Pop come Madonna, impegnata come Mina: la portabandiera dell’arte drag in Italia si chiama La Diamond e ha moltissime sfumature. Questa queen - nome d’arte del 35enne costumista siciliano Enrico La Rocca - è nata sul palco nel 2011 e un mese fa è stata incoronata come vincitrice del talent show Drag Race Italia. La seconda stagione arriva in chiaro l’11 gennaio su RealTime (dopo la messa in onda su Discovery+) con i giudici Priscilla, Chiara Francini e Tommaso Zorzi e una lunga lista di guest che va da Sandra Milo a Paola Iezzi. Il pluripremiato format ideato da RuPaul (negli USA la 15° edizione parte il 6 su MTV) ha ricevuto 11 nomination agli Emmy solo nel 2022 e vanta spin-off un po’ dovunque, dalla Thailandia all’Australia/Nuova Zelanda (si chiama Down Under).
A Londra i fan si danno appuntamento proprio in questi giorni (dal 6 all’8) per la più grande convention a tema del mondo, RuPaul’s DragCon UK, mentre a Roma nasce il Funtastic - Pop Queer Festival, che dal 5 all’8 gennaio porta sul palco le queen più famose della penisola e anche alcune stelle internazionali. Tra loro spicca Vanessa Van Cartier, vincitrice della seconda edizione olandese e dal 14 febbraio su Rai 2 con Non sono una signora, il varietà condotto da Alba Parietti che vede sfilare celebrity in versione drag queen.
Per la prima volta nella storia, due sue colleghe americane (Monét X Change e Bob The Drag Queen) sono diventate personaggi de I Simpson e un’altra (Shea Couleé) darà il volto alla prima eroina drag Marvel. È vero che di lei è già nata la versione con i mattoncini?
«Sì! Un fan canadese di Vancouver ha ricreato con i LEGO uno dei miei look sulla passerella di Drag Race, quello del Toro, legato al tema dei segni zodiacali. E mi sembra incredibile, visto che uno dei miei desideri più grandi è proprio quello di disegnare una linea di accessori moda».
Ha già in mente qualcosa?
«Ha presente la Tribute Collection o le Signature Role Models della Barbie? Queste linee ricreano personaggi a cui i più piccoli possano ispirarsi, dalla Regina Elisabetta a Samantha Cristoforetti. Ecco, io ne vorrei una de La Diamond, con un intero guardaroba ideato da me. Sarebbe un modo per infondere a ragazzi, ragazze e a chi si sente nel mezzo la forza di non aver paura, di uscire allo scoperto: vorrei che tutti si sentissero liberi di essere se stessi».
Con una mamma e una nonna stilista, La Diamond è figlia d’arte. Ha iniziato creando i vestitini delle bambole?
«In realtà da piccolo per gioco organizzavo direttamente concorsi di bellezza, non solo per bambine ma anche per le papere».
Quelle vere?
«Sì, facevo votare amici e parenti la papera più bella dopo aver creato per loro dei fiocchettini o degli abitini con cui le facevo sfilare».
«Non è solo un sogno che si avvera ma un segnale forte per tutte le drag queen italiane che sperano di vivere di questa arte, senza dover fare mille altri lavori per tirare avanti. Il programma ha dimostrato anche qui che drag non è un hobby o, come all’inizio pensavano anche alcuni membri della comunità LGBTQ+, un passatempo per divertirsi facendosi un giro sui tacchi».
Cos’è cambiato dopo la vittoria?
«Io sono rimasto uguale, ma la percezione esterna è diversa: vedo più comprensione e amore attorno a me, perché chi non conosceva questo mondo, anche tra i miei parenti, ora è entrato a farne parte».
«Assolutamente no, ma ho preparato una bella teca di marmo con pareti in vetro dove esporre scettro e corona, perché attualmente sono in consegna e non vedo l’ora che arrivino. Mia nipote Rosita però ha iniziato a chiamarmi “la Queen”: ha otto anni, è la figlia di mio fratello, fa già i balletti di TikTok e gioca con le mie piume. A volte indossa gli abiti che cucio e mi chiede: “Come sto?”. Fa proprio come me da piccolo e fruga nella mia valigia tra le parrucche, arruffando quelle che ho appena sistemato».
E pensare che non ha passato i provini per la prima stagione del programma. Se l’avessero presa allora, avrebbe vinto anche con quel cast?
«Certo. E la finale ideale sarebbe stata con due amiche che considero sorelle, Farida Kant e Nehellenia».
L’investimento economico di una concorrente è davvero enorme. Lei ha fatto due conti?
«Senza entrare nel dettaglio della spesa, posso dire che è alta: ho realizzato almeno una dozzina di look per partecipare a Drag Race, a cui si sono aggiunti già alcuni abiti classici della mia collezione, e poi mi sono portato dietro una ventina di parrucche e altrettante paia di scarpe. Per darti un’idea, a casa mia La Diamond ha un armadio a dodici ante, Enrico si accontenta di quattro».
«Mi auguro succeda presto anche in Italia, che sul fronte dei diritti non sta vivendo il momento storico migliore. Drag è arte ma anche politica, il nostro modo di cambiare il mondo e normalizzare l’inclusione. E non solo da parte degli artisti che già ci sostengono, come Tiziano Ferro. Quanto sarebbe bello avere un DragCon a Roma inaugurato dal sindaco? Abbiamo bisogno che le istituzioni si facciano sentire perché ogni volta che un ragazzo sale sui tacchi ribalta le regole e rifiuta che il genere sia circoscritto a categorie ed etichette».
Non è vero, quindi, che fa drag chi è confuso sulla propria identità? Ad esempio un uomo che vorrebbe essere donna.
«Per me non è stato così. Drag è una maschera – per tutti, senza alcuna distinzione di genere - che tira fuori quello che hai dentro e, grazie alla spettacolarizzazione, ti toglie alcune inibizioni. La Diamond ha reso Enrico più sicuro: mi fa sentire come un supereroe, è la mia parte invincibile in cui la timidezza scompare e sono davvero libero».
Dopo l’incoronazione la sua agenda è diventata fitta di appuntamenti. La sua collega Icesis Couture ha avuto un crollo nervoso quando, dopo la vittoria e un anno in tour, è tornata nel programma per gareggiare in Canada vs The World. E si è dovuta ritirare dalla gara.
«Di momenti di spaesamento forse ne ho vissuti un paio. All’inizio della competizione, il primo giorno, ero disorientato, ma poi ho incanalato quella tensione nel lavoro. So che potrei crollare, ma l’ansietta mi fa da stimolo, come all’indomani della vittoria, quando sono tornato sul palco, davanti al pubblico. Ecco, lì è stato complicato… ma solo perché inaspettato: La Diamond non era abituata a quell’onda che l’ha travolta, anche se era carica d’amore. Ma questa reazione le permette sempre, dopo una serata, di tornare a casa essere sempre più felice che stanca».
Alle sue esibizioni singole si aggiungono gli eventi della band 4Tune. Cosa le riserva il futuro?
«Durante la messa in onda in chiaro di Drag Race Italia 2 la band renderà disponibili per il pubblico alcuni contenuti inediti e speciali e poi in estate arriverà una nuova canzone. A livello personale, invece, sto realizzando uno spettacolo teatrale drag – ma non un one woman show – con l’aiuto di due giovani autori».
«Teresa Mannino è il mio mito e sarebbe incredibile uno spettacolo in siciliano con lei, magari nella Valle dei Templi ad Agrigento o al Teatro Greco di Taormina. Comunque, da appassionato di cucina, sarei felicissimo anche se Benedetta Parodi m’invitasse a spadellare con lei in drag».
E una collaborazione sul fronte musicale? Oltre a Madonna, di cui ormai è impersonator da anni.
«Una residency con lei o con Cher a Las Vegas sarebbe davvero il massimo, anche se mi piace spaziare dai club e dal pop e portare in scena l’universo femminile con altre formule. In passato, ad esempio, ho raccontato donne iconiche, come Frida Kahlo e Nefertiti, e ho messo in scena Amore e Psiche con testi di Neruda sulle note di Mina».
Lo spettacolo più audace?
«Si chiama Primavera araba ed è una performance da attivista, di rottura, anche se nel pieno rispetto della cultura e della dignità altrui. Entro in scena indossando un burka nero e man mano quell’abito diventa il dipinto di una donna in lacrime sotto i bombardamenti e infine un vestito bianco a capo scoperto. Il brano parla di futuro e di speranza ed è quello che ho voluto rappresentare».
Un bel cambio di rotta rispetto alle discoteche…
«Queste due anime in me coesistono. Esiste il tempo della festa, come a Capodanno, tra trapezisti, spara-coriandoli e neve, ma anche il momento della riflessione. In entrambi i casi chiedo al pubblico di venire a salutarmi sempre perché La Diamond è lì, pronta ad accogliere, ricevere quel calore e restituirlo. Ho bisogno di riempire il mio cuore con l’immagine delle persone dagli occhi pieni di gioia, dopo uno show».
È una queen corteggiatissima.
«E anche esigente: ha ricevuto varie proposte di matrimonio, anche in ginocchio, dopo uno spettacolo, ma “una Diamond è per sempre” e lei finora non è ancora capitolata».