Spettacoli

Lino Banfi, il nonno d’Italia compie 87 anni: “Sono ai tempi supplementari ma voglio arrivare ai rigori e vincere”

Lino Banfi nel 1984 nei panni del celebre Oronzo Canà ne L'allenatore del pallone.
Lino Banfi nel 1984 nei panni del celebre Oronzo Canà ne L'allenatore del pallone. 
Dalla vocazione giovanile all’inizio della carriera in teatro. Poi la televisione e tanto cinema. Ormai icona nazionale, non smette di regalare sorrisi
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Sono ben ottantasette le candeline spente quest’oggi da Lino Banfi, attore, comico e nonno ufficiale del popolo italiano. Una carriera lunga che, tra cinema e televisione, in più di sessant’anni l’ha fatto diventare uno dei volti più amati dal pubblico e una vera e propria icona nazionale.

Nato Pasquale Zagaria, pugliese doc, dopo un iniziale percorso in seminario la vera chiamata arriva proprio dal mondo dello spettacolo, che lo accoglie negli anni 50 per non lasciarlo più. “Sarei dovuto diventare prete per nobilitare la razza Zagaria, così pensavano in qualche modo i miei genitori” aveva dichiarato qualche tempo fa, “A un certo punto mi hanno cacciato via. A me e a un altro che ora fa il chirurgo. Ci hanno cacciato via perché eravamo impertinenti, ci arrampicavamo sul cornicione per spiare le suore di clausura che alloggiavano nel convento vicino”.

Archiviata la carriera ecclesiastica si aprì così quella teatrale, con inizi da “squattrinato” tutt’altro che facili. Noto ai suoi esordi con il nome d’arte di Lino Zaga, l’incontro nientemeno che con Totò fece nascere il Lino Banfi che tutti conoscono: “Quando mi ricevette in casa sua ai Parioli, ero molto emozionato. Mi accolse in vestaglia di raso bordeaux, con tanto di stemma sul taschino” il suo racconto di quella fortunata conoscenza, “Mi fece accomodare in salotto e subito mi chiese ‘Come ti chiami?’. Quando gli risposi Lino Zaga, fu drastico: nel mondo dello spettacolo accorciare il nome porta bene, accorciare il cognome porta jella. Il mio impresario, che faceva il maestro elementare, acchiappò l’elenco della sua classe e il primo nome era Aureliano Banfi”. Il resto è storia.

Urlatori alla sbarra di Lucio Fulci del 1960 il suo debutto cinematografico, a cui fanno seguito diverse commedie del duo Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e la partecipazione a pellicole al fianco di Alighiero Noschese ed Enrico Montesano, per arrivare infine al primo ruolo da protagonista nel 1973 con Il brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia. Ha inizio il regno del monarca della commedia all’italiana.

La liceale, il diavolo e l’acquasanta, Vieni avanti cretino, Vai avanti tu che mi viene da ridere, Pappa e ciccia, Al bar dello sport, Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, L’allenatore nel pallone, Il commissario Lo Gatto e Bellifreschi sono solo alcuni dei titoli più gettonati del suo curriculum, che conta oltre cento pellicole.

“Non mi è mai capitato di interpretare un film importante, di quelli che partecipano ai festival” la sua analisi, ma in ogni caso la sua produzione è entrata nell’immaginario collettivo e i suoi titoli sono diventati pietre miliari della cinematografia italiana. In parallelo, una carriera televisiva sempre come attore, sceneggiatore e pure conduttore. Un medico in famiglia su tutto, che con Nonno Libero l’ha fatto avvicinare a nuovi spettatori, perché “Ogni generazione ha le sue ‘Banfiate’, come le chiamo io”.

Una vita costantemente sotto i riflettori, con al proprio fianco sempre la famiglia: dai figli Rosanna e Walter, che hanno seguito le artistiche orme paterne, alla moglie Lucia, scomparsa lo scorso febbraio. Vita che ora, a ottantasette anni, non ha alcuna intenzione di voler rallentare: “Sono ai tempi supplementari, vorrei arrivare anche ai rigori. E vincere”.
 

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