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Piero Pelù: "Neofascisti in azione a Firenze, era il mio liceo. Dal governo vorrei condanna e polso duro"

Il cantante fiorentino commenta: "Gli underdog cercano di affermarsi con la violenza. Rispondiamo proponendo più educazione civica"
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Dopo l’aggressione subita dagli studenti sabato scorso di fronte al Liceo Classico “Michelangiolo” di Firenze, Piero Pelù ha postato un messaggio Instagram in cui ha lanciato un allarme utilizzando l’arma dell’ironia: “Una squadra di neofascisti ha aggredito e picchiato selvaggiamente i ragazzi del Collettivo di sinistra. Ma tranquilli, in Italia non esiste il rischio del ritorno del fascismo e tra i ragazzi non c’è il mito della violenza. Avanti così verso lo sfascio”, ha concluso il musicista.  

Pelù, cosa succede nella sua città?

“Quella di sabato è stata una cosa orribile che mi è stata riportata da mia figlia che va a scuola allo Scientifico, proprio di fronte al Classico “Michelangiolo”, che tra l’altro è stato il mio liceo nella seconda metà degli anni Settanta”.

Che tipo di scuola era ed è tuttora il “Michelangi…

Dopo l’aggressione subita dagli studenti sabato scorso di fronte al Liceo Classico “Michelangiolo” di Firenze, Piero Pelù ha postato un messaggio Instagram in cui ha lanciato un allarme utilizzando l’arma dell’ironia: “Una squadra di neofascisti ha aggredito e picchiato selvaggiamente i ragazzi del Collettivo di sinistra. Ma tranquilli, in Italia non esiste il rischio del ritorno del fascismo e tra i ragazzi non c’è il mito della violenza. Avanti così verso lo sfascio”, ha concluso il musicista.  

Pelù, cosa succede nella sua città?

“Quella di sabato è stata una cosa orribile che mi è stata riportata da mia figlia che va a scuola allo Scientifico, proprio di fronte al Classico “Michelangiolo”, che tra l’altro è stato il mio liceo nella seconda metà degli anni Settanta”.

Che tipo di scuola era ed è tuttora il “Michelangiolo”?

“Una scuola progressista, con professori molto aperti, frequentata da studenti di sinistra ma anche da estremisti di destra. La tradizione è rimasta quella, un liceo aperto a tutti i pensieri”.

Il racconto quindi di sua figlia.

“Mi ha mandato un video e sono rimasto a bocca aperta, perché ho visto questa aggressione che mi ha ricordato due cose terribili: l’uccisione con un calcio in testa del povero Niccolò Ciatti, guarda caso un ragazzo fiorentino anche lui, ammazzato a 22 anni in Spagna da quel ceceno tuttora a piede libero. Una vicenda testimoniata da un video agghiacciante in cui di vedono questi picchiatori che lo aggrediscono selvaggiamente prendendolo a calci in testa. E il tipo di aggressione che hanno subìto gli studenti del Michelangiolo ha avuto esattamente quel tipo di violenza, da parte di uomini più grandi intervenuti durante il volantinaggio dei due ragazzi di destra, i quali menano le mani con un’impostazione militaresca”.

Un episodio che si inserisce in un’atmosfera generale?

“Rappresenta né più né meno l’Italia di oggi. Ci sono due chiavi di lettura: la prima può sembrare un'analisi qualunquista ma è invece molto concreta, e cioè che c’è una diffusione della violenza impressionante. Basta vedere il caso del ragazzo Willy massacrato a San Cesareo, guarda caso da picchiatori allenati in maniera professionale; o le risse che si scatenarono dopo la pandemia sui Navigli a Milano e gli scontri dei trapper sempre a Milano come se fossero gang di Los Angeles. E poi c’è la chiave più politica secondo la quale gli underdog, gli sfavoriti, pensano di affermarsi attraverso la violenza”.

Anche Firenze, città democratica in cui non ci si aspetterebbe di vedere immagini del genere, risente di questa atmosfera?

“Questo episodio ci riporta in primo piano la nuova politica italiana a livello nazionale. Per quanto riguarda Firenze, io sono di San Frediano, non ci dimentichiamo che durante la guerra c’erano i cecchini fascisti e ci sono molte pietre di inciampo che ricordano quanto il nazi fascismo sia stato presente nella città. A Firenze in via Trieste c’era villa Sospiri, in cui venivano deportati e torturati fino alla morte uomini e donne, con tanto di violenze sessuali. Firenze è una città molto spietata, ne parla anche Curzio Malaparte nel romanzo La pelle. Poi di riflesso è diventata una città ultra-progressista, anche se oggi in quest’aria di restaurazione e di riaffermazione di chi si è sentito escluso dalla vita sociale e politica, purtroppo sta prendendo queste forme tremende”.

Come reagisce la città?

“Il tam tam in città ancora funziona: in forma democraticissima stiamo cercando di far chiudere le pagine di Casaggì Firenze, ad esempio: basta andare sulla loro pagina e dai tre puntini in alto a destra selezionare le ragioni per cui andrebbe cancellata: istigazione e pratica della violenza e idee razziste. Mi auguro che le istituzioni vogliano manifestare a viso aperto contro questa violenza”.

Che parole si aspetterebbe dal governo?

“Quelle che ci aspettiamo tutti: fermissima condanna e polso duro, perché al di là di quello che può essere la ricerca della verità e quindi della giustizia, questo governo si dovrà occupare di questo disagio che c’è tra i giovani, perché se i ragazzi liceali e post liceali si dedicano così tanto alla violenza vuol dire che ci sono troppe cose che non funzionano e che c’è una deriva culturale. Solo attraverso la cultura possiamo cercare di arginare questi fenomeni e salvare questa generazione, perché se no ci sarà un continuo battersi fino a che non si arriverà a spararsi e a sprangarsi come negli anni Settanta. Per non dire delle troppe armi che girano, e non solo armi bianche”.

Vede la stessa atmosfera degli anni Settanta?

“Quell’aggressione studiata di sabato mi ci ha fatto pensare molto seriamente. Mi auguro che si fermi tutto, che chi ha sbagliato paghi e che poi ci sia un programma culturale che aiuti i ragazzi ad affrontare difficoltà e disagi che li coinvolgono”.

Cosa consiglierebbe al governo?

“Diffondere idee positive a cominciare dalla musica, che veicola nella maggior parte dei casi messaggi d’amore. E più che scandalizzarsi per i rave, bisognerebbe reagire contro il mito della violenza che sta dilagando. Ad esempio reinvestendo tempo e risorse nell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado, e non per una volta al mese ma più volte a settimana. Ma bisognerebbe inserire anche corsi di educazione sessuale e di educazione sulle dipendenze, per le droghe ma anche per il tabacco, la caffeina, l’alcol. E per la dipendenza da Internet, nuova e anche questa gravissima e sempre più diffusa. Su questo dovrebbe agire un governo maturo e moderno. A meno di non volersi ritrovare a fronteggiare a breve le faide e le rappresaglie e a dover aggiornare il conto dei morti”.