Caso Bennacer, Valeria Bruni Tedeschi: "Ho già detto tutto". Libération: "Lei e il compagno liberi di replicare alle accuse"
di Sara Bernacchia , Simone Bianchin , di Sara Bernacchia, Simone BianchinMILANO - Sul palco del cinema Anteo, dove prende posto dopo la proiezione di Forever Young, il suo settimo film da regista, Valeria Bruni Tedeschi è serena, desiderosa di raccontare un lavoro che la rappresenta, generosa nel condividere i ricordi della ragazza che è stata e le emozioni che hanno animato la sua regia. E gli occhi chiari, lucidi, tradiscono un’emozione, sebbene diversa, anche quando a margine le si chiede della vicenda che coinvolge il protagonista del film e suo compagno Sofiane Bennacer, accusato e incriminato per presunti stupri e violenze denunciate da quattro donne e al centro di un’inchiesta pubblicata giovedì da Libération. Ieri il quotidiano francese - che precisa di aver dato la possibilità di parlare sia a Bennacer che a Bruni Tedeschi - ha dedicato un articolo alle reazioni all’inchiesta: dall’attacco di Carla Bruni per il mancato rispetto della presunzione d’innocenza al commento di #MeTo…
MILANO - Sul palco del cinema Anteo, dove prende posto dopo la proiezione di Forever Young, il suo settimo film da regista, Valeria Bruni Tedeschi è serena, desiderosa di raccontare un lavoro che la rappresenta, generosa nel condividere i ricordi della ragazza che è stata e le emozioni che hanno animato la sua regia. E gli occhi chiari, lucidi, tradiscono un’emozione, sebbene diversa, anche quando a margine le si chiede della vicenda che coinvolge il protagonista del film e suo compagno Sofiane Bennacer, accusato e incriminato per presunti stupri e violenze denunciate da quattro donne e al centro di un’inchiesta pubblicata giovedì da Libération. Ieri il quotidiano francese - che precisa di aver dato la possibilità di parlare sia a Bennacer che a Bruni Tedeschi - ha dedicato un articolo alle reazioni all’inchiesta: dall’attacco di Carla Bruni per il mancato rispetto della presunzione d’innocenza al commento di #MeTooTheatre, che sostiene le persone che hanno denunciato l’attore e ricorda che l’inchiesta è stata realizzata in accordo con le donne che hanno testimoniato.
Il cinema, per lei, è strumento d’espressione, «permette di cancellare la terribile frontiera della morte». E la recitazione un atto rischioso: «La scuola ci ha insegnato a passare dalla vita alla scena, senza darci però armi per proteggerci. L’ho raccontato». Bruni Tedeschi risponde alle domande del pubblico, consiglia a una giovane regista «di aggrapparsi agli attori, al loro desiderio di fare il tuo film», concede foto e autografi. La “bolla” della sala sembra allontanare l’eco della vicenda giudiziaria e della polemica, che però è tutt’altro che sopita.