Rita Pavone: "Torno sul palco ma dopo 60 anni ho ancora paura"
di Silvia FumarolaÈ davvero una forza della natura. Il primo disco d'oro a 17 anni, l'America, il successo con Gian Burrasca, le tournée in tutto il mondo. Una pioniera che non si è mai fermata: Rita Pavone a 77 anni il 6 luglio da Cervia, per la Milanesiana in Romagna, riparte in giro per l'Italia col tour Un piede nel passato e lo sguardo diritto e aperto nel futuro, che è un verso della canzone A muso duro di Pierangelo Bertoli. "Mi rappresenta" dice la cantante "ed è anche un omaggio a lui".
Che effetto le fa tornare sul palco?
"Un bellissimo effetto. È dal 2014, quando ho presentato Masters, che non vado in tour. Sono su di giri, spero di essere in forma, sto lavorando su me stessa. Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro è esattamente quello che farò perché proporrò i successi, da Fortissimo, Viva la pappa col pomodoro, e novità. Farò…
È davvero una forza della natura. Il primo disco d'oro a 17 anni, l'America, il successo con Gian Burrasca, le tournée in tutto il mondo. Una pioniera che non si è mai fermata: Rita Pavone a 77 anni il 6 luglio da Cervia, per la Milanesiana in Romagna, riparte in giro per l'Italia col tour Un piede nel passato e lo sguardo diritto e aperto nel futuro, che è un verso della canzone A muso duro di Pierangelo Bertoli. "Mi rappresenta" dice la cantante "ed è anche un omaggio a lui".
Che effetto le fa tornare sul palco?
"Un bellissimo effetto. È dal 2014, quando ho presentato Masters, che non vado in tour. Sono su di giri, spero di essere in forma, sto lavorando su me stessa. Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro è esattamente quello che farò perché proporrò i successi, da Fortissimo, Viva la pappa col pomodoro, e novità. Farò cose che non si aspettano da me. Non mi piace vincere facile, mi piace vincere giocando la mia partita".
Ha paura?
"Ho sempre paura. Prima di entrare in scena sono un cadavere, sul palco mi trovo nel mio habitat naturale, divento forte. Sono una cuspide, sono nata la mattina del 23 agosto, tra il segno della Vergine e il Leone, la parte predominante è un Leone. Sono rompipalle, sempre, anche se mi occupo di giardinaggio, ma per me il palcoscenico è tutto, quando lì viene fuori la Pavone".
Il primo a credere in lei fu suo padre.
"Papà era operaio della Fiat e mi diceva: tu farai grandi cose. Andavamo insieme dai produttori, arrivavo io, piccolina: 'Ma è questa la cantante?'. E lui tranquillo: 'Lei la ascolti'. Non ho mai avuto una bassa stima di me stessa".
Cosa le dà il pubblico?
"C'è uno scambio di energia, sento l'affetto. Non è ammirazione, è un'altra cosa: c'è la signora che ti racconta della sua vita, quell'altro che ti abbraccia. Queste sono le cose a cui un artista dovrebbe ambire. Se no, ok, arrivi primo in classifica e due anni dopo nessuno sa più chi sei. Arrivare è facile, la cosa difficile è rimanere".
Ha 60 anni di carriera. Con tante sue colleghe appartenete a una generazione di donne forti, girate come trottole. Come fate?
"Dipende dal carattere. Essere nati quando non avevamo nulla è stata una molla, tutto quello che arrivava sembrava grandioso, c'era solidarietà tra vicini. Oggi tutte le case hanno le grate".
Si sente una pioniera?
"In qualche modo sì. Ho vissuto un'epoca meravigliosa, che molti cominciano a considerare adesso perché scoprono le immagini sui social, in tv. Quando raccontavo i miei incontri qualcuno sorrideva: 'Questa se la canta e se la suona'. Ma io ho cantato con Marianne Faithfull, con le Supremes, con tutte le artiste e gli artisti più grandi. Non parlavo una parola d'inglese, e per il fatto della maggiore età - avevo 19 anni, all'epoca eri maggiorenne a 21 - non sono potuta rimanere a New York. Avrei voluto fare tante cose, imparare come si lavora, l'America è un Paese dove hanno capito subito che il mestiere non è solo legato al fatto che sei una cantante, devi saper recitare e ballare. Guardi Lady Gaga: attrice, ballerina, non ci si deve fermare".
Come arrivò a essere ospite per cinque serate all'Ed Sullivan show?
"Ricordo che veniva all'hotel Hilton e seguiva la tv, vedeva Studio Uno, si era innamorato di Topo Gigio. Io ero prima in classifica in mezzo mondo, disse alla Rca americana: questa ragazzina mi piace, la prendo per il mio show. Non avevo mai lasciato Torino, abitavo in periferia che non era neanche la città, quando si andava a fare le spese in centro era un viaggio. E mi ritrovai tra i grattacieli, che sensazione pazzesca".
Però aveva cantato per Togliatti e rischiò di non avere il visto per l'America.
"Che storia. Avevo fatto una serata dove c'era Palmiro Togliatti che era mio ammiratore. Andiamo a Roma, all'ambasciata americana per il visto e capisco che ci sono problemi, mi gelano: 'Lei è attiva nel partito comunista', e tirano fuori un manifesto dove c'era Togliatti e la scritta 'Canterà Rita Pavone'. Ho spiegato che cantavo per tutti, la politica non c'entrava niente. Stavo rischiando di non partire. Figuriamoci, i miei genitori fino a quel momento erano monarchici".
Ha rimpianti?
"Il più grande e doloroso è stato non rimanere a studiare a New York, papà non ha voluto che restassi. Sarebbe bastato avere una governante, è andata così".
Pensa che l'incontro con Teddy Reno, 19 anni più di lei, le abbia cambiato la vita?
"È stato fondamentale, era l'uomo giusto, abbiamo festeggiato 55 anni di matrimonio. Mi sono giocata un sacco di ammiratori. Con la sua ex moglie, Vania Protti Traxler, spesso complottiamo alle sue spalle. Non c'era il divorzio in Italia, l'aveva ottenuto in Messico. Per portare il nome del padre, i miei figli dovevano nascere negli Stati Uniti o a Londra. Scelsi Londra, più vicino. Ai controlli, quando siamo ripartiti, il piccolo è passato dalla parte dei cittadini inglesi e noi dall'altra. Era sulla sua carrozzina portata dalla polizia, non lo posso scordare mai".
I suo figli cosa fanno?
"Non perché sono miei figli, ma sono ragazzi d'oro, entrambi fanno il mestiere che hanno scelto: Alessandro, il maggiore, fa il giornalista, Giorgio è musicista. Mi telefonano tutte le sere, non ci snobbano, ci tengono alla famiglia. Non sono stata una madre severa, ma giusta. Spesso ho sentito la responsabilità di essere stata assente quando erano piccolini. Ma sono fortunata, siamo legatissimi".
Che ha capito del successo?
"Che è una bella cosa ma se non hai costruito niente nella privata non basta. Torni a casa, ti chiudi la porta alle spalle e cosa ti resta? Sei solo".
Il rapporto con i social com'è?
"Non c'è più, non scrivo più niente, non hai abbastanza parole per spiegare e la gente fraintende".
C'è qualche giovane cantante che le piace in modo particolare?
"Elodie mi piace molto, anche Marco Mengoni, Emma. Però quando ho sentito il duetto di Elisa e Giorgia al Festival di Sanremo ho pensato: queste ragazze sono da Grammy. Che vocalità, che talento immenso. Chapeau".
Orietta Berti ha fatto collaborazioni con Fedez, Achille Lauro, ora lancia il nuovo tormentone con Fabio Rovazzi. La tenta l'idea di un duetto con un rapper?
"Con Lazza mi piacerebbe molto, Cenere è bellissima. Apprezzo anche Ultimo perché questi ragazzi oltre ad avere una bella voce esprimono qualcosa. I tormentoni non mi fanno impazzire. Vanno bene, ma per l'estate. Le canzoni devono durare".