Per decenni gli sono state attribuite simpatie per la destra, un caso abbastanza raro nel panorama cantautorale italiano che, soprattutto a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, sembrava essere appannaggio della canzone impegnata e di protesta, ma a sinistra. Ora Giulio Rapetti Mogol è stato chiamato come "consigliere" dal ministro Gennaro Sangiuliano: una nomina, che svolgerà a titolo gratuito, che lo porterà ad occuparsi di iniziative di promozione della "cultura popolare". E che si affianca al suo impegno nel Cet, l'associazione che ha fondato proprio per riqualificare la musica pop e sensibilizzare sull'importanza della cultura popolare, e al suo ruolo di presidente onorario della Siae.
Mogol racconta le proprie "Emozioni" al festival di Morgantina
Anche rispetto al suo nuovo incarico, Mogol, che inorridisce quando viene chiamato "paroliere" e ribadisce di vuole essere definito "autore" ("io vi chiamo giornalisti, mica giornalai"), ha idee molto chiare: "Sono consigliere per la musica e dunque cercheremo di fare il possibile per contribuire ad un miglioramento della produzione". La sua idea è netta: "è dalla cultura popolare che dipende l'accrescimento anche culturale delle persone: se la cultura popolare è evoluta, la gente che impara a memoria i testi delle canzoni, ha la possibilità di nutrirsi di concetti più elevati". Insomma, aggiunge Mogol, che dal 2006 è stato autorizzato per decreto ad aggiungere, lui e i suoi discendenti, il suo noto pseudonimo al cognome, "la cosa principale non è inseguire la massa, rincorrere le visualizzazioni sui social, ma cercare la competenza, valutare il bello". Sanremo non le è piaciuto? "Non l'ho visto, però da quel che ho sentito non mi è sembrato ci fosse grande qualità. E' stato un festival che ha giocato più sull'attrattiva dello spettacolo in sé".