Pippo Baudo: "Credeva nel futuro, voleva migliorare il Paese con la divulgazione"
di Silvia Fumarola , di Silvia Fumarola"Era un simbolo del servizio pubblico, la Rai gli deve tanto e spero che gli venga intitolato uno studio. Ma tutta l'Italia deve essergli grata, è entrato nelle case preoccupandosi che nessuno rimanesse indietro. Un grande divulgatore".
Pippo Baudo ricorda Piero Angela con grande affetto, e la stima che si deve alle persone da cui si impara qualcosa.
Baudo, in cosa era speciale?
"Era una persona coltissima e al tempo stesso una figura familiare. Ma soprattutto ha saputo trasmettere la passione per la scienza ai ragazzi. Le parole che ha scritto nella lettera sono belle, un grande insegnamento. Piero si guarda allo specchio, dall'alto dei suoi anni, e sottolinea di aver assolto al suo compito …
"Era un simbolo del servizio pubblico, la Rai gli deve tanto e spero che gli venga intitolato uno studio. Ma tutta l'Italia deve essergli grata, è entrato nelle case preoccupandosi che nessuno rimanesse indietro. Un grande divulgatore".
Pippo Baudo ricorda Piero Angela con grande affetto, e la stima che si deve alle persone da cui si impara qualcosa.
Baudo, in cosa era speciale?
"Era una persona coltissima e al tempo stesso una figura familiare. Ma soprattutto ha saputo trasmettere la passione per la scienza ai ragazzi. Le parole che ha scritto nella lettera sono belle, un grande insegnamento. Piero si guarda allo specchio, dall'alto dei suoi anni, e sottolinea di aver assolto al suo compito dicendo a tutti noi: ora è il vostro turno".
Quando l'ha incontrato la prima volta?
"Una vita fa, quarant'anni forse. Ci siamo frequentati, era un grande intellettuale, eclettico: giornalista, scrittore, innamorato della scienza. Ma aveva una vena artistica, era un bravo musicista, un pianista jazz, e non è un modo di dire. Aveva studiato da piccolo, suonava conoscendo la musica".
Avete suonato insieme?
"Certo, abbiamo suonato a quattro mani, e avendo le braccia più lunghe delle sue,
fu divertente. Piero conoscevala musica, era davvero la sua passione. Da giovane aveva suonato il piano nei club, poi ha avuto una straordinaria carriera di giornalista. Ricordo le prime trasmissioni sperimentali della televisione, ci sono foto di Angela ragazzo bellissime".
Colpisce come si sia preoccupato, prima di altri, di temi importanti come l'emergenza climatica.
"Era diverso da tutti per la sua cultura eccezionale. Credeva nella divulgazione scientifica, combatteva le fake news, voleva che il pubblico fosse sempre informato. In tv usava un linguaggio chiaro, diretto. Sapeva parlare ai giovani, che infatti lo seguivano. Mi affascinava il suo modo di rendere facili anche le cose complesse. Credeva nel futuro, divulgando la scienza sperava di poter migliorare il Paese".
Il segreto di Angela?
"Il suo stile, sempre pacato. Anche il timbro della voce, il modo di parlare, aveva un garboche lo rendeva unico. Era colto e anche ironico. Inimitabile. Un simbolo del servizio pubblico come Sergio Zavoli, Andrea Barbato, i grandi che abbiamo avuto in Rai. Angela non ha mai optato per la televisione commerciale".
Cosa direbbe al figlio Alberto in questo momento?
"Gli direi che porta un cognome importante ed è già sulla buona strada. Chiamarsi Angela è un onore ma anche una grande responsabilità. È un nome forte, pesante, che rappresenta tanto. Alberto ha seguito le orme del padre, e lo ha fatto con grande bravura".
Angela era rigoroso e discreto, con lei com'era?
"Simpatico. Era riservato, è vero, e anche spiritoso. Mi ricordo quando ci consegnarono il premio "De Senectute". Gli dissi: "Ci è toccato anche questo", e gli feci un sorriso: un riconoscimento fa sempre piacere. Lui mi disse: "Ci siamo arrivati ma dobbiamo continuare ancora un po', non credi?". I premi gli davano l'idea di qualcosa di conclusivo. Invece Piero era sempre proiettato nel futuro, aveva un'intelligenza viva e coltivava la curiosità".
Che rapporto aveva con l'età?
"Penso che per una persona come lui, che guardava sempre avanti, l'età fosse un ostacolo. Faceva progetti, era giovane. Aveva una visione della vita - e della morte - laica. Lo ha sempre guidato la scienza, sapeva ironizzare anche sulla morte. L'aveva definita una scocciatura".