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Tiziano Ferro, guai con il fisco: l'Agenzia delle Entrate pignora 9 milioni di euro

Il tribunale avrebbe rigettato la sospensione del provvedimento. Nel 2020 la Cassazione aveva confermato la sentenza con cui era stato respinto il ricorso della popstar di Latina. "Un personaggio pubblico ha l'onere di una condotta etica"
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Il fisco italiano pignora 9 milioni di euro a Tiziano Ferro, che risiede ormai da anni a Los Angeles con il marito Victor Allen. La decisione, confermata nei giorni scorsi dal Tribunale civile di Latina e riportata da Latina Oggi, si riferisce ad un contenzioso che risale a diversi anni fa e sul quale si era pronunciata anche la Cassazione. Secondo il quotidiano locale, è stata convalidata l'esecuzione esattoriale intrapresa dall'Agenzia delle Entrate Riscossione ai danni dell'artista per un debito di 9 milioni di euro.

La decisione del Tribunale civile di Latina sarebbe arrivata con una sentenza dello scorso 15 luglio. Il tribunale avrebbe dunque rigettato la sospensione del pignoramento presso la Tzn Srl, la società riconducibile al cantante che avrebbe omesso di versare Irpef, Irap e Iva relative ai periodi d'imposta 2006, 2007 e 2008.

La sentenza della Cassazione

Nel 2020 la Cassazione si era pronunciata sul fronte della giustizia tributaria e aveva confermato la sentenza con cui era stato respinto il ricorso della popstar di Latina contro gli avvisi di accertamento che gli aveva inviato l'Agenzia delle entrate.
Un braccio di ferro durato anni, dal quale il cantante era uscito definitivamente sconfitto. Con i giudici che hanno anche stabilito l'opportunità di applicare sanzioni più pesanti a un personaggio famoso, che ha più mezzi di altri per capire cosa è giusto e cosa e sbagliato e che è tenuto maggiormente a mantenere una condotta etica. Il Fisco ha monitorato le ingenti somme spostate tra una società e l’altra da Tzn, tra l’Italia e l’estero, ha monitorato i suoi viaggi aerei, le spese fatte con la carta di credito e anche le sue presenze ai concerti e in tv.

La residenza in Gran Bretagna

L'Agenzia delle entrate di Latina si è così convinta che il cantautore nel 2006 aveva trasferito la residenza in Gran Bretagna solo per non pagare le tasse, godendo di un regime fiscale più leggero, appoggiandosi anche a tre società estere, olandesi e inglesi, con soci in paradisi fiscali, per far finire lì il denaro che gli arrivava da diritti sui dischi e tv.

Nessuno scudo fiscale

Dopo aver ascoltato anche amici e conoscenti della popstar e negando all'artista lo scudo fiscale, l'Agenzia delle entrate nel 2009 gli ha inviato gli accertamenti relativi a Irpef, Irap e Iva, con le relative sanzioni. Atti impugnati da Tzn, sostenendo che si era trasferito sul serio in Gran Bretagna, dovendo allontanarsi da Latina anche per le difficoltà che aveva all'epoca nel dichiarare la sua omosessualità, ma confermati prima dalla Commissione tributaria provinciale, poi da quella regionale e ora dalla Corte di Cassazione.

Assolto sul fronte penale

Cinque anni fa il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, ha assolto il cantante sul fronte penale, per non aver commesso il fatto, ma neppure quella sentenza ha evitato la conferma dell'evasione fiscale da parte degli ermellini. Quattro i ricorsi fatti da Tiziano Ferro alla Suprema Corte e tutti respinti salvo che per un punto, utile al massimo per ottenere un minimo di sconto. Con sentenze particolarmente articolate, che esaminano la vicenda alla luce anche dei pronunciamenti in materia della Corte di giustizia europea e della Consulta.

"Un personaggio pubblico ha l'onere di una condotta etica"

Per quanto riguarda poi le sanzioni pesanti applicate dal Fisco, i giudici della suprema Corte avevano anche stabilito che è stato tenuto conto della "natura dolosa del comportamento", dell'assenza "di condotte intese ad eliminare gli effetti della condotta evasiva", dell'elevato "livello economico e culturale del contribuente, personaggio famoso nel mondo della musica", e per tale ragione "in possesso degli strumenti necessari per valutare la giustezza di un determinato comportamento, il quale, essendo la sua condotta "pubblica", ha, rispetto ad altri contribuenti, "maggiormente l'onere di una condotta etica".