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Caso Bennacer, Valeria Bruni Tedeschi: "Ho già detto tutto". Libération: "Lei e il compagno liberi di replicare alle accuse"

La regista incontra il pubblico in un a masterclass a Milano ma non risponde alle domande sulle accuse di volenza a carico dell'attore pubblicate dal quotidiano francese
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MILANO -  Sul palco del cinema Anteo, dove prende posto dopo la proiezione di Forever Young, il suo settimo film da regista, Valeria Bruni Tedeschi è serena, desiderosa di raccontare un lavoro che la rappresenta, generosa nel condividere i ricordi della ragazza che è stata e le emozioni che hanno animato la sua regia. E gli occhi chiari, lucidi, tradiscono un’emozione, sebbene diversa, anche quando a margine le si chiede della vicenda che coinvolge il protagonista del film e suo compagno Sofiane Bennacer, accusato e incriminato per presunti stupri e violenze denunciate da quattro donne e al centro di un’inchiesta pubblicata giovedì da Libération. Ieri il quotidiano francese - che precisa di aver dato la possibilità di parlare sia a Bennacer che a Bruni Tedeschi - ha dedicato un articolo alle reazioni all’inchiesta: dall’attacco di Carla Bruni per il mancato rispetto della presunzione d’innocenza al commento di #MeTo…

MILANO -  Sul palco del cinema Anteo, dove prende posto dopo la proiezione di Forever Young, il suo settimo film da regista, Valeria Bruni Tedeschi è serena, desiderosa di raccontare un lavoro che la rappresenta, generosa nel condividere i ricordi della ragazza che è stata e le emozioni che hanno animato la sua regia. E gli occhi chiari, lucidi, tradiscono un’emozione, sebbene diversa, anche quando a margine le si chiede della vicenda che coinvolge il protagonista del film e suo compagno Sofiane Bennacer, accusato e incriminato per presunti stupri e violenze denunciate da quattro donne e al centro di un’inchiesta pubblicata giovedì da Libération. Ieri il quotidiano francese - che precisa di aver dato la possibilità di parlare sia a Bennacer che a Bruni Tedeschi - ha dedicato un articolo alle reazioni all’inchiesta: dall’attacco di Carla Bruni per il mancato rispetto della presunzione d’innocenza al commento di #MeTooTheatre, che sostiene le persone che hanno denunciato l’attore e ricorda che l’inchiesta è stata realizzata in accordo con le donne che hanno testimoniato.

«Ho già detto tutto» spiega Bruni Tedeschi, riferendosi alla nota letta venerdì alla presentazione romana. L’ordine di scuderia – il film sarà in sala giovedì, si è in piena promozione – è di non aggiungere altro, ma lei non si nega: «La stampa ha riportato esattamente le mie parole. Riprendetele, vi supplico». Venerdì aveva sottolineato il rispetto «per la libertà di parola delle donne e il profondo attaccamento al fatto che possano essere ascoltate. Io stessa sono stata vittima di abusi e conosco il dolore di non essere stata presa sul serio», per poi dirsi «sbalordita» dal trattamento riservato a Bennacer da Libération, accusata di «calpestare a tal punto il principio della presunzione d’innocenza da mettere in prima pagina la foto di un giovane uomo con del sangue sulle mani. Non è stato ancora giudicato, questa scelta editoriale è puro linciaggio mediatico». Le voci sulle presunte violenze circolavano. «Ne ero a conoscenza - ha detto - i produttori hanno espresso riserve, ma ho comunicato che era impensabile fare il film senza di lui. Mi assumo la piena responsabilità della mia scelta». Quando è arrivata la denuncia, le riprese erano iniziate e «cambiare attore avrebbe creato ostacoli giuridici insuperabili».

Valeria Bruni Tedeschi con Sofiane Bennacer 
Sulla centralità della scelta degli attori, la regista torna anche in sala. Les Amandiers, questo il titolo originale del film, è autobiografico: si ispira alla sua esperienza di studentessa alla scuola teatrale Les Amandiers. «Per molti personaggi - spiega - ho deciso di allontanarmi dell’idea iniziale per dare spazio agli attori. Non volevo che Nadia (Tereszkiewicz, che interpreta Stella, sua alter ego, nrd) fosse me, ma che avesse certe caratteristiche. Sofiane non era Etienne, ma aveva una ferita, violenza e carisma, che ho voluto valorizzare».

Il cinema, per lei, è strumento d’espressione, «permette di cancellare la terribile frontiera della morte». E la recitazione un atto rischioso: «La scuola ci ha insegnato a passare dalla vita alla scena, senza darci però armi per proteggerci. L’ho raccontato». Bruni Tedeschi risponde alle domande del pubblico, consiglia a una giovane regista «di aggrapparsi agli attori, al loro desiderio di fare il tuo film», concede foto e autografi. La “bolla” della sala sembra allontanare l’eco della vicenda giudiziaria e della polemica, che però è tutt’altro che sopita.