Giancarlo Giannini, gli 80 anni di un grande attore amato da Hollywood
di Giovanni Gagliardi , di Giovanni GagliardiUn grande attore teatrale che è diventato divo internazionale vestendo i panni dell'italiano, così come immaginano gli stranieri. Un doppiatore, che ha associato la voce sensuale e ruvida al volto di Ryan O'Neal (Barry Lindon), Jack Nicholson (da Professione reporter a Shining fino a Batman), da David Hemmings (Blow up) ad Al Pacino (e qui la lista è lunghissima).
Lui è Giancarlo Giannini, che lunedì 1 agosto festeggia 80 anni, dall'alto di una carriera ancora fitta di soddisfazioni e successi come nel recente I fratelli de Filippo di Sergio Rubini in cui si incarna nel commediografo e guitto Eduardo Scarpetta.
"Ho fatto tanti film, ne salvo pochi", ha detto lo scherzo 23 luglio al pubblico del Fara film festival (in …
Un grande attore teatrale che è diventato divo internazionale vestendo i panni dell'italiano, così come immaginano gli stranieri. Un doppiatore, che ha associato la voce sensuale e ruvida al volto di Ryan O'Neal (Barry Lindon), Jack Nicholson (da Professione reporter a Shining fino a Batman), da David Hemmings (Blow up) ad Al Pacino (e qui la lista è lunghissima).
Lui è Giancarlo Giannini, che lunedì 1 agosto festeggia 80 anni, dall'alto di una carriera ancora fitta di soddisfazioni e successi come nel recente I fratelli de Filippo di Sergio Rubini in cui si incarna nel commediografo e guitto Eduardo Scarpetta.
"Ho fatto tanti film, ne salvo pochi", ha detto lo scherzo 23 luglio al pubblico del Fara film festival (in provincia di Rieti) annunciando di aver concluso di recente tre set: "Una serie italiana sul calcio dove interpreto un procuratore, un film dove interpreto un Papa e uno con grandi attrici americane, Diane Keaton, Jane Fonda e Mary Steenburgen, che ho finito qualche giorno fa a Venezia". Il titolo di quest'ultimo è Book club 2: the next chapter e vede tra i protagonisti anche Andy Garcia.
Una carriera unica
Per capire il segreto di una carriera unica, sempre in equilibrio tra esplosioni di vitalità, dolore e segrete inquietudini è necessario aprire l'albo dei suoi ricordi. Giannini nasce a La Spezia il 1 agosto del 1942 e cresce nel quartiere popolare di Pitelli, che però lascia, con la famiglia, a 10 anni per trasferirsi a Napoli dove completerà gli studi come perito elettronico all'Alessandro Volta, per poi sbarcare a Roma dove si iscrive all'Accademia d'arte drammatica.
Gli esordi
Esordisce in palcoscenico a soli 18 anni, per la regia di Giuseppe Patroni Griffi nel suo In memoria di una signora amica a fianco di Lilla Brignone. A quel punto la prima svolta: Beppe Menegatti ne fa un attore scespiriano (Sogno di una notte di mezza estate) che poi Franco Zeffirelli gli cuce addosso nell'acclamata versione di Romeo e Giulietta per l'Old Vic di Londra.
L'incontro con Lina Wertmueller
Intanto ha fatto le prime prove al cinema ed è diventato soprattutto popolare in tv grazie al David Copperfield diretto da Anton Giulio Majano per la Rai nel 1966. Ed è quello l'anno dell'incontro della vita: Lina Wertmueller cerca un compagno adatto all'irrefrenabile Rita Pavone e lo trova in Giannini per Rita la zanzara. Siamo ancora nel territorio del cinema di consumo, il "musicarello" fatto senza troppe pretese, massima libertà creativa e buoni incassi. Tutti elementi che si ritrovano anche nel successivo Non stuzzicate la zanzara e che preparano un sodalizio che si rivelerà d'acciaio tra regista e attore.
Il personaggio di Mimì metallurgico
Infatti, nonostante altre buone prove tra cinema e tv come Dramma della gelosia di Ettore Scola o E le stelle stanno a guardare ancora di Majano, sarà proprio Lina Wertmueller a farlo protagonista nel 1972. Il film è Mimì metallurgico in cui prende l'aspetto dell'istrionico manovale catanese Carmelo Mardocheo a fianco di Mariangela Melato. Il successo è tanto inatteso quanto clamoroso e fa di Giannini un nuovo protagonista della commedia italiana.
Travolti da un insolito destino
L'anno dopo il duo (anzi il trio visto che Melato è ormai alter ego di Giannini e viceversa) si ripete con Film d'amore e d'anarchia, ma è nel 1974 con una commedia scintillante e a sfondo balneare come Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto che l'onda lunga di quello che è ormai un "format d'autrice" dilaga nel mondo. Non a caso, tanti anni dopo, Madonna vorrà i diritti di remake e ingaggerà Adriano Giannini per ripetere le gesta del padre.
È il momento di Hollywood
Infine scocca l'ora dello sbarco a Hollywood: accade nel 1975 con Pasqualino Settebellezze, candidato a ben quattro Oscar e con Wertmuller prima donna a ricevere la nomination nella categoria della regia. Nel ruolo del guappo Pasqualino Frafuso, che attraversa le stagioni più difficili dell'Italia dal fascismo degli anni 30 alla Campagna di Russia, fino ai Lager e poi alla rivolta di Napoli, Giannini smonta e rimonta il suo personaggio creando una maschera indimenticabile che tocca vertici di surrealismo e amarezza realista insieme. Per chiunque altro si tratterebbe della vetta raggiunta attraverso una dura gavetta e un meticoloso lavoro sul corpo e sul talento. Invece per Giannini è solo il trampolino verso una nuova vita artistica e personale.
Agente segreto
Nel 1975 si è separato dalla moglie Livia Giampalmo, sposata nel 1967, con la quale ha avuto due figli (ne avrà altri due dalla seconda moglie Eurilla del Bono, sposata nel 1983) e accetta la sfida di farsi attore internazionale a partire dal drammatico Lili Marleen di Fassbinder (1980) e consolida presto la sua statura hollywoodiana con registi come Coppola, Ridley e Tony Scott, Richard Brooks e Alfonso Arau, fino a diventare personaggio fisso in due film della Bond Story nei panni dell'ambiguo francese René Mathis in Casino Royale e Quantum of solace.
Inventore per Robins Williams
Mette perfino al servizio di Barry Levinson il suo talento da inventore creando il mitico giubbotto elettronico, con tanto di brevetti registrati, per Robins Williams in Toys del 1992. Ma non dimentica mai l'Europa (specialmente la Spagna) e l'Italia, dove tutti i maggiori registi lo chiamano.
I grandi registi
Nel 1976 ha lavorato con Luchino Visconti per L'innocente, nel 1983 con Nanny Loy per un indimenticabile Mi manda Picone. Per tre volte è stato diretto da Mario Monicelli, due da Dino Risi. Poi Alberto Lattuada e, naturalmente, Lina Wertmuller con la quale lavorerà altre tre volte. In due casi ha voluto dirigersi da solo: Terno secco (1987) e Ti ho cercata in tutti i necrologi (2013).
I premi
Ha insegnato e guidato (in consiglio d'amministrazione) il Centro sperimentale di cinematografia; ha vinto premi in tutto il mondo (miglior attore a Cannes e a San Sebastian nel 1973, sei David di Donatello, altrettanti Nastri d'argento, cinque Globi d'oro e una stella sulla Walk of Fame di Toronto), ha inciso dischi, omaggiato il teatro (in scena ancora nel 2018 per Hadrianus imperator), ritrovato il piacere della tv (Leonardo) e del cinema (Notti magiche di Paolo Virzi e il recente Gianni Schicchi di Damiano Micheletto).
La battuta amara
"Gli americani mi hanno dato la stella della Walk of fame, la ritirerò a fine anno, è importante perché saranno due attori italiani ad averlo, uno è Rodolfo Valentino, l'altro sono io nel cinema parlato. L'ho avuta senza raccomandazioni, significa che gli piaccio", ha detto al Fara film festival, rassegna che gli ha riconosciuto il premio alla carriera. "A Venezia hanno dato premi a tutti, a me non hanno dato manco un gatto nero", ha aggiunto ironico l'attore.