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'Into the wild' 30 anni fa la morte di Chris McCandless

Aveva 24 anni. L'avventura nelle foreste dell'Alaska durò centododici giorni. Aveva trovato riparo in un vecchio bus. La sua storia venne raccontata nel libro di Krakauer. Ma il mito nacque con il film di Sean Penn e le musiche di Eddie Vedder
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"Felicità è vera soltanto se condivisa". È una delle frasi trovate nel Magic Bus di Into the Wild, rimosso due anni fa dal Parco Nazionale di Denali in Alaska, dopo aver custodito, per oltre 30 anni, il ricordo di Chris McCandless morto probabilmente il 18 agosto 1992, a ventiquattro anni, centododici giorni dopo essersi avventurato nella foresta. Sulle effettive cause della morte sono state fatte diverse ipotesi, compreso l'avvelenamento da bacche. Quel che è certo è che il ragazzo morì di stenti e denutrizione.

L'inizio del mito

La sua storia è stata raccontata nel libro di Jon Krakauer e nel film di Sean Penn intitolati entrambi Into the wild. Fu soprattutto il film, con le musiche di Eddie Vedder, a generare il mito. Da allora - era il 2007 - cominciarono i pellegrinaggi alla ricerca di quel bus, causando non pochi problemi ai ranger costretti ad andare a salvare gli escursionisti. Almeno in due ci rimisero la vi…

"Felicità è vera soltanto se condivisa". È una delle frasi trovate nel Magic Bus di Into the Wild, rimosso due anni fa dal Parco Nazionale di Denali in Alaska, dopo aver custodito, per oltre 30 anni, il ricordo di Chris McCandless morto probabilmente il 18 agosto 1992, a ventiquattro anni, centododici giorni dopo essersi avventurato nella foresta. Sulle effettive cause della morte sono state fatte diverse ipotesi, compreso l'avvelenamento da bacche. Quel che è certo è che il ragazzo morì di stenti e denutrizione.

L'inizio del mito

La sua storia è stata raccontata nel libro di Jon Krakauer e nel film di Sean Penn intitolati entrambi Into the wild. Fu soprattutto il film, con le musiche di Eddie Vedder, a generare il mito. Da allora - era il 2007 - cominciarono i pellegrinaggi alla ricerca di quel bus, causando non pochi problemi ai ranger costretti ad andare a salvare gli escursionisti. Almeno in due ci rimisero la vita annegando nel fiume Teklanika. Fra gli ultimi a essere soccorsi furono cinque italiani, finché la Guardia Nazionale prese la decisione di rimuovere, con un potente elicottero militare, il Magic Bus, detto anche Bus 142.

La locandina del film
 

La fuga dalla civiltà

Christopher Johnson McCandless, questo il suo nome completo, era nato al El Segundo, nella contea di Los Angeles, il 12 febbraio 1968, "figlio di una buona famiglia dell'East Coast, ottimo studente, eccellente sportivo - scriveva per Repubblica nel 2020 Paolo Cognetti, vincitore del premio Strega nel 2017 con Le otto montagne - Chris era un idealista e un anticonformista che nel 1990 si laureò con una tesi sulla piaga della fame in Africa, poi donò i suoi risparmi a un'organizzazione che se ne occupava e partì, senza salutare, per un viaggio che non sarebbe più finito".

Paolo Cognetti e i "Sogni di Grande Nord" - Il trailer

Due anni da vagabondo

"Probabilmente - aggiungeva Cognetti - la causa scatenante fu il conflitto con il padre, un ingegnere di successo, un selfmade man milionario e un bigamo con cui Chris non voleva più avere niente a che fare. E così, mentre la sua famiglia lo cercava, lui passò due anni da vagabondo, da hobo, prendendo passaggi e saltando sui treni e vivendo di lavoretti occasionali, ma anche facendo amicizia con altri vagabondi d'America e innamorandosi dei grandi spazi aperti del suo Paese, l'Ovest, l'oceano Pacifico, il Grand Canyon che discese illegalmente in canoa".

La scoperta del Magic bus

Il ragazzo arrivò nelle terre selvagge dell'Alaska nell'aprile del 1992 attraverso lo Stampede Trail, aveva guadato il fiume Teklanika, che in quella stagione era povero d'acqua e ancora in parte ghiacciato, poi trovò casualmente il Bus 142. "Per anni - scriveva nel 2014 Vittorio Zucconi - la carcassa del vecchio scuolabus giallo riverniciato di bianco numero di matricola 142 usato per trasportare braccianti a una miniera di antimonio poi chiusa e abbandonato quando si spezzò un semiasse, era rimasto in un angolo di nulla fra il massiccio del Monte McKinley, il parco naturale del Denali di seimila acri, 24mila chilometri quadrati (l'intera Lombardia) e Fairbanks, distante 500 km. Ignorato fino al 1992, quando un ragazzo cresciuto negli addomesticati sobborghi di Washington, Chris McCandless, ne scoprì l'esistenza".

Il Magic bus spostato dall'elicottero della Guardia nazionale Usa 

I viaggi degli hippie

"Fu lui a ribattezzarlo Magic Bus, nel suo scarno diario - spiegava Cognetti nel suo articolo - I Magic Bus originari erano i mezzi di fortuna con cui gli hippie partivano per l'India dall'Europa, e il Magic Bus più famoso di tutti è quello su cui Ken Kesey, l'autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, girò l'America insieme ai suoi amici nell'estate del 1964, improvvisando concerti e distribuendo Lsd. Guidava Neal Cassady, eroe della Beat Generation, e l'autobus era tutto dipinto con colori psichedelici".

Christopher McCandless
 

Il tentativo di mettersi in salvo

"Alexander Supertramp", come voleva essere chiamato aveva con sé poco cibo e scarse attrezzature: un fucile Remington Nylon 66 calibro 22 con cui poteva procacciarsi della selvaggina, una sacca di riso, un libro sulle piante autoctone commestibili, una mappa del luogo e altri semplici oggetti da campo, troppo poco per affrontare quei luoghi. Nel mese di luglio 1992 tentò di tornare nella civiltà, ma dopo aver camminato per due giorni capì che il fiume che aveva attraversato senza troppe difficoltà era in piena, gonfiato dal disgelo dei ghiacciai. Se avesse trovato il cesto di alluminio collegato a una carrucola, usato dagli idrologi per spostarsi da una riva all'altra del fiume Teklanika, forse ce l'avrebbe fatta. Invece fu costretto a tornare al Magic Bus. Venne ritrovato senza vita nell'autobus il 6 settembre 1992 da due cacciatori, a circa due settimane dal decesso.

L'ultimo messaggio

Morì di fame (ma c'è anche chi pensa a un avvelenamento da semi di Hedysarum alpinum, pianta simile a un fagiolo), nei pressi del lago Wentitika. Il suo corpo senza vita venne ritrovato due settimane dopo. "Su un finestrino dell'autobus aveva appeso un biglietto chiedendo aiuto a chi passasse di lì, ma aveva aspettato inutilmente per giorni e infine era morto", ricorda Cognetti

"Addio e che Dio vi benedica"

Nel vecchio autobus, accanto al cadavere, furono ritrovati numerosi appunti da lui scritti, una macchina fotografica con cui aveva effettuato degli autoscatti, una borraccia di plastica verde, alcune pastiglie per purificare l'acqua, un paio di pantaloni imbottiti, guantoni di lana, una bottiglia di repellente per gli insetti, un tubetto consumato di burrocacao, una scatola di fiammiferi, un paio di stivali in plastica marrone e alcuni libri di autori: Lev Tolstoj, Jack London e, in particolare, Henry David Thoreau: nel libro Walden ovvero Vita nei boschi, venne ritrovato un passaggio evidenziato e, in alto nella stessa pagina, era annotata in grande la parola "verità", con la calligrafia del ragazzo. "Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi benedica", era la scritta lasciata da Chris all'interno del bus.

Una scelta anacronistica

"La storia all'epoca fece poco scalpore - ricorda Paolo Cognetti - Intorno c'era l'America di Clinton, l'America che aveva vinto tutto, stava per esplodere il boom della Silicon Valley, la crescita economica sembrava senza fine e la scelta di Chris era del tutto anacronistica per quei tempi di ottimismo sfrenato. Infatti si sarebbe capita meglio dopo, sarebbero stati i figli della crisi ad amarlo e ad andarlo a cercare".

Sulle tracce di McCandless

Fra quelli che si misero sulle tracce di McCandless, ci fu lo stesso Cognetti, che racconta questa sua avventura anche nel documentario Sogni di grande Nord, (su Sky Nature il 21 agosto alle 21.15): "Anch'io ho camminato nel fango e mi sono immerso in un fiume e ho dormito nel Magic Bus, su una di quelle due brande, tra il bidone della stufa e i finestrini sfondati, in una notte d'Alaska in cui non veniva mai buio, una notte di giugno di un anno fa - scriveva su Repubblica - Sono felice di aver fatto in tempo a farlo ad andare fin lassù e a dirgli grazie".