Ma come fanno i romagnoli a riuscire sempre e comunque a ridere? Girano sui social e nei tg video di gente che ha perso tutto, ma non il sorriso. Come quello del tizio che entra in un bar allagato e chiede uno spritz: poi domanda al titolare se il locale è sempre così umido. Paolo Cevoli è un comico, quindi del ridere ha fatto un mestiere. A Zelig era l'assessore alle Varie ed eventuali del Comune di Roncofritto, che è inventato fino a un certo punto perché sopra Cesena c'è davvero un paese che si chiama Roncofreddo. È dall'inizio di questa tragedia che gira la sua terra per incontrare la sua gente. Sabato sarebbe dovuto andare al Salone del Libro a presentare il suo Il sosia di Lui, parodia di un altro romagnolo (inutile dire chi: Lui, da queste parti, fu uno solo) ma ha preferito restare a casa.
Cevoli, che cosa ha visto in questi giorni?
"Una situazione anche peggiore di come appare in tv. Ho girato soprattutto a Fa…
Ma come fanno i romagnoli a riuscire sempre e comunque a ridere? Girano sui social e nei tg video di gente che ha perso tutto, ma non il sorriso. Come quello del tizio che entra in un bar allagato e chiede uno spritz: poi domanda al titolare se il locale è sempre così umido. Paolo Cevoli è un comico, quindi del ridere ha fatto un mestiere. A Zelig era l'assessore alle Varie ed eventuali del Comune di Roncofritto, che è inventato fino a un certo punto perché sopra Cesena c'è davvero un paese che si chiama Roncofreddo. È dall'inizio di questa tragedia che gira la sua terra per incontrare la sua gente. Sabato sarebbe dovuto andare al Salone del Libro a presentare il suo Il sosia di Lui, parodia di un altro romagnolo (inutile dire chi: Lui, da queste parti, fu uno solo) ma ha preferito restare a casa.
Cevoli, che cosa ha visto in questi giorni?
"Una situazione anche peggiore di come appare in tv. Ho girato soprattutto a Faenza, dov'è uscito il Lamone. Ci sono posti dove l'acqua è arrivata a cinque-sei metri".
E i romagnoli?
"Ti dicono sempre un però, alla fine. Abbiamo perso tutto, però siamo vivi. Lisa, una ragazza di Brisighella, aveva un vivaio e l'alluvione ha distrutto tutte le piante. 'Però la struttura del vivaio è rimasta intatta', mi ha detto".
Beata gioventù?
"No, no. Una nonna aveva ottanta galline, ne è rimasta viva una sola. Lei sorrideva e mi ha detto: però una si è salvata. Poi potrei raccontarle di un negoziante di elettrodomestici. Locale inaugurato due mesi fa. Tutto a mollo. Ho visto lui che rovistando qua e là è riuscito a tirare fuori una maglia dell'Inter. Se l'è messa e rideva: abbiamo vinto! E ancora: sono andato alla scuola di musica, l'acqua ha inghiottito un pianoforte che valeva cinquantamila euro. 'Ma siamo riusciti a salvare un clavicembalo antico', mi hanno detto tutti contenti".
Ma come fanno i romagnoli?
"Non lo so, ma è così. C'è dolore, ma non c'è lamentela e soprattutto non c'è disperazione. C'è sempre una chiusura positiva. E c'è una solidarietà mostruosa".
Correggo la domanda: ma come fate voi romagnoli? Perché lei è un figlio di questa terra. I suoi avevano una pensione a Riccione.
"La pensione Cinzia. Il mio babbo, Luciano, era nato povero ed emigrò in Australia quattro-cinque anni, giusto il tempo di mettere da parte i soldi per comprare l'albergo. Avevamo dodici stanze ufficiali, ma sistemando vari pertugi riuscivamo a mettere insieme 70-80 clienti. Il mio babbo era un drago della logistica".
Non un Grand Hotel, insomma.
"Però sempre pieno. Tanti emiliani, tantissimi lombardi, in giugno e settembre esclusivamente tedeschi. I clienti avevano due attrattive: le barzellette del mio babbo, che era un fenomeno anche con le barzellette, e la cucina della mia mamma, Marisa. Ancora oggi tutti ci ricordano con grande affetto. Non era una vacanza, era una storia d'amore. La Romagna vuol bene a tutti".
Lei ha citato i tedeschi. Lo sa perché vennero in Romagna in vacanza a partire dal dopoguerra? Perché molti erano stati prigionieri vicino a Rimini, dove passava la Linea Gotica, e riuscivano a conservare un buon ricordo perfino della prigionia, grazie ai romagnoli.
"E lo dice a me? Certo che lo so. Mia nonna faceva le camicie ai tedeschi prendendo la stoffa dai loro paracadute. Ma posso raccontarle ancora qualche episodio di questi giorni?".
Racconti.
"Ho visto un nonno immerso nel fango in casa sua: a fianco aveva una ragazza che gli lavava gli oggetti da portare via. Glieli mostrava e lui le diceva: questo sì, quest'altro si può buttare. Ho visto una signora che ha salvato sua nonna mettendola seduta sopra un tavolo. Poi ho ricevuto questo messaggio da un amico: 'Mio padre compirà tra poco 93 anni e ha perso tutto. Ma è forte. E quando io e mio fratello gli abbiamo detto che la sua casa e il vecchio mulino non c'erano più, lui ha tirato un sospiro, ha voluto guardare il video della rotta dell'argine e della casa distrutta, poi ha detto: No, non ho perso tutto. Sono qui con voi. E questo è tutto'. Io ho pianto molte volte, in questi giorni".
Ma come fate voi romagnoli?
"Non lo so. Ho provato a indagare molte volte. Ma non trovo un perché. È un mistero. C'è una positività indomabile".