace di gestire la sua vita privata. Il passato è tornato sui rotocalchi. La relazione finita in maniera turbolenta con Justin Timberlake, il matrimonio durato 55 ore con un amico d’infanzia, annullato con un comunicato in cui si affermava che Britney “non era in grado di comprendere le sue azioni”. L’anno dopo, il matrimonio con il rapper Kevin Federline, la nascita di due figli, nel 2005 e nel 2006, poi la fine improvvisa, la perdita della custodia dei due bambini, seguita dal ricovero dell’artista in una clinica di riabilitazione ad Antigua, nei Caraibi. Pochi mesi dopo il padre ottenne di diventare il tutore legale, controllore di tutto, dalla vita privata della figlia al suo patrimonio valutato più di sessanta milioni di dollari.
Pochi mesi fa un’altra star, Mariah Carey, aveva raccontato i suoi anni da prigioniera in casa di un marito ossessivo, il produttore musicale Tommy Mottola, che l’aveva minacciata anche con un coltello. La storia di Britney è meno chiara ma non meno drammatica. La cantante ha raccontato di essere stata anche drogata, costretta a prendere pasticche di litio, farmaco che viene dato a persone con disturbi bipolari, in preda a manie e a rischio depressione. “Ho bisogno del suo aiuto - ha detto, rivolgendosi alla giudice Brenda Penny - non voglio restare seduta ore a farmi psicanalizzare, se posso lavorare vuol dire che sono in grado di ragionare. La legge sulla tutela va cambiata, è un abuso”. Fuori dal tribunale erano radunati un centinaio di fans, sui social c’era l’hashtag #FreeBritney.
Lo scontro con il padre
In realtà quello andato in scena a Los Angeles è stato solo l’ultimo atto, il più drammatico, di una battaglia legale che va avanti da anni. Nel 2014 la cantante aveva chiesto, inutilmente, di liberarsi dalla tutela. Nel 2016 aveva raccontato la storia a un investigatore del tribunale, ma anche quella volta la richiesta era stata rigettata. Nel frattempo i concerti sono andati avanti, così come le tournée in Nord America e Europa, fino a quando nel 2019 non è stato annullato un concerto a Las Vegas. Adesso Spears vuole riprendersi la sua vita.
La giudice, dopo averla ringraziata per il coraggio dimostrato, le ha chiesto se volesse presentare una ‘mozione ufficiale’ per liberarsi dalla tutela. Il legale ha risposto che la sua cliente non glielo aveva mai chiesto (e lui, però, non gliel’aveva mai prospettata). Spears ha risposto: “È imbarazzante e deprimente, mi scuso per l’ignoranza, non sapevo di poterlo fare”. Prossima udienza il 14 luglio. Il padre non si arrende. I suoi avvocati hanno letto una dichiarazione in cui si dice che “Mr. Spears è dispiaciuto nel vedere la figlia soffrire così, la ama e sente la sua mancanza”. “Voglio vedere in galera lui e il suo team”, ha risposto la cantante, che poi si è rivolta alla giudice con una supplica: “Mi rifaccia avere la vita indietro, voglio avere un bambino, i miei soldi, voglio mettere fine a tutto questo e andarmene in auto con il mio ragazzo”. E run away, stavolta davvero.