Robert Downey Jr., in ricordo del padre: una vita surreale, tra droghe e film folli
di Massimo Basile , di Massimo BasileNew York - Il primo passo che portò Robert Downey Jr. sul sentiero della dipendenza dalla droga venne compiuto una notte nell’appartamento di famiglia a New York. Il padre era con amici a giocare a poker. Robert venne beccato a bere vino bianco. Invece di sfilargli il bicchiere dalla mano, il padre gli passò una canna e gli disse di tirare, ma senza trattenere il fumo. Downey Jr. aveva sei anni. Anni dopo il padre, regista, ammise di aver commesso un errore quella notte, lo definì un “terribile, stupido sbaglio”, ma dal documentario con il titolo Sr., emerge che in famiglia tutti si facevano di droga.
Downey Sr. inoltre amava portarsi il figlio a vedere film per adulti, tenendolo lontano da pellicole più adatte a un bambino di cinque anni. Quello che sarebbe potuto essere l’inizio di formazione di ‘Iron Man’ è stato il background su cui si è saldata la vita dell’attore, la cui storia di cinema e dipen…
New York - Il primo passo che portò Robert Downey Jr. sul sentiero della dipendenza dalla droga venne compiuto una notte nell’appartamento di famiglia a New York. Il padre era con amici a giocare a poker. Robert venne beccato a bere vino bianco. Invece di sfilargli il bicchiere dalla mano, il padre gli passò una canna e gli disse di tirare, ma senza trattenere il fumo. Downey Jr. aveva sei anni. Anni dopo il padre, regista, ammise di aver commesso un errore quella notte, lo definì un “terribile, stupido sbaglio”, ma dal documentario con il titolo Sr., emerge che in famiglia tutti si facevano di droga.
Downey Sr. inoltre amava portarsi il figlio a vedere film per adulti, tenendolo lontano da pellicole più adatte a un bambino di cinque anni. Quello che sarebbe potuto essere l’inizio di formazione di ‘Iron Man’ è stato il background su cui si è saldata la vita dell’attore, la cui storia di cinema e dipendenza dalla droga viene raccontata da Netflix.
Il docufilm, che si sviluppa nell’arco di tre anni e appare come una struggente e sofferta ode al padre, getta la luce sulla parte oscura dell’attore che racconta la dipendenza da eroina e cocaina con un’immagine sinistra: “Era come avere una pistola puntata nella mia bocca, con il dito premuto sul grilletto, e a me piace il sapore del metallo della pistola”. Nel luglio del 2021 il padre è morto all’età di 85 anni, per le conseguenze del Parkinson. Il docufilm ne documenta il declino fisico negli ultimi tre anni, ma allo stesso tempo è il ritratto di una famiglia newyorkese travolta da stessa. Nonostante le parole d’affetto che entrambi hanno l’uno per l’altro, appare abbastanza chiaro chi è il responsabile dell’inferno dell’attore. A un certo punto Downey Jr. dice: “Penso che sarebbe un errore non parlare degli effetti che ha avuto su di me”. E il padre rispondere, imbarazzato: “Figlio mio, amerei proprio non parlarne”.
Nato a Manhattan, New York, nel ’65, cresciuto nel quartiere bohemian del Greenwich Village in una famiglia esponente della controcultural e del cinema underground. Downey Sr. non amava fare film commerciali, ma aveva rivendicato di aver girato un porno solo per rastrellare i soldi necessari a pagare le spese mediche per la nascita del figlio. Aveva cinque anni quando Robert Jr. venne scritturato per la prima volta dal padre in una pellicola dai contenuti surreali, Pound, in cui tutti i protagonisti recitano la parte di animali imprigionati, mentre un serial killer si aggira per le strade di New York. Fedele alla tradizione, il padre non fece sconti: il bambino doveva chiedere a un uomo calvo “i peli ai testicoli ce li hai?”.
Due anni dopo Downey Jr. apparve in un’altra pellicola sconclusionata del padre, un western in cui al bambino viene tagliata la gola mentre deve assistere alle violenze sulla madre. Con lo scorrere delle immagini appare chiaro che quello che attende Robert da grande sarà una logica conseguenza. La casa di Los Angeles era frequentata da attori come Jack Nicholoson, Peter Sellers e Alan Arkin che “seminavano canne - racconta Downey Jr - come fosse riso”.
Nel ’96, a trentuno anni, il primo arresto per guida ad alta velocità sotto effetto di stupefacenti e ubriaco. Poche settimane dopo un vicino di casa aveva chiamato la polizia perché Downey Jr. gli era entrato in casa e aveva perso i sensi nel letto del figlio di undici anni. Da lì comincio il calvario della riabilitazione, segnato da ingressi e fughe, da appuntamenti saltati in tribunale, test anti-droga dribblati, fino alla condanna a tre anni di carcere. Fece un anno nella prigione di Corcoran, in California, per poi tentare di nuovo qualche sortita nel cinema e finire di nuovo arrestato.
Negli anni duemila, di nuovo in libertà provvisoria, l’incontro con la produttrice Susan Levin, con cui si sarebbe sposato nel 2005, segnò una svolta. Tre anni dopo l’attore venne scelto per il ruolo dell’inventore miliardario Toy Stark in Iron Man, nel primo dei dieci film della serie Marvel. La chiamata era arrivata nel momento in cui l’attore pensava di essere arrivato sull’orlo del baratro. Invece aveva superato la concorrenza di Tom Cruise e Nicolas Cage, forse grazie all’aura di maledetto, di persona segnata dalle ferite, che ben si tagliava con il personaggio. Una scelta risultata vincente per lui e per la produzione. L’attore guadagnò più di trecento milioni di dollari, più di quanto il padre, Sr., avrebbe potuto immaginare in uno dei suoi surreali film.