Fausto Brizzi: "Al me stesso più giovane consiglierei di non cedere alle insidie del successo. La vicenda giudiziaria è un capitolo chiuso. La destra al governo? Questa fase passerà"
di Arianna FinosArchiviati gli anni di processi, in tribunale e sui media, Fausto Brizzi, è da tempo proiettato in una nuova vita, prolifica sul fronte professionale e personale. Un figlio in arrivo, un romanzo in uscita, un film, una serie, un magazine. Protagonista di Siamo scritti a matita è una coppia di anziani librai di Trastevere, lei malata di Alzheimer, lui che le racconta la loro vita insieme come fossero stati due spie dalla vita rocambolesca.
Cominciamo dal titolo.
"È venuto prima ancora del soggetto. Superati i cinquant'anni ho iniziato davvero ad avere la sensazione che siamo scritti a matita. Può succedere tutto, da un momento all'altro. Veniamo cancellati. In tutti quelli che fanno il mio lavoro c'è l'ossessione di fare qualcosa che rimanga. Questo è un libro sulla memoria, più che sull'Alzheimer. Su quanto sia bello essere ricordati e amati".
Archiviati gli anni di processi, in tribunale e sui media, Fausto Brizzi, è da tempo proiettato in una nuova vita, prolifica sul fronte professionale e personale. Un figlio in arrivo, un romanzo in uscita, un film, una serie, un magazine. Protagonista di Siamo scritti a matita è una coppia di anziani librai di Trastevere, lei malata di Alzheimer, lui che le racconta la loro vita insieme come fossero stati due spie dalla vita rocambolesca.
Cominciamo dal titolo.
"È venuto prima ancora del soggetto. Superati i cinquant'anni ho iniziato davvero ad avere la sensazione che siamo scritti a matita. Può succedere tutto, da un momento all'altro. Veniamo cancellati. In tutti quelli che fanno il mio lavoro c'è l'ossessione di fare qualcosa che rimanga. Questo è un libro sulla memoria, più che sull'Alzheimer. Su quanto sia bello essere ricordati e amati".
"Certo. Nel libro ci sono tutte le mie passioni e un romanzo nel romanzo, le avventure di un pirata di cui leggiamo le pagine. E una playlist, che non si fa quasi mai, sui libri. Quelli fondamentali della mia vita li ho messi nel mio alter ego, Alfredo. Il libraio ricorda alla sua amata una vita che non è attinente a quello che noi vediamo, quella di due anziani librai, adorati dai vicini. Lui racconta una storia di agenti segreti, viaggi con sparatorie, inseguimenti in località esotiche. Il lettore dapprima capisce che è un modo di affrontare la malattia, terribile per chi ce l'ha, come che per chi la vive negli occhi e nella mente di chi ama. Poi il libro cambia tenore".
Nella prima pagina cita Ennio Flaiano: "I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume". I suoi quali sono stati?
"Sono tanti e per non far torto a nessuno le cito l'ultimo: il giorno in cui mia moglie (Silvia Salis ndr)mi ha detto che aspettiamo un figlio. È al quarto mese di gravidanza, nascerà dopo l'estate. Poi ci sarà quello della nascita, che mi dicono di solito viene battuto solo da quando nasce il primo nipote. Ho amato i miei nonni in modo viscerale, li ho rimpianti, in questo libro metto in scena due nonni, anche se molto speciali"
Com'erano i suoi?
"Mio nonno era un ingegnere alle manifatture dei tabacchi, una persona molto curiosa. Probabilmente l'unico nella mia famiglia ad aver davvero pensato che potessi fare spettacolo, pur venendo da una famiglia di dirigenti di Stato, giudici, avvocati, ministeriali. Io ero la pecora nera".
Quali dei suoi film sono rimasti?
"Notte prima degli esami e Ex sono due film che in questi vent'anni hanno trovato una loro vita. Notte lo guardano anche diciottenni che non hanno la minima idea che l'abbia fatto io, e quando glielo dico si sorprendono, perché sembra un film che ormai sta lì, appartiene all'immaginario collettivo".
Che effetto le fa rivederlo?
"Malinconia. Non posso staccare il ricordo dalla mancanza che ho di Giorgio Faletti. In quell'occasione siamo diventati amici, confidenti. Da allora e fino alla sua scomparsa era diventato una specie di fratello maggiore. Tutto ciò che facevo lo mostravo prima a lui, ricordo le nostre cene piene di progetti. Era un mentore. Anche se il film è una commedia pop, non riesco a guardarlo senza provare magone quando vedo Giorgio"
Il successo di "Ex", invece?
"Perché tutti quanti abbiamo un ex, o più di uno. Se a una tavolata affronti l'argomento può nascere il dibattito, automaticamente innesca qualcosa. Era un tema su cui nessuno si era concentrato con un film intero. Che è riuscito, rotondo, con un cast irripetibile e costosissimo, oggi".
Fausto Brizzi: "Tutti dovrebbero mettere un filtro alle loro esternazioni social"
"Li amo, li vorrei in una teca, questi qua".
Il cinema sembra passato di moda, ma quanto è rimasto dentro di noi?
"Il cinema segna l'immaginario collettivo, le serie televisive, anche quelle di maggior successo, durano un attimo. Oggi vedi un classico di Kubrick e lo trovi moderno, ne discuti con gli amici, mentre se dici sto cominciando Lost, non è male o Breaking bad, di cui tutti parlavamo a tavola anni fa, sembri uno fuori tempo. I film, almeno quelli dei grandi autori, non vanno fuori tempo. È questo che può aiutare il cinema a restare a galla. In questi giorni leggo il grande dibattito che c'è sul cinema di Nanni Moretti, una delle mie passioni".
Ha visto "Il sol dell'avvenire"?
"Sì, mi sono molto divertito e commosso. Amo Nanni quando racconta Nanni: Bianca, Caro Diario, Aprile. La cosa più entusiasmante del film è, finalmente, il dibattito tra chi lo ha amato e chi no. Significa che in molti lo hanno visto e ne hanno un giudizio. I film degli ultimi anni non sono stati quasi mai capaci di creare un dibattito che sulle serie non esiste, al massimo qualcuno te la consiglia, la vedi, la dimentichi".
Lei ha iniziato a leggere presto?
"Sono stato un esperimento scientifico delle mie zie, cinque sorelle zitelle, alcune maestre, a quattro anni leggevo, da allora è diventata la mia attività principale. Ho vissuto nelle librerie, anche dell'usato: i miei librai hanno un settore di libri disastrati: se si possono indossare jeans sdruciti anche i volumi rovinati possono essere letti, anche per un'ultima volta. E tra loro si nascondono libri che non hanno avuto successo magari per una contingenza, un titolo sbagliato. La scrittura diventa sempre più importante. Il tempo non è infinito, la scrittura è un mestiere più sedentario, ti può accompagnare nella terza età, per la regia ci vuole sprint".
Che fase è della sua vita?
"Un momento di nascita, sotto tutti i punti di vista. Negli ultimi anni faccio film per famiglie, come Da grande, appena uscito in sala e poi da giugno su Prime Video, per allietare le serate in salotto. Silvia non è solo una moglie e compagna di vita ma è la prima persona che legge le mie cose, che le commenta. Un ottimo punto di vista, perché fuori dal nostro ambiente non si lascia condizionare da nessun pregiudizio, negativo o positivo. Per lei siamo saltimbanchi. Lei vive in un mondo più concreto, di sport, dove c'è la meritocrazia vera, se fai un punto quello è. Il cinema è molto diverso".
E lei oggi la "comunità di saltimbanchi" del cinema come la vive?
"Bene. Ho aperto una casa di produzione, ho girato la serie per Rai 1 Gloria, con Sabrina Ferilli, andrà in autunno. Amo Sabrina, c'è un rapporto di fiducia e stima, ho scritto il personaggio per lei. Sarà una cattiva, un percorso da antieroe. E poi abbiamo lanciato Hollywood Reporter, formula a metà tra le curiosità da industria e per il pubblico. Le recensioni ormai interessano poco, la gente vuole primizie o approfondimenti".
Al Fausto ragazzino di dieci anni che direbbe?
"Sei riuscito a fare lo scrittore, malgrado tutto, come scrivevi nei temi. Nei temi quel Fausto scriveva che voleva fare lo scrittore. Quando in spiaggia vedo qualcuno che legge un mio libro mi emoziono. Per i libri non c'è un mass market come per il cinema, sei nudo. Giudicano te, senza filtro o trailer o promozione".
A quello ventenne?
"Faticava tanto, voleva fare questo lavoro, girava corti, faceva spettacoli teatrali, tante persone che ora sono nel cinema con successo erano i miei amici di allora, ci vedevamo ai festival di corti. Malgrado i miei corti fossero davvero brutti, qualcosa ho fatto".
Il trentenne?
"Era nel pieno della scrittura dei film di Natale. Anni in cui girava il mondo, Natale ovunque. Faceva una vita qualitativamente alta, lavorava meno di quanto avrebbe fatto dopo. E c'era Neri Parenti, che mi ha insegnato tutto".
Arriviamo ai quaranta.
"Il momento del successo, di grande popolarità. Al me di allora direi: "Occhio alle insidie del successo"".
Al cinquantenne che dice?
"Di curare bene la salute, c'è un bimbo in arrivo, ha bisogno di un papà che abbia forze e tempo. Spero di girare meno e scrivere di più, stare più a casa, godermi questo bimbo".
La vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto l'ha cambiata?
"Lo considero un capitolo chiuso. Ora mi godo ogni momento".
Cosa le piace e cosa la fa arrabbiare dell'Italia?
"Trovo ridicola la scarsa affezione alla politica. Se ne parla tanto, tutti i giorni, ma la sensazione è che alla gente non gliene freghi niente. C'è una disaffezione alla militanza politica, che mi ha affascinato e in cui sono stato coinvolto per lunghi periodi. E alle ideologie politiche. La gente dice: "Abbiamo provato questo, ora proviamo l'altro vediamo". Per me non è uguale, ed è un problema. Quel che mi interessa oggi è cosa pensano i ragazzi. Noi in classe eravamo divisi, schierati, tra chi come me era platealmente di sinistra e chi invece non lo era. Ma c'era un dibattito vero. Ora ci si focalizza sul fatto che Elly indossi l'eskimo o no. Ma cosa ci frega? Perché ce lo raccontano? Questo significa abbassare il livello del dibattito.".
La Schlein?
"Mi piace. Ora l'attendo quando scende in campo davvero".
Se dovesse oggi raccontare l'Italia di oggi, la classe politica?
"Non sarebbe possibile, l'Italia di quegli anni, dei film di Natale, cambiava, ma con un tempo che ti permetteva di fare un film. Oggi no. C'è cambio alla velocità della luce, un film invecchia prima di uscire".
Matteo Renzi.
"Sono amico di Matteo, ho collaborato con lui negli anni, sotto varie forme e continua per me ad essere il politico più lucido di tutti. Matteo, può piacere o no, c'è e ci sarà: per tanti anni, farà sentire la sua voce. E negli ultimi anni gli dobbiamo qualcosa: Draghi ci ha portato per mano e quell'operazione è stata condotta da lui".
La destra al governo. Come la percepisce?
"Con le parole di Eduardo: "Adda passà 'a nuttata". Sono qui che aspetto... ci sarà un nuovo corso. Ognuno ha le sue idee, le fedi politiche difficilmente le cambi, o meglio non le dovresti cambiare, se lo fai è strano, soprattutto se passi da un lato all'altro. Poi ci sono delle vie di mezzo che in Italia vanno molto di moda, centro qua e centro là. Ma se passi da un estremo all'altro, significa che sei molto confuso. Viva la fluidità, ma non in politica".